SLIPKNOT: IS ALL HOPE GONE? PARTE PRIMA

Parliamo un po’ di Slipknot. Sì, perché nessuno ne parla più e loro sembrano svaniti in qualche abisso dopo che per mesi, nel 2008, non abbiamo fatto altro che leggerne su tutte le riviste di musica e oltre a causa della promozione del disco “All Hope is Gone”.

“Album rivoluzionario della loro intera storia artistica!”,“Il disco definitivo!” ,“Il nostro capolavoro!”

 e altre dichiarazioni altisonanti, comprensibili e giustificabili visto che si trattava di interviste promozionali, certo, ma c’è gente che le prende sul serio ‘ste cose e poi si lagna su Debaser perché non era vero niente.
Ma dove sono gli Slipknot, oggi? Cosa è capitato agli 8, non più 9, dopo che appunto è morto quello che, a detta dei suoi compagni, era l’unico animo “puro” del gruppo?
Dove stanno oggi? Sotto una coperta di silenzio e indifferenza generale. Perché un gruppo, se non ha un disco, un DVD, qualsiasi cazzo di cosa da vendere, non c’è, non si sente e non si vede, fa in modo di essere dimenticato fino alla prossima uscita, quando ancora, con tonnellate di carta, cercherà di convincerci ad acquistare la nuova irrinunciabile creazione.

E invece io voglio scomodare gli Slipknot di oggi, tirarli fuori e parlarne un po’ con voi, ragionarci su e cercare di capire se davvero è la loro fine questa o se le cose continueranno in qualche modo, magari dopo una bella pausa corroborante per loro e per il pubblico, così da far scattare l’effetto nostalgia che un giorno ci riporterà ad aver voglia di sentirli e vederli ancora. Anche se Paul non c’è più, Paul Gray…

“Dovrete aspettare poco per vedere un nuovo disco dei ‘Knot, ha detto Jordy, (il batterista). “Ne faremo uno subito e poi ci fermeremo a tempo indeterminato”. 
Questo durante il tour dello scorso anno, fatto indossando le storiche divise  rosse, quelle col codice a barre dei primi anni, in onore di Gray. Lui era l’anima del gruppo. Quindi adesso gli Slipknot sono senz’anima, chiaro?
No dai, non è vero, ma Joey dovrà fare tutto da solo e a detta di lui scriverà una serie di canzoni così incazzate e tenebrose da mostrare a tutti cosa scorre nelle sue vene: sangue e piscio.
“Invece io credo che dovrete aspettare un bel po’, prima di sentire un nuovo disco degli Slipknot” ha detto Corey (voce) e lui sembra confermare una sensazione ormai molto diffusa tra i fan e i detrattori: ovvero che il singer sia concentrato più sulle sue cose che su quelle della band.
Del resto, un nuovo disco in fretta e furia, a cosa porterebbe? Non si metabolizzano così le perdite. I Metallica ripartirono subito a testa bassissima dopo la morte di Cliff Burton ma ne venne fuori un album caotico, poco ispirato e noioso. Dovettero comunque pagare il conto di quel lutto mai smaltito una quindicina di anni più tardi.
Per il nuovo disco, adesso si parla di settembre 2013 e già qualcuno ha anticipato i titoli dei nuovi brani composti. Dirge, Moth…
Mah…

Ne è passato di tempo da quando Paul cagò nel cestino dei rifiuti dello studio di Howard Stern, il famoso dj specializzato in scandali e volgarità fantasiose. Durante quell’intervista DJ Sid si masturbò tutto il tempo. Erano gli anni in cui l’unico obbiettivo di quei 9 era farsi notare, con ogni sistema, anche tagliarsi il naso, pur di convincere le case discografiche a puntare su di loro e trascinarli via dai campi di grano di Des Moins, dove tutti quei coltivatori diretti li prendevano in giro, chiamandoli satanisti e beccamorti. Che poi è lo stesso motivo per cui MTV si rifiutò di trasmettere il loro primo videoclip, dicendo che non li avrebbe mai supportati in quanto adoratori del demonio (cosa falsissima) contribuendo così a lanciarli anche meglio, a dire il vero.

La prima cosa che ho pensato, quando mi capitò di leggere una loro intervista su Psycho, nel 1999, fu che erano i soliti americani gasati che fingevano di scagliarsi contro il sistema per entrarvi dalla porta di dietro, ma non avrei mai scommesso che potessero sfondare così bene. Insomma, cosa c’era di nuovo? Le maschere? Ma per cortesia! Erano più di cinque elementi? Ah beh… Erano più musicisti di quanti strumenti potessero suonare? Al punto che almeno di un paio gli ci è voluto parecchio tempo per capire cosa fosse possibile fargli fare, a parte ciondolare sul palco e ogni tanto prendere a randellate i compagni.
Insomma, non credevo che fossero qualcosa di speciale o meglio ero sicuro che il pubblico italiano non li avrebbe notati e che la calata al Gods of Metal sarebbe stata una cascata di bottiglie e sputi.
Invece le immagini che vidi nel puntuale speciale di Rock TV, mi stupirono. Quei pagliaccioni che si atteggiavano a duri e puri, pronti a distruggere il mondo; le loro dichiarazioni così pretenziose che neanche più Joey De Mayo; il cantante che si accucciava per terra e fingeva di stare per avere un attacco epilettico tanto per far credere che, prima di salire sul palc,o avveniva in lui una specie di trasformazione licantropica o comunque una totale adesione al mostro che doveva rappresentare. 

Poi cercai di decifrare la proposta musicale, magari aveva qualcosa di particolare. No. I nove tizi in divisa da detenuti nel braccio della morte con le loro maschere trafugate al mondo dei comics e della cronaca nera, più che altro, facevano casino. Io però volevo capire se oltre ai riffettoni alla Machine Head, gli sbidonamenti tribal-metropolitani e la voce che sfociava continuamente dal gutturale al pulito, alternando un banalissimo stile hardcore alla lamentosità di Kurt Cobain, ci fosse qualcosa di davvero valido. Ero troppo disgustato però dal modo in cui in Italia accoglievamo l’ennesimo polpettone di cartapesta spacciato per carne, così che mi venne solo voglia di spegnere la TV e convincermi di aver sognato. Tempo dopo andò peggio: aprendo il portale della Roadrunner mi accorsi che la pagina principale era occupata per intero dagli Slipknot e che le loro divise con i mascheroni avevano già subito un bel restyling, a opera di qualche importante e ricchionissimo, stilista italiano.
Stava per uscire il loro nuovo album e di certo la cosa avrebbe sconvolto il portafogli dell’intero universo!


Arrivo quindi il banco di prova del GOM: la gente, pronta con le bottigliette e i sassi, quando vide l’attitudine comunicativa, anche se distruttiva, della band che si lanciava sul pubblico senza badare a farsi male o portava la gente sul palco per picchiarla. Era una versione abbastanza addomesticata del profeta GG Allin, soft e all’altezza dell’ ingenuo pubblico italiano. 

Gli Slipknot trasformarono un festival metal, ingessato e soporifero quanto la kermesse sanremese, in un vero festival metal, ovverossia una bolgia infernale. Dimostrazione sufficiente che qualcosa di nuovo era arrivato? I ragazzi raggiungevano in pieno il livello di volgarità, violenza e provocazione che il mainstream era pronto a tollerare? Direi proprio di sì.

Venti anni prima capitò la stessa cosa con questi qui:

Dieci anni prima invece NON capitò con questi qui (troppo avanti): 
Ma la musica? All’inizio può anche passare in secondo piano, di seguito però bisogna scriverla qualche canzone decente, altrimenti se fai il pupazzo osceno che sbidona i secchioni puoi pure tirar su una ditta che organizza addii al celibato al limite della legalità, giusto? La musica c’era, c’era… 

Già nel primo disco (omonimo, 1999) potevamo trovare due o tre canzoni ganze, fatte e finite. Per quanto li disprezzassi non potei permettermi di liquidare con uno sputacchio la loro proposta, i pezzi erano buoni e smadonnavano di brutto. Il bello però era che, mentre io mi sforzavo di capire se si trattasse effettivamente di artisti con le palle come loro andavano berciando in ogni intervista, la gente che li osannava non sembrava interessata neanche un po’ a capirlo. Gli Slipknot erano fichi perché erano i più cattivi, i più casinisti, i più bastardi sulla piazza. Punto. Parlo di gente che sentiva anche i Nickelback e Robbie Williams, a cui piacevano pure gli Slipknot. Ora, io spesso capisco se una cosa è buona o no, anche in base al tipo di pubblico che riesce a coinvolgere. Se una persona che non stimo ama quel gruppo per me è un punto a sfavore per quel gruppo. “De Gustibus non diputandum” un par di coglioni, va bene?
Insomma, io non voglio avere nulla in comune con chi sente Laura Pausini. Non è vero che sono gli altri a giudicare noi metallari per la musica che ascoltiamo. Anche noi metallari giudichiamo gli altri per la musica che ascoltano e di solito ci andiamo anche giù pesante.

“Iowa” del 2001 fu l’album della riconferma e della smentita; a molti piacque e ad altri proprio no, ma tanto lo scopo generale era quello di dividere, far parlare e vendere vendere vendere. I fan aumentarono e anche dalle parti dei true metallars si iniziò a riconoscere agli Slipknot una certa genuinità e capacità musicale. Poi arrivarono i complimenti degli Slayer, che per i metallini di mezzo mondo equivaleva alla beatificazione, mentre per alcuni fu il segno della senilità avanzata di Araya e co. 
Ma no, i ‘Knot sono fichi e se piacciono anche a mia sorella, forse significa semplicemetne che il mondo sta finendo davvero, tutto qui! 
(Fine prima parte)

  • Dite quel che vi pare, ma alla fine gli Slip 1) solo fichi, 2) sono fra le poche band genuine mai espresse dal fintissimo mondo del metalz. E non sto esagerando un cazzo.