LE SDANGHERE DI SDENGHERE – LOREDANA ROMITO

Loredana Romito ha dominato le notti irrequiete della mia  adolescenza. Per me non c’era donna più attraente, con quel taglio d’occhi da seppia “enfisemica” e le labbra strette, caparbie e bulbose come due more gonfie di succo. Riusciva a farmi inzuppare paia e paia di calzini di Topolino. 
Il film galeotto fu Fatal Temptation, thriller del genere “amanti diabolici o postini spiritosi che suonano due volte prima di fotterci la moglie e la locanda”. Il film è mediocre e dimenticabile se non fosse per lei, ovviamente, ma l’eccitazione che mi dava sapeva di paura, di vertigine in mezzo al petto. Del resto, ero ancora in fase pre-coitale. Loredana mi schiudeva il petto fino a farmi dimenticare la deglutizione, mi riduceva allo sbavo inconsapevole di un abbonato RAI di quelli storici, diciamo.

Un abbonato RAI, di quelli storici (scontato, lo so, ma non ho saputo resistere)

La Romito, nel suddetto film, faceva le “zozzerie” con questo giovine amante sbarazzino dal capello gelatinoso, di nome James Villemaire. Si accoppiavano in più occasioni alla faccia del marito, busone cieco, che nel finale rivelava di averci sempre visto. Quindi anche depravato e impotente: preferiva lasciare quel tocco di moglie alle dita smaniose di uno sbarbo piuttosto di scoparla fino a morire di stenti sopra il suo corpo morbido e caldo. 
Il regista (Beppe Cino) ha scritto il film oltre che metterlo in scena, preferendo in entrambi i casi nascondersi dietro lo pseudonimo  puzzone di Bob J. Ross. Del film però non parliamone, tanto c’è già un’approfondita scheda su Wikipedia che io stesso ho scoperto con  stupore; preferisco occuparmi di Loredana e di quelle scene amorose che, per uno come me, allora convinto che per fare “all’amore” un uomo e una donna dovessero sfregarsi la pancia e che, sfrega tu che sfrego io, alla fine dall’ombelico di lui passasse a quello di lei il famigerato “semino” di cui raccontavano a volte Gaspare e Zuzzurro sulla trasmissione “Emilio”. Certo quindi che per un ragazzino confuso, quelle scene non chiarivano nulla, anzi. 

Loredana e il ragazzo si accoppiavano quasi sempre da vestiti e in piedi, per giunta. Si baciavano un po’ e poi lei tirava su una delle sue belle, sode, ginocchiose cosce rivestite di nylon. Lui ci metteva sopra una mano e quando le cose si facevano scientificamente più interessanti, quel vigliacco di Cino dissolveva lasciandomi con il dubbio che il seme potesse addirittura passare tra i vestiti. Nonostante poi, qualche anno dopo, mi siachiarito per bene le idee (fino a confondermi per il verso opposto con i film di Moana, Selen e Rocco), nel ’90 mi guardavo e riguardavo Fatal Temptation, registrato non con la regolazione del timer del videoregistratore ma stando in piedi, all’addiaccio della vecchia cucina di mia nonna, fino alle 4. Ogni volta che arrivavano quelle scene “hard” io rimanevo paralizzato come in preda a un’erezione totale da capo a piedi: ero un grosso pene triste e depresso per i suoi dodici anni. Immaginavo di stare al posto di quel Villamaire, di toccare la coscia in nylon della Loredana e, intanto, di abbandonarmi nelle profondità carnose dietro il sipario della sua pelliccia borghesissima, sprofondandovi in tutta la mia bagnatissima resa inguinale. 

 

Per me la Romito era il sesso fatto in modo ignorante, fantastico in senso Todoroviano. Era l’eccitazione, il prurito, l’irrequietezza ormonale di un adolescente solitario. Una piccola parte di me spera tanto che lei, girando su internet, si imbatta nel mio sfogo e legga finalmente il resoconto effettivo e affettivo di quanto abbia sofferto nel desiderarla, implorarla nel buio della mia stanzetta, immaginando di essere mangiato da lei, ucciso dal suo sesso, sporcando con il mio bavoso ombelico i suoi bei tubini anni ’80. 

Negli anni la ritrovai anche in Ciao Ma’, Mezzo destro Mezzo sinistro e soprattutto Johnny Stecchino, dove Roberto Benigni le offrì l’intero palcoscenico nel primo piano in apertura. Me la ricordo mentre supplica un uomo virtuale in presenza del comico toscano che la guarda dall’alto con aria spietata, facendo credere al pubblico che sia proprio lui il destinatario della supplica. Ero al cinema con i miei genitori e non sapevo ci fosse anche lei nel film. Nel buio della sala però, ritrovarmela lì sul grande schermo, enorme, mi sconvolse in modo negativo. Era di una magnifica, gigantesca sensualità, con le cosce in mostra, data la posizione di supplica. Mi travolse un infiammazione di libidine e vergogna insieme e nonostante l’oscurità che mi proteggeva smisi di deglutire, mi irrigidii e infine reagii malissimo a quel nostro inaspettato incontro.
Oggi vorrei tanto scusarmi con Loredana per questo fatalissimo atto di vigliacchieria, ma cosa avrei dovuto fare? Indicarla a tutti, urlare come uno scemo che lei era LEI e che io avrei sacrificato un testicolo in suo onore? No, mentalmente, mi negai e me ne vergognai subito perché la regina di tutti i miei fantasiosi sfregamenti sessuali con cuscini, letti, bambolotti e zaini pieni di fumetti, l’ologrammicaEva del mio mondo intimo era lì e io, con mia madre vicina, finsi di non sapere chi fosse. Come una vecchia amante che incontriamo a una festa ed evitiamo tutto il tempo di guardarla, attesi che finisse la scena concentrandomi solo su Benigni.
In seguito non ebbi più il coraggio di tornare su Fatal Temptation, ci registrai sopra La Casa 3. Anche dopo che scoprii la masturbazione vera e propria e recuperai tutto: film, videoclip, fumetti, vecchi postal market e foto scolastiche su cui la mia indomita erogenìa pre-adolescenziale si era dannata senza mai trovare uno sfogo effettivo e dove adesso potevo disseminare orgasmi (comunque insoddisfacenti), non tentai mai di recuperare il film con la Romito. Non guardai più nemmeno Johnny Stecchino e Snake Bar Budapest è l’unico classico di Tinto Brass che non ho mai voluto vedere. Spesso le fasi della crescita sono scandite da terribili tradimenti perpetrati senza pietà su vecchi bambolotti, figurine panini, robot giapponesi, partiti politici, amici e principesse dell’erotismo.  Ciao Loredana.  


perdonami, oh diva…

(Francesco Ceccamea) 

<!–[if !mso]>st1:*{behavior:url(#ieooui) } <![endif]–>