IL MANUALE DEL PERFETTO PORNOGRAFO – B COME BUKKAKE

ehichebellochebellochebellochebell…
 
Avevo da poco installato la linea internet a casa mia, l’ADSL era ormai divenuta accessibile anche ai tirchi come l’illustre me.
Finalmente il pc non era più un solo luogo dove mettermi a giocare al solitario, ora il porno non dovevo più leggerlo su rivista cartacea o farmi prestare i dvd dagli amici con scuse tipo: “non è per me, ma per il criceto di mio cugino”. Caldi notte d’inverno passate d’avanti allo schermo come faceva mio nonno, lui d’avanti al camino credo facendosi mia nonna, arroventandosi entrambi di fronte al fuoco come Conan il Barbaro e Zammoooraaa!

 
 

mentre io sono solo Braccio di Ferro che gioca con Pippo all’anaconda.

Non era solo pornografia la mia infanzia; va bene che mi masturbo dall’età di undici anni, però ho anche avuto una dolce passione per il mondo del cinema e di certo se lo ricordano le videoteche dove spesso noleggiavo VHS assurde di cui non ricordo manco il titolo, ma le copertine erano l’unica ragione che mi spingeva a selezionarle in una vasta lista dedicata solo all’orrore più becero.
Dario grazie d’essere vissuto.
 
Stavo cercando un film su emule; non era ancora uscito in dvd e quindi cercavo almeno una versione camera, anche indecente.
Il mio orgoglio di cinefilo m’imponeva di trovarlo, peccato non conoscessi ancora i pericoli della rete; altro che film, scaricai un porno giapponese ed ebbi modo di scoprire il bukkake.
Che cazz?!
 
Pronunciatelo così come lo leggete, sentite il suono che esce dalle bocca, come la K batte sul vostro palato come fosse piena di sperma?
Immagine disgustosa? Per i fautori del genere è una goduria orgasmica.
Pratica nata in Giappolandia: una ragazza si siede al centro, su un divano, o sul tetto, o su sua nonna morente con un cancro tartaruga allo stadio terminale e questa sembra risultare l’unica cura in grado di salvarla, o magari è lei la donna al centro e vari uomini di numero variabile (venti, trenta, cento) le vengono in faccia, sulle braccia, tra i denti, sotto le ascelle…
 
 

però la passera la evitano come un topo evita Gatto Silvestro.

 
Sì, ci sono le versioni di gruppo dove lei assaggia gli amici come cetrioli dal fruttivendolo alla ricerca di quello più fresco. Se lo ficca e se lo smuove mentre altri guardando la scena le sputano latte di cocco alle mandorle spagnole sui capezzoli, le calze, la cravatta.
Non le danno neanche il tempo di spogliarla, gli basta la faccia per avere l’erezione d’una giraffa; perché puoi averlo grosso come un elefante, ma di certo pochi ce l’hanno lungo come il collo d’una giraffa.
 
Umiliazione; piacere; oscenità.
Qualunque sia l’appellativo che utilizziate la pratica ha grande successo in oriente e non: un cumshot di gruppo; una doccia calda tra le narici della (s)fortunata.
Nei film da me visionati molte volte la ragazza, in un video a doppio schermo, tiene un intervista mentre si rivede riempirsi di nettare caldo.
 
No, non sono un estimatore del genere, anzi lo denigro e non poco.
Visualizzo film lunghi anche due ore ove le protagoniste riescono a conservare un viso sotto uno strato di due centimetri di nettare maschile ponendomi domande assurde tipo:
Ma la puzza?
Ma che gusto ci prova?
Quanto l’hanno pagata?
Io continuo a preferire Two Girl One Finger.
 
(Ruggiero Musciagna)