Seven Movies – Se hai visto questi, il mondo può anche finire

Seven deadly sins,
Seven ways to win,
Seven holy paths to hell,
And your trip begins,
Seven downward slopes,
Seven bloodied hopes,
Seven are your burning fires,
Seven your desires…

 
….Oppure i 7 film consigliati da Sdangher. 7 titoli per passare comodamente in poltrona, davanti ad uno schermo, il resto della vostra vita, rivedendoli in loop, perché meritano, sono definitivi, e potrebbero dare un senso nuovo alla vostra esistenza. Attenzione attaccabrighe, questi non sono i film “migliori della storia del cinema”, i più belli, i più più più, sono quelli che vi consiglia Sdangher, 7 tra altri millemila che sicuramente meritano di essere altrettanto visti. Quindi le diatribe restano a casa. Pacchetto completo e chiavi in mano, 7 film come diciamo noi, altrimenti vi comprate l’enciclopedia in piombo fuso di Morando Morandini e ve la scatafasciate sulle gonadi, da veri intellettuali.

L’ordine di elencazione è puramente casuale, nessuna classifica, tanto ognuno ha pieno diritto a comparire in questo prontuario del “cinema che ci vuole”:
Gli Spostati (John Huston, 1961). Il film che più di ogni altro ha saputo rappresentare il crepuscolo. Crepuscolo di un’epoca, di un sentire, e degli stessi personaggi. Anche per Marilyn Monroe fu il crepuscolo, un ruolo drammatico, il suo ultimo film, prima di quel Something’s Got To Give mai terminato, prima di quel tragico 5 agosto 1962. Un film desertico, con una Marilyn dolcissima eppure amara e disagiata; paesaggi vuoti, insensati ed inospitali, chiaramente metaforici. Un mondo che esclude, una razza in via di estinzione. Praticamente un film di Antonioni, solo che questo è bello e non annoia, infatti è di John Huston.
La Parola ai Giurati (Sidney Lumet, 1957). Se l’è giocata fino all’ultimo con Indagine su di un Cittadino al di Sopra di ogni Sospetto, ma alla fine ha prevalso. Quando si parla di cinema in grado di scuotere le coscienze, dare prova di moralità, senso civico, etica, il tutto con pudore e sobrietà, senza scadere nella retorica, nel patetismo, nell’emotività gratuita, facilona e ruffiana, allora si parla di questa pellicola. Semplicemente un manuale di giustizia e umanità. Intenso, vibrante, eroico, soprattutto pensando che stiamo parlando di 50 anni fa. Prova attoriale corale clamorosa e commovente.
Barry Lyndon (Stanley Kubrik, 1975). Tematicamente Il Dottor Stranamore, 2001 Odissea nello Spazio o Full Metal Jacket sono magari più forti, ma Barry Lyndon è la perfezione formale assoluta, un film maniacale sotto questo aspetto, girato esclusivamente con luce naturale. Kubrik studiò per anni la vita di Napoleone con l’idea di trarne un film. Rinunciato al progetto, per impraticabilità (il suo perfezionismo era cosa nota), riversò anni ed anni di studi napoleonici in Barry Lyndon. Continue le riproduzioni pittoriche, inquadratura dopo inquadratura. Eccelsa la scelta delle musiche. Estasi visiva.
Le Foto di Gioia (Lamberto Bava, 1987). Ma come, Lamberto Bava e non Dario Argento, Lucio Fulci, o Bava senior? Si, lo so, parrebbe azzardato, e qualitativamente il paragone non si può neppure porre, ma Le Foto di Gioia è il titolo perfetto per rappresentare il mondo del cinema di genere italiano, quello “stracult”. Ha una sua atmosfera morbosa, casareccia, ammiccante, svaccata e tuttavia intrigante. Ha Serena Grandi e Sabrina Salerno che necessitavano del porto d’armi per poter sfoderare il décolleté (e lo sfoderano….lo sfoderano), ha un colonna sonora delirante, ha degli effetti speciali tanto allucinogeni quanto improbabili, cita vistosamente La Finestra sul Cortile di Hitchcock, e soprattutto se ne frega allegramente del baratro chiamato “kitsch” nel quale si appresta a sprofondare.
Salon Kitty (Tinto Brass, 1975). Un film del Maestro ci vuole, e questo, a parere di chi scrive, è IL FILM di Tinto Brass, sintesi esemplare di erotismo, morbosità e contenuti politico-filosofici. A Salon Kitty poi, insieme a Il Portiere di Notte della Cavani (1974), va probabilmente ascritto il “merito” di aver compiutamente definito il genere del “nazi porno”, o “nazi erotico”, o “nazi exploitation” che dir si voglia, un filone malato che nascerà e morirà, perlopiù in Italia, nell’arco di un fazzoletto di anni. Salon Kitty è esteticamente raffinatissimo, e proprio questa sua cifra “alta” moltiplica la sensazione di disturbo che la vicenda evoca nello spettatore. Una di quelle pellicole maledette e dannate, mefistofelicamente perverse, ambigue, destabilizzanti, che infatti venne puntualmente disintegrata dalla critica, nonché accusata delle peggiori nefandezze.
Un Giorno di Ordinaria Follia (Joel Schumacher, 1993). “Quanto costa una Pepsi….. 2 Euro??!” SDRAAANGHE ….. “E ora quanto costa? …..80 centesimi! Grazie, arrivederci, buona giornata a lei“. Uscire fuori e raddrizzare i torti a colpi di mazza da baseball, derimere ogni controversia, ogni negatività, ogni minimale insorgenza di malessere e fastidio con una mitraglietta Uzi. Un film assolutamente necessario perché è la catarsi del cittadino medio, la ribellione contro i soprusi e gli abusi, la vittoria della maggioranza silenziosa, l’uomo qualunque finalmente al potere.
National Lampoon’s Vacation (Harold Ramis, 1983). Concludiamo con un film appartenente al genere comico-demenziale. Non Frankenstein Junior, non Top Secret!, non L’Aereo Più Pazzo del Mondo (che pure spaccano), bensì le avventure della famiglia Griswold, perché Chevy Chase è immenso e purtroppo in Italia la sua comicità è stata assai meno compresa e valorizzata rispetto agli States. Una roba sgangherata come le vacanze degli americani di National Lampoon non si era mai vista. Un’epopea di sfiga e imbranataggine che è un culto che ti ammazza dalle risa. E poi c’è pure Beverly D’Angelo, che non guasta affatto.
(Marco Benbow)