WATAIN – LA RINASCITA DEL BLACK METAL?


Presto verrà dato alle stampe il quinto lavoro dei Wataine l’appeal creatosi attorno è già alle stelle. Blabbermouth gli dedica minimo un intervista al giorno, cosa fatta neanche per i Black Sabbath con i loro ritorno.

È innegabile il successo del gruppo di Erik Danielsson, al punto da chiedersi da dove possa scaturire questa gloria bastarda. Sia colpa della lancia di Longino?


Chi si ricorda i primi timidi passi ripenserà alle performance di Erik con i compianti Dissection. Una volta lessi un articolo dove si parlava di lui che lanciava sul pubblico un piccione morto. Forse voleva riprendere il simbolismo di “A Grand Declaration of War” dei Mayhemdimenticando che probabilmente era più adatta una colomba e non un piccione, magari neanche d’allevamento ma rubato in chissà quale piazza dal trogolo d’un barbone.

L’inizio carriera deve molto al gruppo di Jon Nödtveidt (che poi ha deciso di farsi il taglio di capelli alla Kurt Cobain). I timidi passi del trio svedese sono comunque facilmente dimenticabili: un demo di nome “Go Fuck Your Jewish God” (1998), debitore del ‘bestemmia metal svedese‘ di cui l’unica cosa che rammento sono io che alla fine di quei 19 minuti urlo ‘finalmente è finita sta porcheria‘.
Un EP, un live ed ecco il primo album. No, non è “Casus Luciferi” come diranno in molti, ma…


“Rabid Death’s Curse” (2000). Più inascoltabile del debutto dei Death Spell Omega e neanche provo a recuperarlo per darvi un parere più accurato. Se mi ricordo che fa schifo è così, poi ognuno è libero di credere a ciò che vuole.

E poi c’è “Casus Luciferi” (2003) 


che preso da solo è un ottimo album, ma provate ad ascoltarlo di seguito (anche dopo un paio di giorni) a “Storm Of The Light’s Bane”. Notate niente? Non credete quasi siano lo stesso fottuto identico gruppo? Il vero seguito dei Dissection, non di certo quel “Reinkaos”che di buono aveva solo il lato A e poi scendeva negli inferi della noia più totale.

Loro devono molto al melodic black del signor Jon, assimilato nelle vene, come una trasfusione di Jack Daniel’s. Il nome sarà anche una citazione dei Von ma sembreranno una tribute band dei succitati Dissection. A loro sta bene così e il pubblico risponde alla chiamata e anche la Season of Mistcon un cordiale contratto discografico dimostra di apprezzare.
Ho passato i migliori pomeriggi a sezionare il succitato lavoro, chiedendomi se c’è ancora speranza per il black metal svedese.
Ora non voglio cominciare la guerra su chi lo fa meglio, ma questa zona geografica per quanto concerne il metallo nero sinceramente non m’ha mai attizzato. I Marduk ce li ho sul cazzo. Gli Impaled Nazarene pure e poi non sono neanche svedesi, figurati. I Dark Funeral li gradisco solo a momenti. I Setherial chi minchia li ha ascoltati? E lo so che i gruppi sono quasi mille, però “Storm of the Light Bane” escluso, questo paese mi ha sempre offerto solo buon death metal. Un po’ come quando vai in Russia e t’aspetti qualcosa di diverso dal funeral doom; quella è la loro musica, cazzo! Però i Watain mi hanno dato la voglia di ricredermi bissando il successo di “Casus Luciferi” con… 


“Sworn To The Dark”, (2007), il lavoro che li ha trascinati fuori dall’underground, come un arpione conficcato nella carne (avete presente Saw 3D?) e li ha messi sotto i riflettori del successo globale creando un reale culto (il loro) che i Ghost si possono sognare.

Migliore? Peggiore? Venduti? Si sono ammorbiditi per piacere al pubblico? Per favore questi commenti teniamoceli magari per “Lawless Darkness”, (2010)


Erano lì, alla tavola rotonda della sala prove con il contratto fresco d’inchiostro appena firmato.
-Raga, che famo? Registriamo un altro Cazzus Luciferi e viviamo di rendita?
-Ma quella volta eravamo ubriachi marci e abbiamo suonato d’istinto con gli strumenti sporchi di vomito manco fosse un festino dei Led Zeppelin.
-Appunto, ci guadagniamo due volte: birra e soldi.
-No, stavolta impariamo a suonare.


Non vi ha fatto ridere vero? Lo sapevo. Dovevo narrarla meglio la storia, però è così che è andata, giuro.

Avrebbero potuto fare così e campare di rendita e invece no, hanno deciso di studiare. Eppure nelle interviste continuano a dire che non gli frega un cazzo. E sì, ma le bollette come le paghi? Con le lettere a Satana?

Col cazzzzo!
Messa a freno la sfuriata violenta, la rabbia e l’alcol che gli scorre nei genitali, i Watain prendono lezioni di teoria musicale, ampliano lo spazio tra intermezzi ambient, riff thrash e cavalcate groove e il risultato è ad esempio “Withershins”: caduta onirica in un vuoto perpetuo prima di ritrovarsi con le ossa spaccate sull’asfalto infernale di “Storm Of The Antichrist”. Duro come una frusta che schiocca sulla schiena. Oooh, frustami più forte come fossi una donna con i bicipiti e le palle.


aaaaaaaaarghh!
 
È chiaro come l’acqua del gabinetto che a me piaccia “Sworn To The Dark” (sopratutto la title-track), è meno marcio del secondo, ma sempre andato a male è. Andate su quel cazzo di youtube e ascoltatevelo cazzo.
“Lawless Darkness” invece piacerà a tutti, sia al fan accanito che a quello dell’ultima ora. Chi non è fissato con i Watain e conosce il genere da tempo rimarrà con l’idea che si poteva fare di più.

Il successo dell’album gli è valso, tra l’altro, il Grammys svedese nella categoria Best Hard Rock. E sti cazzi aggiungo io.
Non è male, sia chiaro, altrimenti pezzi come “Waters Of Ain”non mi farebbero piangere come un bambino alle elementari quando i genitori lo lasciano al cancello, né “Malfeitor” spingerebbe le mie mani al cielo come per invocare gli alieni di farmelo crescere anche solo d’un centimetro in più. Ascoltandolo per intero, tutto d’un fiato rimane il retrogusto amaro, però. Legato molto alle origini del genere, abbandona il senso di marciume e la furia a testa bassa in favore d’un rallentamento ragionato. Insomma, non puoi seguire nel profondo le tue radici e allo stesso tempo far salire i rami fino al cielo e fiorire come in una nuova primavera revivalistica.
Nostalgico come l’autunno? Si tratta di un disco dall’intento essenziale e che essenzialmente finisce per essere solo un altro lavoro della loro discografia.
E adesso aspettiamo l’uscita del nuovo album sperando non un ritorno, ma la vera rinascita del black metal che il becchino vicino a casa mia continua a dare per morto. Ha fatto pure una bara nera apposta per seppellirlo(Ruggiero Musciagna)
evviva la freeeegna!