FINCHE’ MORTE NON VI SEPARI! Consigli musicali dalla terra dei morti viventi.

SIX FEET UNDER – Undead (Stati Uniti 2012)
Dopo una lunghissima serie di album scarsi – anche se poi mi chiedo veramente quale sia il cd della loro intera discografia che meriti di essere menzionato – i Six Feet Under approdano all’undicesimo disco! Death, solo death, però con alla batteria niente poco di meno che un certo Kevin Talley (ex – Dying Fetus, ex – Decrepith Birth, ex – Misery Index, ex – Hate Eternal ecc. ecc.) Questa volta è stata ingenerosa la stampa italiana quando invece non lo fu affatto tempo addietro solo perché alla voce c’era un certo Chris Barnes. L’ex leggendario vocione dei Cannibal Corpse c’è ancora e questo gruppo, diciamoci la verità, non se lo sarebbe mai filato nessuno senza la sua presenza. Tutto sta a quanta considerazione in passato è stata data ad un gruppo così. Per quel che mi riguarda ne ho avuta sempre pochina. Voto: 4/6
 
 
CATTLE DECAPITATION – Monolith of humanity (Stati Uniti 2012)
C’è brutal e brutal. Quello dei Cattle Decapitation è altamente tecnico e fin troppo caciarone, a volte divertente quando è perfino delirante. Non mi piacciono e non mi sono mai piaciuti. Indigesti.
Voto: 3,5/6
 
VADER – Welcome to the morbid reich (Polonia 2011)
Di uscite ufficiali, a partire dalla prima demo “Live decay” del 1986, questo navigato gruppo polacco ne conta all’incirca 38. Mini cd, album, singoli, concerti e quant’altro compongono questa mastodontica  discografia. Inevitabilmente gli operai del death metal non potevano non mancare anche nel 2011. Sono sempre loro, o quasi e 28 anni dopo la primissima
formazione, ancora di velocità e furia alternata a convincenti parti  thrasheggianti ed oscure ne hanno, eccome se ne hanno. Di capolavori non ne hanno mai fatti e mai ne faranno, sia ben chiaro, non ne sono capaci eppure questo “Welcome to the morbid reich”, titolo che richiama lo storico demo “Morbid Reich” del 1990, si difende e lo fa in tutta onestà e con l’esperienza di una vita in musica.  Voto: 4,5/6  
 
DECAPITATED – Carnival is forever (Polonia 2011)
A cinque anni di distanza, periodo che ha visto la defezione di due componenti e la morte del compianto batterista (praticamente una strage!), si rifanno “vivi” o per lo meno ci provano, anche i moderni Pantera del brutal death metal, con i loro suoni oltremodo pompati, gli stacchi netti, la tecnica superiore alla media… mentre le idee lo sono meno. Si perché i polacchi Decapitated, a mio avviso, non sono mai stati molto convincenti né dal vivo né in studio. Bravi senza dubbio ma con il difetto che accomuna molti gruppi odierni con le loro registrazioni troppo gonfiate e perfette e quindi risultanti finte se non anonime. Voto: 4/6
 
BRUTAL TRUTH – End time (Stati Uniti 2011)
Era il 1994. Il loro geniale e pazzesco “Need to control” aveva sconvolto I parametri musicali del grind ma, a mio avviso, da lì in poi i Brutal Truth hanno perso in sostanza e concretezza. “End time” difatti mi sembra la riprova delle loro ottime capacità strumentali che però cade in una astrazione musicale con continue dissonanze che rende questi 54 minuti più curiosi per gli espedienti tecnici e per i tempi schizofrenici utilizzati che per le composizioni in se stesse. E già, penso proprio che il tempo sia finito, questa è l’unica brutale verità che li riguarda. Voto: 3/6
 
TAAKE – Noregs vaapen (Norvegia 2011)
Black metal in classico stile norvegese con la differenza che i Taake sono uno di quei gruppi che hanno un carattere tale da sapersi distinguere dall’amalgama. Per il genere, i loro pezzi sono stati sempre più articolati, quasi mai scontati, gli arpeggi gradevoli seppur non particolarmente complessi. Unica imperfezione è la ripetitività di alcuni riff, perché altrimenti, anche gli azzardati tentativi di innovazione come quello di usare (due tipicissimi strumenti vichinghi!?!?) il banjo nella traccia “Myr” o il mandolino su “Helvetesmakt”, benché sin troppo ambiziosi non risultano del tutto inappropriati o quanto meno appaiono divertenti. Quando arriva l’inverno, scende la “nebbia” norrena e quale migliore gelida colonna sonora potrebbe accompagnare le prossime vostre fredde serate se non quella di “Noregs Vaapen”? Magari prima attaccatevi al termosifone. Voto: 5/6
 
CRADLE OF FILTH – Evermore darkly (Inghilterra 2011)
Molto emozionante ricordare gli anni di “The principle of evil made flesh” o “Dusk… and her embrace”, due album talmente innovativi che sconvolsero il modo di fare metal estremo portando i perfetti sconosciuti Cradle of filth e la loro etichetta improvvisamente sulle vette più alte. Le loro idee, piacciano o non piacciano, dal 1994 saranno ampiamente imitate da tanti altri. Bene! Avete ricordato? Ora dimenticatevi tutto in fretta perché la mente del gruppo inglese Dani Filth, che poi sarebbe Danieletto Er monnezza, è diventato da tempo irritante con i suoi urlacci come lo sono le loro tracce riprodotte su disco. “Evermore darkly” è un mini cd… pardon! È un tristissimo mini cd di pezzi rivisitati dall’altrettanto tristissimo precedente album “Darkly, darkly, Venus aversa”, più un paio di inutili inediti, che con “Forgive me father (in trance)”,  versione elettronica dell’omonimo pezzo, tocca irrimediabilmente il fondo. E poi siamo seri! Ma l’avete visto quanto è ridicolo il nanetto Danieletto Er monnezza con quei capelli da paggetto? Avvertenza: acquisto giustificabile solo se si è adolescenti in crisi ormonale, affetti da morbosa dipendenza emo o se si è colpiti da grave fulminante crisi da shopping compulsivo. Cradle of filth = Culla di sporcizia… e se lo dicono da soli!?! Voto: 1/6    
 
KRISIUN – The great execution (Brasile 2011)
Efferato, incisivo, potente. Questo è “The great execution”. Il Brasile ci ha sempre offerto una miriade di interessanti gruppi metal non sempre molto noti, basti pensare alle molte band thrash speed metal degli anni Ottanta. Oggi ci sono alcuni degni successori di quella scena scomparsa, ci sono i Krisiun, che benché siano in vita dal 1990, specialmente in questi ultimi anni si sono particolarmente distinti tra i miglior gruppi death esistenti e così i tre fratelloni Kolesne non si smentiscono dopo i grandiosi “Assassination”  (2006) e “Southern storm” (2008). Grande esecuzione…  per davvero!  Voto: 5,5/6
 
 
ABSU –Abzu (Stati Uniti 2011)
7 canzoni dai ritmi serrati che sono un palese omaggio alla scena thrash speed di una volta. Alla mente degli Absu, Proscriptor, dalla bellezza di 21 anni, non si può negare una certa serietà professionale sia di tipo artistico sia riguardante il magico mondo del vero occultismo al quale è onestamente appassionato  al contrario di molti altri che si improvvisano sia musicisti oltre che astrologi/cartomanti adepti di magia nera del fine settimana e poi non riescono ad essere né l’uno né l’altro, solo che tra il black scandinavo e quello d’oltreoceano ho sempre creduto che la superiorità del primo sia più che lampante. Voto: 4/6
 
ABORTED – Global flatline (Belgio 2012)
Dopo averle prese a destra e manca non ci voleva molto per capire (anche se loro invece un po’ troppo ci hanno messo) che il trittico pubblicato tra il 2005 e il 2008, “The archaic abattoir”, “Slaughter & apparatus: a methodical overture” e “Strychnine.213”, fosse di una palese mediocrità e che sarebbe stato meglio ritornare sui propri passi, magari rifacendosi a quello che è uno dei migliori cd death/grind degli anni duemila : “Goremageddon: the saw and the carnage done”. E proprio questo hanno fatto questi belgi degni allievi dei maestri Carcass. “Global flatline” spacca… spacca di brutto… spacca tutto! Voto: 5,5/6
Flavus
  • Pensa che "True Carnage" o "Bringer Of Blood" per dire, mi sono piaciuti discretamente, ed in generale i S.F.U me li godo abbastanza, senza gridare al capolavoro, per carità. Proprio l'ultimo invece mi è sembrato troppo "normalizzato" rispetto ai loro standard, un disco death a tutti gli effetti, il che è stato un pregio per molti ma me invece è sembrato un difetto.