FINCHE’ MORTE NON VI SEPARI # 22 – (RUBRICA BLACK, DEATH, GRIND) – IN QUESTO NUMERO: SELBSTMORD, CHTHONIC, THOU ARD LORD, NEGATOR, NECRONOMICON,

SELBSTMORD No forgiveness! (Polonia 2013)
In rete è molto facile imbattersi in gente che non appena si trova di fronte a gruppi veri o indebitamente definiti black – nazisti, subito mette le mani avanti o peggio rigetta tutto quanto permettendosi di inanellare una serie poco raffinata di insulti, pur non avendo ascoltato neppure una nota della musica dei gruppi in questione.

A parte le imprecisioni e le facilonerie impresse scioccamente alla cosiddetta sottocategoria National socialistic black metal, spesso appiccicate in modo molto superficiale anche da alcuni “giornalisti” e pure dagli stessi adepti a questa ramificazione politica – sonora, a coloro che vivono con questi schiavistici pregiudizi del luogo comune e che, a quanto pare, più che interessarsi di musica preferiscano farsi condizionare e far dipendere i loro gusti da altro che non sia musica, li si invita a fare preferibilmente solo ed esclusivamente politica da quattro denari presso la sede più vicina di Comunione e Liberazione o all’Arcigay della loro città. Detto ciò, quello dei polacchi Selbstmord è un black nazi condotto da Necro, il quale con questo terzo full – length ripropone il suo discreto black acido, a primo acchito non facilmente accessibile e che quindi necessita di vari ascolti. “No forgiveness!” non dà alcun valore aggiunto ai due precedenti cd ma se qualcuno ancora avanza dei dubbi sulla qualità di certe produzioni allora quel qualcuno provi ad ascoltarsi ad esempio “Human fuel of death” degli Ohtar, gruppo di cui faceva parte proprio il Necro… ma che ci provi per davvero e poi vediamo.
 
4,5/6
 
CHTHONICBu – tik (Taiwan 2013)
Già l’idea di un gruppo tawainese che fa metal induce al sorriso, i Chthonic però fanno del metal estremo o perlomeno ci provano e allora viene da sé una spontanea risata quando li si vede tutti belli acchitati con quegli improponibili vestiari e trucchi che taluni neppure a carnevale dalle nostre parti avrebbero il coraggio di mettersi addosso. Attenzione alla vostra mandibola se invece decidete di vedervi il video ufficiale del pezzo “Supreme pain for the tyrant” (http://www.youtube.com/watch feature=player_embedded&v=4jYsu5-TJQ8#at=115) 
in cui i nostri eroi dagli occhi mandorlati, apparentemente degli impenitenti cattivi, si rivelano d’improvviso dei buoni redentori spietati quando decidono di eliminare dei pericolosissimi militi tirannici, i quali operano all’ombra di una svastica che la scenografia sbatte in faccia in modo così pacchiano ed elementare mentre il tutto è accompagnato da alcuni ballettini che non sfigurerebbero in una qualsiasi trasmissione della Carrà. Vanno meglio sul fronte della musica? Bé direi non molto se propongono in questa settima faticaccia (fatica più per chi li ascolta!) un leggerino death/black che molto deve però ai Cradle of Filth e perfino a dello stucchevole power anche se non mancano passaggi conditi da tipiche sonorità estremo – orientali. Vogliamo parlare poi della copertina??? Per quanto riguarda il missaggio e le registrazioni non hanno niente da invidiare ai gruppi del resto del mondo, noi d’altra parte dovremmo invidiare loro solo quel grazioso musetto della bassista/seconda voce, Doris Yeh! A parte ciò in risaia no eh?
 
3/6
 
THOU ART LORDThe regal pulse of Lucifer (Grecia 2013)
Quello dei Thou Art Lord è stato sempre un black piuttosto semplice, lineare, impostato su tempi alla 4/4, condizionato dal quel thrash black greco primi anni Novanta e proprio da quell’epoca e dalla Grecia provengono questi Thou Art Lord. I loro componenti sono passati da altrettanto vecchi gruppi ellenici tipo Necromantia, Diabolos Rising, Nergal, Rotting Christ tanto che Necromayhem alias Sakis Tolis, è proprio uno dei fratelloni blasfemi dei Rotting Christ. Nonostante questo si sente che questo è un progetto laterale, lo si sente oggi come lo si sentiva prima, e pur essendo un gruppo oramai storico con alle spalle cinque cd in 20 anni di vita, non sono mai stati imprescindibili, ora come allora.
 
4/6
 
NEGATORGates to the pantheon(Germania 2013)
I Negator devono molto ai Dark Funeral. Qualcuno potrebbe allora chiedersi: che senso ha ascoltarsi una copia? Un senso c’è perché intanto i Dark Funeral è un po’ che si vedono molto poco in giro, poi perché i Negator una certa identità ce l’hanno anche grazie a qualche sporcatura death e infine perché “Gates to the pantheon” è riempito da 42 minuti veramente energizzanti.
 
4,5/6
 
NECRONOMICONRise of the elder ones (Canada 2013)
Fanno death ma si conciano come se facessero black. Sono canadesi ma molto debbono ai polacchi. I Necronomicon si accodano a quel death/black alla Behemoth, né più né meno come fanno gli Hate, tanto per fare un nome, e né più né meno sanno fare quello che è già stato fatto da altri, ma almeno non lo rifanno certamente male.
 
4/6
 
(Flavus)