SLIPKNOT – IS IT ALL HOPE GONE? SECONDA PARTE

Il 2001 fu un’apoteosi! Video a oltranza in rotazione su tutti i canali musicali. Pezzone in bella evidenza anche nella colonna sonora di “Resident Evil” (blockbuster ancora prima di iniziarlo a girare). Slipknot da tutte le parti, insomma. O li amavi o se non volevi convivere con loro dovevi espatriare su Marte, perché comunque li avresti trovati anche nell’ovetto Kinder, (collezionali tutti!). 

Poi fu la volta di “Vol.3: The subliminal Verses”, disco che vendette benone, per carità, ma che iniziò a far pensare male: c’erano tre ballads acustiche! Che minchia stava succedendo?  
Risposta: Corey Tylor. Il cantante aveva contratto la terribile ‘sindrome da cantautorato’ e iniziava a puntare i piedi, infliggendo a tutti gli altri membri del gruppo la sua spiccata sensibilità unplugged.
“Nella nostra band ogni componente è anche il leader!” questo diceva Joey ai bei tempi del loro manifesto programmatico, solo che alla lunga qualche leader ha finito per fare la dittatura.

Corey Dolcecuore aveva un altro gruppo, come tutti i suoi compagni di band, ma lui prendeva il proprio, gli Stone Sour, molto più sul serio. Quando uscì l’album “Come Whatever May”, due anni dopo “Iowa”, il successo di vendite e di critica gli diedero più di una ragione per ridiscutere i ruoli all’interno della band. 

Una volta di ritorno alla base, scoprì che mettersi al lavoro come al solito sul nuovo album degli Slipknot non gli veniva più così naturale. Si rese conto di essere stufo di certi equilibri. Gli Stone Sour lo soddisfacevano di più; iniziò a dire che non si può essere sempre incazzati. “Ho un sacco di problemi in questi tempi, è vero, ma mi trovo meglio a scrivere ballate lacrimose in cui racconto le mie sofferenze interiori e mostro al mondo quanto sono sensibile, piuttosto che saltare come un orango infioato su un palco, con la maschera di Leatherface urlando che la gente è tutta una merda!”

Intanto anche Jordison se la spassava e incassava con i suoi Murderdolls. Gli altri membri del gruppo si dichiaravano contenti per loro, ma reagivano sempre peggio alla domanda se il successo delle band parallele di quei due creassero difficoltà alla casa madre. “Ma no, scherzate, noi siamo autentici fan di Stone Sour e ‘Dolls”, diceva Shawn, “solo odiamo che si accostino agli Slipknot, tutto il resto è merda in confronto a noi e non accettiamo parallelismi inutili” 
Appunto.

Quando infine uscì “All Hope is Gone”, la band si sperticò a elogiare il proprio lavoro e confessò senza sconvolgere nessuno che erano andati vicini allo scioglimento e che si erano dovuti incontrare, guardare in faccia e domandarsi che cosa volevano fare davvero: fermarsi lì o proseguire con la band? 
Insomma, molto commovente, no? Patetico, direi quasi.
“Questo disco è frutto di un grande sforzo collettivo” dissero tutti.

“Questo disco l’ho fatto tutto io” disse Corey e si affrettò ad aggiungere che il mondo non l’avrebbe capito completamente, non subito. Ci sarebbero voluti degli anni! 
Ma allora perché non l’hai fatto uscire nel 2020 invece di scassarci i coglioni adesso?
Nessuno glielo chiese e sono sicuro che lui comunque non avrebbe risposto. 

Qualcuno parlava di evoluzione?

L’album metteva in mostra diverse cosette interessanti: la prima era che le idee iniziavano sul serio a latitare. 
La seconda che Corey aveva chiesto un prezzo per non mollare tutto e mandare la band a puttane. Risultato? Altre ballate tristi e lacrimanti alla Stone Sour in un disco degli Slipknot. Solo in cambio di questo ha ricominciato a sbraitare la sua finta rabbia verso la società.
La terza cosa venuta fuori dall’ascolto di “All Hope…” era che con quell’andazzo le cose sarebbero finite male, come per tutte le band che si erano ritrovate ad avere dei conflitti interni. Ci sono dei trii che hanno finito per scannarsi, figurati un gruppo di nove elementi.
La quarta cosa, in ultimo, era che gli Slipknot, nel 2008, anche se rilanciati con il cannone promozionale più potente che la loro label potesse offrire, ormai non erano più la “Next Big Thing”, non avevano più attorno una moda che si espandeva con loro, come qualche anno prima, quando si finì per parlare di loro e Nu Metal come se fossero sinonimi, garantendo alla band uno spazio esagerato anche su riviste che non c’entravano nulla con la musica estrema. No, ormai la band non era più una novità, anzi, era la sola cosa che del Nu Metal si era deciso di conservare ancora per un po’ prima di chiudere la pratica e dare spazio a un vecchio genere di ritorno mettendoci davanti il Nu. 

E quell’esplosione definitiva che tutti auspicavano con “All Hope is Gone” non c’è stata. L’album è ormai dimenticato, non diventerà mai simbolo di una decade, di una generazione o di un nuovo genere musicale. Non c’è bisogno di anni per capire che è solo un altro disco di una band che farebbe bene a chiuderla lì, almeno per un po’. Ancora di più visto che Paul Gray è morto. Gli Zeppelin smisero dopo che Bonzo passò all’altro Monzo.


So che è ridicolo rinfacciargli certe cose, ma io sono un ingenuo e non riesco proprio a frenarmi certe volte. Nel 1999 dissero: “Questa band non durerà, appena smetteremo di essere autentici e inizieremo a farci dominare dal music business ci scioglieremo. Questa band è una cosa troppo sincera per poter durare a lungo”
Sono già undici anni che ci trapanano i maroni e Corey, quello che si accucciava prima dei concerti e simulava la trasformazione in Mr. Bestial Devastation, adesso è sempre più spesso davanti alle telecamere con il suo faccino da american boy birra e sapone a smoccolarci i suoi sentimenti profondi che ha per la  nuova mogliettina a cui dedica canzoni come un Jovanotti darkettone. 

I ‘Sour, come gli Slipknot, anziché sfornare l’album consacrante sono implosi in una routine che minaccia di continuare fino al prossimo Armageddon.
Insomma: Is all Hope Gone? 

Andatelo a chiedere a Paul Grey. 



( Francesco Ceccamea)


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