ESTREMISTI: GG ALLIN – Un altro Anticristo è stato qui!

Quando gli arrivavano le lettere di John Hinckley, Allin non si scomponeva mica. Leggeva i vaneggiamenti romantici e anarcoidi di quel matto e poi prendeva la penna e gli rispondeva: “Peccato che ti sia andata male, amico. La prossima volta lo faremo insieme, promesso. Ti darò una mano io. Tu cerca solo di uscire di prigione”
I servizi segreti americani non hanno il diritto all’ironia, né all’ammirazione artistica: devono sempre prendere in considerazione chi dice di voler uccidere il Presidente degli Stati Uniti, anche se a parlare è (era) Allin, l’artista più estremo e provocatorio della storia occidentale, quello che durante i suoi concerti si tirava giù i calzoni, si accovacciava come se fosse nell’orto di sua nonna e faceva il grosso, dopodiché prendeva in mano gli escrementi caldi e ci giocava al tiro al bersaglio con il suo odiato pubblico. Erano in pochi, per carità, ad andarlo a vedere dal vivo, ma rispondevano alle provocazioni del loro idolo immolandosi al suo spettacolo da autentici devoti della violenza e dell’oscenità senza compromessi. Allin li incitava a picchiarlo e se non reagivano, prendeva l’asta del microfono e iniziava a farlo lui con quelli delle prime file. “Fatemi a pezzi, bastardi!” urlava e intanto riceveva il sangue dei suoi fan in pieno viso, come in preda a una lussuria dracùlea. La gente saltava sul palco e gli tirava calci e pugni fino a farlo cadere in terra e subito dopo, tutti in cerchio lo colpivano fino a farlo svenire. Questo mentre le chitarre latravano giri sbarazzini tipici del punk universitario. 
La musica di Allin senza la sua voce stile Bobby Solo di ritorno dal mondo dei morti, senza i suoi testi inneggianti ad accoppiamenti con Gesù e la Madonna o alla celebrazione della violenza come risposta univoca a tutto, al sesso con prostitute morte ammazzate e al suicidio buffo, insomma, senza lui e la sua creatività distruttiva, in fondo era la solita robetta punk-rock da due soldi, buona persino per le classifiche. Era Allin il vero ostacolo alle classifiche e al proprio successo. Così doveva essere. 
GG dal vivo. Più meno, dopo un quarto d’ora finiva sempre così
“Il pubblico è mio nemico” ecco il punto da cui partiva ogni sera.
I suoi concerti erano quasi sempre rassegne di oscenità e provocazioni dove la musica svolgeva un ruolo tanto marginale che, se invece di salire sul palco con la sua band, Allin si fosse presentato da solo e senza neanche il microfono, avrebbe comunque potuto fare il suo show. Dave Vincent dei Morbid Angel si tagliava le braccia sul palco. Marylin Manson si faceva la pipì addosso, ma questi atti estremi erano solo sacrifici auto-umilianti che denotavano lungimiranza, costoro sapevano che sulla lunga distanza si sarebbero lasciati addomesticare dal sistema e avrebbero vissuto in una villa con piscina e inaugurato la propria mostra di pittura con sperma al Moma di N.Y. 
Allin non si fermava a queste provocazioni “raffinate”, non pensava al futuro, non faceva la civetta anticonformista con il suo retto sperando che prima o si trasformasse in un salvadanaio. Lui passava il rubicone del cattivo gusto facendosi spompinare dal suo amato fratellinoo Merle, durante uno dei suoi concerti più memorabili. Lui voleva la fama era chiaro, ma non gliene fregava nulla dei soldi e nemmeno di fare dischi. La cosa che più gli premeva, la sua ‘missione’, come la definiva nelle rare interviste, era di morire il più presto possibile. Non importava come: strozzato da un osso di gatto o tagliandosi la gola con un rasoio arrugginito. Quello che lui desiderava era andarsene presto e possibilmente sul palco, con il pubblico davanti. Doveva essere uno spettacolo di dolore, d’odio per se stesso e per gli altri.
Pensare che il suo vero nome era Jesus, esatto. La storia di come da Gesù divenne GG però potete leggerla su Wikipedia, non mi fate fare copia e incolla, abbiate pazienza.
In Italia lo cita persino Bugo, con una certa timidezza, nella canzone “Mi rompo i coglioni”. A un certo punto dice “come GG Allin…” e non si capisce bene perché abbia scomodato il ‘Re dell’Underground’ per il suo piccolo discorso da casalingo rivoluzionario nella perenne naja artistoide italiota. Stesso discorso per quei pipponi super-raccomandati degli Shandon che gli dedicarono una canzone dal titolo GG is not Dead. Mamma mia, che coraggio! Questa gente ha le palle… Cantano in Inglese scolastico le gesta di Allin a un pubblico minorenne che legge XL e va ai concerti di Afterhours e Irene Grandi. Non si rendono conto gli  indipendentisti penisolati dei miei coglioni che accostarsi a GG rende meglio la patina di finta insurrezione e provocazione di cui li hanno resi portavoce i giornalinisti giovanilisti di Rolling Stronz?
Allin finì in prigione dopo aver collezionato così tanti mandati di arresto da perdere il conto ma le manette scattarono solo per via di quella ridicola storia con Hinkley, l’attentatore di Reagan.
Per carità, non ufficialmente. Quelli della C.I.A. o chi per loro, sapevano che prendendo sul serio quel buffone tossico gli avrebbero dato un’importanza eccessiva che sarebbe tornata indietro come un bowmerang; Allin in fondo faceva il suo personaggio estremista e basta. Se avesse ricevuto lettere da Jeffrey Dahmer, gli avrebbe risposto che era un mito e che anche lui avrebbe tanto voluto assaggiare qualche bel culo frollato di checca impenitente. Questo non vuol dire che GG avrebbe aiutato Dahmer a uccidere e cucinare persone, solo che le provocazioni per lui erano continue, bastava si fosse in due. 
Hinkley era un povero scemo innamorato di Jodie Foster che aveva cercato di attrarre l’attenzione della diva, provando a uccidere il presidente in carica. Allin gli diceva “bravo, ok,  che pistola hai usato?” ma era solo per provocarlo. Era uno spettacolo che teneva tutto per Hink. Se GG avesse deciso di uccidere il presidente, sarebbe comunque stato per un solo fine: l’arte. Lui faceva tutto per l’arte e, l’anno che lo costrinsero in prigione, fu doloroso perché gli impedì di poter continuare il suo spettacolo. 
Ufficialmente lo misero dentro per le violenze che Allin aveva inferto a una ragazza durante una breve e movimentata relazione amorosa. Lui si dichiarò innocente e giurò che quella matta gli aveva chiesto lei di fargli tutto quello che lui le aveva fatto, ma i servizi istigarono la donna a denunciarlo e così finì dentro. Passò un anno terribile, in cui dal carcere GG espresse tutta la sua rabbia con scioperi della fame e denunce per trattamento discriminatorio. Alla fine lo lasciarono andare e lui riprese il suo discorso distopico.
Non aveva in mente altro se non proseguire lungo la via del calvario, dritto dritto fino alla fine, sempre più determinato ad alzare la posta, anche perché non avrebbe potuto andare avanti tutta la vita a mangiare le proprie feci, bere la propria pipì o tagliarsi le dita e infilarsele nelle terga. Insomma, sarebbe stata una fottuta e noiosa routine, quanto l’anticonformismo chimico-sessuale di Lou Reed: prometti il suicidio da trent’anni ma te ne stai sempre lì a far soldi, sputare sul pubblico, drogarti e recitare nei film di Jim Jarmusch. No, lui voleva arrivare fino in fondo e segnò anche la data. Fissò l’appuntamento con la morte e i suoi dodici-quindici fans per il 31 ottobre del 1992. 
La notte di Halloween. Sarebbe stato il suo concerto di addio in tutti i sensi, ma per problemi logistici dovettero rinviare l’evento di un anno esatto. Allin non ci arrivò. Morì solo, nel suo appartamento, per overdose da eroina.
Nei suoi spettacoli dal vivo aveva fatto anche quello, spararsi una pera davanti a tutti, mentre il gran finale che nessuno poté vedere avvenne in casa sua, con immenso disappunto di quelli che avevano comprato il biglietto per vedersi la scena. Era pronto a offrire la propria morte all’arte e mostrare a tutti di essere davvero lui, come sosteneva da sempre, l’unico e indiscutibile ‘Re delle fogne dell’espressività’. 
Se non altro, il fratello tenne fede a una promessa fattagli tempo prima: Allin voleva che il suo funerale fosse la più oscena e immorale di tutte le feste, la gente avrebbe dovuto ballare e ubriacarsi intorno alla sua bara, rigorosamente aperta, con lui in bella mostra, in mutande e giacca di pelle. “Pisciate sul mio cadavere, martoriatemi, sputatemi addosso, fatemi a pezzi e fatemi mangiare dai cani se volete, purché facciate questo in memoria di me!” 
Così fu. Esistono dei filmati che potete trovare su You Tube, ma non ve li consiglio. È l’epilogo effettivo di una parabola sull’auto-martirio. Nessuno ha mai condotto ai limiti della morte e oltre, il discorso artistico iniziato: Sid Vicious, Alice Cooper, Ozzy Osbourne, Lou e Iggy, Blackie Lawless, Steve Sylvester, Lizzy Borden e via dicendo sono ancora tutti qui a far finta di morire, ogni sera. E non mi viene in mente nessuno che abbia mantenuto la promessa, a parte Dead dei Mayhem, con la complicità paracula di Euronymous e poi Euronymous con la complicità per nulla gradità di Burzum.
 
Distruggere il Rock’n’Roll. Uccidere le bands da quattro soldi e i conformisti. Assassinare l’industria e riportare il pericolo e la paura nei cuori delle persone. Niente limiti e niente leggi.
Quante volte avete sentito frasi del genere? Anche oggi, domani o tra una settimana ci sarà un nuovo sbarbatello che dichiarerà a una fanzine che le intenzioni sue e della band in cui suona sono quelle di perseguire la pura violenza sonora, alla faccia di tutti i falsi che dominano il mercato del Rock. Il pubblico però non ci crede mai fino in fondo e mai fino in fondo la smette di crederci. C’è qualcuno che ha preso sul serio le frasi altisonanti degli Slipknot, quando uscì il loro primo disco? 
Nessuno e tutti. 
C’è qualcuno pronto a credere che l’ennesimo Pete Doherty non sarà solo una riproduzione stantia di Vicious, ri-stilizzata da Vanity Fair? 
Come sopra. 
C’è qualcuno pronto a credere che il prossimo profeta dell’oltraggio, non finirà nel giro di due o tre anni inglobato dal sistema delle lobby contro cui si scaglia? 
Basta risposte retoriche, cazzo.
Gesù Cristo è passato solo una volta su questa terra e neanche tutti gli hanno creduto. GG Allin era forse l’anticristo di cui tutti paventano l’arrivo? Nella sua evidente parodia messianica invogliava gli adepti a cibarsi di lui mentre andava verso la croce, ben consapevole di ciò che lo aspettava. Ha avuto molta meno fortuna del Nazzareno.