INTERVISTA A GIANNI DELLA CIOPPA, GENTE!

1 – Come iniziasti la collaborazione con Metal Shock?
Avevo conosciuto Beppe Riva in occasione di alcuni concerti di metal band italiane organizzati a Verona (con Robert Measles dei Black Hole) nei primi anni ’80, poi ci siamo ritrovati a Milano a vari concerti. Per Beppe, dopo Rockerilla, era iniziata l’avventura di Metal Shock e così in una delle tante occasioni dove gli avrò frantumato le palle parlando di musica, mi propose di iniziare a collaborare. Non sapevo se sarei stato all’altezza, ma mi buttai e tutto sommato feci bene.

2 – Chi sono i tuoi maestri?

Inutile negarlo, Beppe Riva è stato un maestro per tutti coloro che lo hanno letto, anche per chi non ha mai scritto una riga, ma era ed è solo un semplice ascoltatore cresciuto con le sue recensioni. Negli anni ho incontrato tanti ottimi scrittori di musica e recensori, ma credo che l’eleganza, il senso estetico ed allo stesso tempo critico e narrativo di Beppe mi ha segnato indelebilmente. All’estero credo che Alex Ross e Simon Reynolds, abbiano dimostrato che si possa scrivere di musica, sfiorando e toccando la vera e propria letteratura.


3 – La prima recensione?

Prima di approdare a Metal Shock, ho collaborato per le fanzine Metal Thunder e Fireball e prima ancora per un giornalino parrocchiale dove, accanto feste di quartiere e ricette della nonna, c’erano le mie recensioni di Led Zeppelin e Deep Purple. Ma prima ancora, a metà anni ’70, scrivevo le recensioni dei miei dischi, per me, non le facevo leggere a nessuno. In questo quaderno, che ancora conservo, la prima recensione fu “Alive” dei Kiss.
4 – Una stroncatura di cui ti penti?
Francesco… Lo sanno tutti che non ho mai stroncato un disco.
5 – Infatti c’è chi ti accusa di essere troppo buono quando recensisci?
È vero, ho rispetto nel lavoro altrui, cerco sempre il bicchiere mezzo pieno, esattamente come nella vita. Detto questo, se uno conosce la lingua italiana capisce quando mi entusiasmo. Credo che stroncare non serva a niente, piuttosto dico la verità: magari è un disco come tanti altri o che piacerà solo a chi segue quel genere. Credo che sia sufficiente per trasmettere il messaggio. Imparare ad usare le parole è anche una crescita per chi scrive, non solo per chi legge.
6 – Sei nell’ambiente del giornalismo metallaro da tanti anni, ti sei fatto molti nemici?
Io non ho nemici. Non conosco nemmeno il significato di questa parola. Qualcuno ha certamente dei problemi con me, ma sono appunto loro problemi, non miei. Io non perdo tempo in parole, io faccio cose. Poi posso anche aver ferito qualcuno, ma mai volutamente.
7 – Lasceresti le chiavi di casa tua a Francesco Fuzz Pascoletti?
Assolutamente si. Fuzz è una persona folle, adrenalinica, che si contraddice ogni tre frasi, ma corretta come poche. Noi due siamo il Keith Richards e il Mick Jagger della rivista, mai d’accordo, ma che poi diamo tutto per l’obiettivo comune.
8 – Nel tuo libro sul metal italiano “Italian Metal Legion” hai scritto che gli Extrema avrebbero dovuto fare molto di più, non credi che abbiano fatto anche troppo visto l’ambiente culturale in cui sono nati e cresciuti?
Capisco cosa vuoi dire, io amo gli Extrema, ma quella considerazione è nata nel vederli dopo 25 anni fare da apertura al “Gods Of Metal”, esattamente come agli inizi della loro carriera, una cosa che mi ha fatto molto male. Forse è colpa del pubblico e della situazione culturale, non lo so, ma non meritavano un trattamento simile, hanno suonato prima di gente che valeva la metà di loro, per capacità e storia. Io mi sarei rifiutato, ma è una mia valutazione. Detto questo resto dell’idea che avrebbero meritato di più e forse la colpa è di tutti, noi giornalisti compresi.
9 – C’è un giornalista metal che ti piace in particolare, tra i nuovi?
Guarda oggi è difficile capire chi sono i “nuovi”, perché una firma nuova, magari ha 50 anni e non 20, perché il web camuffa e nasconde quasi tutto e i giornali non hanno più la stessa valenza di un tempo e tanti “giornalisti” vanno e vengono in continuazione. Ma vedo tanti ragazzi validi, molto più preparati di me alla loro età. Posso dire con sincerità che il tuo stile ironico, ma fine mi piace molto.
10 – E la madonna, grazie! (Era esattamente quello che speravo di sentirti dire.) Ho letto con grande piacere la tua scheda sui Badlands, nell’ultimo Classix Metal. Come riesci a essere così appassionato dopo tanti anni? Non hai mai pensato di smettere col metal?
Riesco a scrivere solo se mi spinge la passione. Tutto quello che vedi firmato da me, l’ho proposto io al Fuzz, quindi ci metto anima e cuore e muscoli. Difficilmente scrivo per contratto.
11 – Hai mai fatto interviste “difficili”?
Non ho mai avuto veri e propri problemi, ricordo un John Wetton alticcio ed una volta con i Vanden Plas, che regnava la tensione tra loro. Ma per il resto tutto a posto. Mi sono invece divertito tanto altre volte.
12 – Un mito personale che hai incontrato e che ti ha deluso?
Temevo con Glenn Hughes ed invece per due volte è stato grandioso.
In generale nessuna delusione. Ho rispetto per l’artista e capisco quando non tutto funziona, perché anche loro hanno le giornate storte. Ma non sono mai stato trattato male, magari in modo un po’ sbrigativo.
13 – Cosa ne pensi di band come gli Enforcer? Non credi che questi gruppi siano solo cloni, imitatori pignoli e anche molto bravi di band gloriose ma nulla di più?
Credo che il metal, l’hard rock, il blues, ed il rock in generale in tutte le sue forme, oggi siano generi classici e quindi fermi a cose già dette, dove a far la differenza siano la produzione e il tipo di suono, elementi che comunque possono aprire nuove ed interessanti prospettive. E quindi bisogna valutare chi imita al meglio, con almeno una stilla di inventiva. Le migliori stagioni del rock a 360 gradi e del metal sono già passate, tutto ciò che c’è di nuovo, bello o non, non è legato a ciò che chiamiamo rock, ma è contaminato da elettronica, dub, hip hop, soul e tecnologia o comunque non appartiene più al concetto classico di rock/metal. Ma questa non è una critica o il solito atto di accusa di un parruccone nostalgico, è solo una considerazione oggettiva. Questo non mi impedisce di ascoltare cose che mi piacciono ed emozionano. Anzi credo che ci siamo molta più musica buona oggi che venti/trenta anni fa, solo che si confonde con tonnellate di pattume ed è quindi difficile scovarla. Ci tengo a dire che gli album più belli della mia discografia sono quelli anomali, le cose strane, non quelle catalogabili in un genere fisso. Credo che Prong, Jane’s Addiction, Coroner, Voivod, King’s X, Mr. Bungle, Mind Funk, Type O Negative e tanta roba anni ‘70 e ’90 bizzarra ed in catalogabile sia straordinaria.
14 – Se dovessi scegliere la tua redazione, chi chiameresti?
Credo Beppe Riva, il suo amato/odiato amico Giancarlo Trombetti, Fuzz Fuzz, Tim Tirelli, Angelo Mora, Fabio Magliano, Stefeano Cerati, Steven Rich, Barbara Francone, Giovanni Loria, Sandro Buti, Lorenzo Becciani (per me un numero 1 per ampiezza di vedute), Anna Minguzzi, e un po’ tutto lo staff di Classix/Classix Metal, i dispersi ma validissimi Emanuele Tamagnini, Alessandro Ariatti, Fabio Zampolini, Paola Ceci, Klaus Byron, sicuramente Stefano Cerati, Emanuele Gentile, Heintz Zaccagnini e Luca Signorelli e quelli del giro di CIAO 2001 anni ‘70. E poi, fuori dal giro metal Federico Guglielmi, John Vignola, Eddy Cilìa, Massimo Del Papa e chissà quanti ne dimentico, ma credo che verrebbe una squadra con troppi fuoriclasse, quindi destinata a retrocedere per eccesso di vanagloria!!
15 – Non credi che tu e il Fuzz dovreste misurarvi di nuovo con l’oggi? Non fraintendermi, io rispetto molto il vostro lavoro su Classix, ma è un po’ come se vi foste rinchiusi in un eremo rassicurante, dove c’è spazio solo per un passato che capite rispetto a un presente difficile da decifrare e per nulla entusiasmante se paragonato ai decenni storici. Curioso che proveniate entrambi dall’esperienza di Psycho!, dove al contrario avevate un atteggiamento più avanguardistico per non dire trendy. Che mi dici?

 

Intanto ti ringrazio per i complimenti. Credo che in parte mi sono già espresso nella risposta alla domanda sugli Enforcer. Ma ci tengo a precisare (e mi ripeto) che io sono alla continua ricerca di cose nuove, solo che, mi sembra, che di cose veramente nuove legate al metal ce ne siano poche, per ascoltare innovazione bisogna uscire dal concetto di chitarra e batteria, si entra nella contaminazione con elettronica e tecnologia, penso a Sigur Ros, Mono, Ulver, i vecchi gruppi black metal che oggi sono quasi tutti legati ad un suono cupo e moderno, lontano dagli eccessi degli esordi. Gruppi dove c’è tanta tecnologia, ma anche tradizione con una rivisitazione di doom, prog, metal ed elettronica. Una possibile via di uscita e di innovazione è la scoperta di scene metal e rock del medio Oriente, Africa ed India, ma è importante che non replichino gli idoli occidentali, ma inseriscono sonorità della loro tradizione e cultura. Questo accade anche da noi, quando nomi per esempio come Inchiuvatu e Folksone immettono elementi tradizionali del loro territorio e viene fuori qualcosa di notevole. Se pensi che io sia uno che passa le giornate ad ascoltare solo i suoi vecchi vinili non è così. Il fatto che io non recensisca cose diverse da quelle con cui sono cresciuto, non vuol dire che non le ascolti. Una volta avevo la smania di scrivere di tutto, adesso sono felice anche solo di ascoltare e di lasciare spazio a collaboratori più giovani che possono confrontarsi con la musica che più amano. Certo se poi esce qualche cosa di “nuovo” che mi piace, tipo certo emo meno banale, e il popolo metal lo critica, allora non si sa da che parte stare. Ma forse a queste persone bisognerebbe spiegare che il rock e il metal commerciale sono sempre esistiti con altri nomi: beat, rock’n’roll, glam, power pop, AOR, new wave, hair metal, grunge, anche i Metallica hanno dovuto scrivere una ballata per sfondare. In ogni caso c’è, a mio avviso, un errore di fondo, il rock è nato per piacere e conquistare le masse, quindi è naturale che ci siano gruppi di successo e ruffiani, e personalmente li adoro (tipo Muse, My Chemical Romance, Black Veil Brides tanto per citarne qualcuno), ma questo non vuol dire che non piacciano le cose coraggiose, contaminate. Se pensi che ho iniziato ad ascoltare musica rock a 10 anni con gli Area e i Goblin, non credo che mi possa spaventare per qualche band coraggiosa di oggi. Per quanto riguarda quello che scrivo su Classix/Classix Metal, hai ragione, faccio storie ed articoli solo di cose che conosco bene e quindi legate al passato, ma appunto perché certe storie richiedono una conoscenza dettagliata. Ma i miei ascolti sono molto variegati e credo che sia giusto che tocchi ad altri ora fare da apripista, gente più giovane, capace di passare ore sul web a cercare cose nuove ed inedite. Per quanto riguarda il Fuzz, credo che ci siano pochi al mondo come lui, è in grado di ascoltare e fagocitare di tutto. Se è alla guida di Ritual, in qualche modo una rivista d’avanguardia, è indicativo.
16 – Perché finì Psycho?
Forse si era esaurito un percorso di crescita, ma principalmente per una questione di vendite scarse. Sai tanto parlano e dicono di supportare il movimento metal, ma poi non comperano nemmeno una rivista o aspettano di vedere cosa c’è in copertina. E spesso vogliono vedere solo i soliti nomi.
17 – Che ne pensi del ritorno dei Death SS?
Finalmente direi. Aspetto con trepidazione l’album nuovo. Sono una delle più grandi band horror metal di sempre. Meriterebbero la vetrina mondiale da anni.
18 – Molti dei giornalisti di Metal Shock e HM erano anche musicisti. Tu stesso suonavi. Scrivevi in attesa di sfondare con il metal o suonavi sperando di sfondare con la scrittura?
Suonavo perché la mia passione mi portava a fare anche questo. Ma ho sempre saputo che ero un dilettante con poco talento. Nella scrittura, che c’era anche prima dell’esperienza di musicista, ho trovato invece la mia vera dimensione artistica.
19 – Che tipo è Beppe Riva?
Voglio precisare che i miei incontri con Beppe sono sempre stati legati ad eventi musicali, concerti e fiere del disco e poco altro, quindi la mia è un’impressione esclusivamente legata a questi episodi. Comunque ho sempre avuto l’impressione di una persona educata, molto rispettosa, anche con la giusta ironia. Chiaramente orgogliosa del suo ruolo, ma capace di gratificare anche gli altri. Io posso dirgli solo grazie ed ancora grazie.
20 – Ricordi di aver lavorato con un brutto ceffo di nome Emanuele Biani?
Si lo ricordo. Grande passione per il rock e soprattutto uno con pochi pregiudizi e poche barriere musicali. Una gran bella cosa.
21 – Perché non hai MAI stroncato il disco di una band italiana, ben sapendo che il nostro paese è il quarto mondo per rock e metal?
Perché le band italiane spesso si stroncano da sole, per mancanza di ambizione e professionalità. Ma dischi pattume ne ho ascoltati pochi. Anzi continuerò a dire che in Italia c’erano, ci sono e ci saranno band assolutamente originali.
22 – Ci sono cose nella tua esperienza di giornalista musicale di cui ti sei pentito e che non rifaresti?
Errori ne facciamo tutti. Ma non ho mai fatto niente di così grave da meritare la scomunica. Almeno non volutamente o che io sappia. Ho fatto qualche leggerezza e mancato di sensibilità in qualche caso. Poi sai ognuno ha il suo metro di giudizio per valutare una cosa grave.
23 – Hai mai invidiato un tuo collega?
MAI! Ti ripeto non conosco nemmeno il concetto di invidia. Io sono felice quando gli altri sono felici. Lo so che fa tanto filosofia zen, ma è la verità.
24 – Che consigli daresti a chi vuole scrivere di metal?
Di non cercare di renderla una professione, ma di scrivere per amore e per passione. Quando diventa un lavoro (e comunque nella musica oggi è praticamente impossibile), qualsiasi cosa rischia di sporcarsi, di compromettersi, anche la forma inizialmente più nobile (sport, cinema, teatro, musica…). Solo con il tempo e la sicurezza in te stesso, puoi permetterti di essere davvero imparziale.
25 – Ce l’hai un romanzo nel cassetto?
Tante idee, ma un romanzo vero e proprio pronto no.
26 – Perversione preferita?
Non mi piacciono le ragazzine, io voglio una donna. Poi che succeda quello che deve succedere.
27 – Perché Fuzz non mi ha mai concesso l’amicizia su facebook?
Non credo che l’abbia concessa nemmeno a me.
28 – Tutti dicono che i festival metal italiani sono orrendi rispetto a quelli stranieri… è un luogo comune?
A livello di organizzazione è un fatto oggettivo.
29 – Ripristineresti la pena di morte in Italia?
NO!
30 – Che ne pensi della gestione Metal Shock di Aldo Luigi Mancusi?
Fantastica. Non tanto per i contenuti, che uno può o non può condividere, ma era libero di fare quello che voleva, proprio come si faceva nelle fanzine dei primi anni ’80. Una cosa incredibile per un giornale a tiratura nazionale. Ma ovviamente la pacchia è durata poco.
La famigerata redazione di Metal Shock targata Mancusi. Il capellone è Mancusi. Meraviglioso!
31 – Segui mai i blog metal?
Non spesso, ma li seguo, anche se sono davvero troppi e sono sicuro che me ne perdo di molto interessanti. Il tuo l’ho scoperto su facebook, è veramente bello. Ma in questa marea di informazione nessuno può dire di avere una visione globale di niente.
32 – Ti ringrazio. Sono felice che ti piaccia il mio blog. Non credi che le riviste metal dovrebbero puntare all’approfondimento anziché tentare di far le corse con la lepre con le Webzine? Insomma, io apro Metal Maniacs e trovo le news vecchie di un mese, le recensioni dei dischi già usciti da un po’ e interviste spesso banali e noiose quanto quelle di Metalitalia e Metallus.it. Solo che su internet io non pago e Metal Maniacs o Metal Hammer o Rock Hard, devo sganciare soldi per averle. Tu cosa mi dici in proposito?
Sulle news sono d’accordo, non hanno senso, ma credo che i giornali debbano comunque offrire una panoramica del momento della scena e quindi se escono dischi di certi gruppi, sono necessarie interviste e recensioni. Forse il punto è che anche il lettore dovrebbe pretendere di più e chiedere domande diverse e soprattutto di parlare di band diverse. Invece se non si mettono i soliti nomi in copertina le riviste non si vendono. Comunque temo che le riviste cartacee siano destinate a diventare cose per collezionisti. Piccole tirature quasi personalizzate.
33 – Su facebook sei più avvicinabile, raggiungibile, anche se ti sei iscritto con un nickname (che non rivelerò per ovvi motivi). Ti è capitato di essere aggredito, insultato, offeso da qualche vecchio lettore rancoroso?
Per adesso no, ho avuto qualche attacco in privato o su webzine. Ma non escludo che in futuro possa capitare. C’è da dire che proprio oggi facebook mi ha quasi costretto ed obbligato a mettere il mio vero nome (non so perché). Ma proverò a ripristinare il vecchio nickname, che è un vezzo più che un’esigenza reale.
34 – Il metal è una malattia incurabile?
Assolutamente incurabile. Anzi con gli anni si peggiora, o migliora, vedete voi come intendere la questione. Adoro e mi esalto a pensare a tutti i musicisti metal che suonano nel mondo, meglio se non famosi. Ho solo il rammarico di non riuscire ad ascoltare tutte le band che mi incuriosiscono.
35 – Non pensi che tutti questi libri scritti dalle rockstar siano poco attendibili? Insomma, si parla gente che si è fatta talmente male al cervello da avere crateri bui lunghi anche dieci anni, nel cervello. Ti fidi a sentirti raccontare come andarono le cose proprio da loro?
In parte condivido, anche se emergono sempre storie e particolari interessanti. Certo che non è possibile che escano libri in successione su Hendrix, Queen, Rolling Stones, Kiss, Genesis, The Doors e compagnia, ogni anno è l’occasione per un anniversario di qualcuno o qualcosa dei soliti nomi. E poi non c’è un libro serio su Van Halen ed Hawkwind tanto per fare due nomi di band storiche in generi diversi.
36 – Cazzo, hai ragione! Chissà che ne pensano i tipi della Arcana? Hai mai portato a letto una donna usando la tua fama di giornalista metal?
Ci sono andato vicino una volta tanti anni fa, poi la tipa si è dileguata con Manuel Agnelli degli Afterhours. In compenso per essere un giornalista ho perso tante occasioni. Però quando cantavo negli Exile ho rimorchiato qualche volta. Incredibile se ci penso oggi.
Grazie a Gianni Della Cioppa per la simpatia e la disponibilità. Eh, Fuzz! Almeno a Gianni dagliela l’amicizia su facebook. Pessimo!
(Domande a cura di Francesco Ceccamea)
  • Mea culpa che ho girato poco in rete a causa di impegni e non avevo letto prima questa intervista. O forse l'ho saltata proprio, durante il mio girovagare virtuale. Rinnovo i complimenti al dott. Ceccamea per l'intervista. Grandissimo Gianni, come sempre!