BOTTIGLIATE! – CRADLE OF FILTH


Non conosco un altro gruppo più “bottigliato” ai festival. Mia moglie li ha visti in concerto per tre volte ed è finita sempre allo stesso modo: una raccolta differenziata: l’umido ovunque ma la plastica era tutta sul palco, dopo l’esibizione di Dani e i suoi vampirelli. Ricordo una dichiarazione degli Ancient Rites, band black metal fiamminga di inizio anni 90, i quali (era il 1995) dissero di essere rimasti seccati dal comportamento dei Cradle perché “fanno le rockstar”. Anche nel periodo in cui scrivevano dischi fantastici, la gente li detestava perché se la tiravano troppo. C’è chi non sopportava il loro atteggiamento glamour e fichetto ma il vero problema era che piacevano anche alle ragazze. I metallari sono gelosi e snobbano i gusti delle femmine. Insomma, i Cradle Of Filth facevano girare così tanto le palle allora ma anche oggi la situazione non è cambiata, o meglio sì, lo è in peggio. Non c’è stato un ricambio di fan ma una strage. Sono tutti morti quelli che li ammirano. O forse non morti. I fan dei Filth sono come quelli di Jovanotti, riempiono anche gli stadi per quanti sono ma personalmente non ne vedo più uno in giro dal 1998. Chi parla della band si divide in due categorie: li amava e ora li odia o li odiava e ora li detesta. Oggi meno di ieri poi non è possibile parlare della loro musica senza polemiche su quanto siano degli esseri spregevoli. Su un punto concordano tutti: i dischi recenti dei Cradle Of Filth sono merda in confronto al loro passato e in confronto al presente. E Dani Filth non è mai d’accordo. Anche le volte in cui dovrebbe. Il divario tra la sensazione collettiva e quella dell’artista è preoccupante. Mentre il mondo li disprezza, loro sono fieri di ciò che fanno. 

Erano black o no? Erano stronzi o no? Originali o no? Dani Filth era gay? Per carità, tutte queste chiacchiere da comari, a cui prese parte buona parte del popolo maschile del metal sono sempre servite alla band per continuare a vendere dischi ma in fin dei conti almeno fino a “Midiam” la musica era ottima e questo nessuno sente ormai il bisogno di sottolinearlo. Oggi vengono tanto elogiati all’unanimità i primi tre dischi. 

copertina stupenda!

“The Principle of Evil Made Flesh” (titolo favoloso e molto Barkeriano) 


“V Empire” e…

la mia preferita…

 “Dusk… And Her Embrice” che risentono tutti dello scorrere degli anni; soprattutto il primo è davvero difficile da mandar giù. Ogni volta che provo a sentirlo finisce che mi ritrovo a spaccare le pietre con il mento. I Cradle in questo senso rappresentano un grande incoraggiamento per tutti coloro che si ritrovano a dover pagare di tasca propria un album e scoprire poi che la casa discografica non fa nulla per promuoverlo. La Cacophonous riuscì a raccogliere diverse band molto valide nella propria scuderia ma come etichetta non valeva nulla, erano dei ladri e, nonostante tutto questo le band emersero lo stesso. 

quando facevamo i blacksters

Le canzoni di quel disco sono registrate rispettando in pieno i criteri produttivi del black metal scandinavo, ovvero dovevano suonare di schifo. Alcuni dei brani che si trovano su quel primo album vengono poi rielaborati e proposti ancora sull’ep “V Empire…” e, per un nuovo adepto che si accosti alla band oggi, tutto questo genera una confusione notevole che, unita alla difficoltà di fruizione delle pessime registrazioni, è difficile che non fugga via disgustato. Anche “Cruelty and the Beast” 


è invecchiato malissimo e mi dispiace. Si tratta di un concept sulla contessa sanguinaria, la Bathory. Bathory come la band più seminale black metal di sempre, esatto. I Cradle in fondo non volevano essere black ma quando il mondo iniziò a definirli così non persero molto tempo a discuterne, visto che tutto quello che ra black, nel 94-95 vendeva sempre di più. Il loro però era un flirt abbastanza disincantato verso i Satyricon, gli Empereor: inizialmente usarono un po’ di facepaint, incentrarono le liriche sull’erotismo sanguinoso dei W.A.S.P. e la decadenza della new wave più nichilista e oscura, frullarono insieme i film di Jess Franco e la poesia di Baudelaire, la voglia di shockare e provocare di Alice Cooper, la melanconia di certo goth metal inglese e le strutture ostiche dei primi Mercyful Fate. Tutto questo minestrone delle tenebre ha dato non pochi grattacapi agli etichettatori ed al pubblico etichettato, sedotto dalla smania scientifica di catalogare ogni scorreggia sonora che venga fuori da una band. I Cradle mandavano fuori di testa tutti quanti. In più bisogna riconoscere una cosa, nonostante il successo la loro proposta era tutt’altro che di facile assimilazione, almeno fino a “Cruelty…”

quando eravamo ancora più black

Dispiace che una delle band più intelligenti e originali degli anni 90 sia stata oggetto di un continuo lancio di acqua Fabia dal pubblico metallaro maschile.  Negli anni 90 ci sono stati alcuni gruppi che hanno fatto fare un bel salto di qualità ai testi metal in Inglese. Parlo di Paradise Lost, My Dying Bride, Anathema e soprattutto Cradle Of Filth. I Cradle sono addirittura riusciti a scrivere successi commerciali senza ricorrere al ritornello cantato. Quelli dei primi album erano brani lunghissimi, ispirati a De Sade, i poeti romantici inglesi e le melodie, le parole, non si ripetevano mai: le canzoni iniziavano e finivano senza ritorni.


“Cruelty And the Beast” è un disco che ancora suscita parecchi dubbi nei recensori, anche quelli che di buona volontà tornano sul luogo del delitto e provano a recensirlo di nuovo senza fargli troppo male. Non si sbilanciano. Io lo ascoltai appena uscì e ogni tanto ci torno, ma la sensazione che ho sempre avuto e continuo ad avere è che è un LAVORO DELLA MADONNA! Come si fa a dubitare di un disco del genere? E’ puro, straordinario, creativo, senza una nota fuori posto. Accessibile, sentimentale, fighetto, ruffiano. Il problema è sempre stato uno. Chi si è approfittato del black metal (la forma più pura e oltranzista di metal dello scorso secolo) non merita altro che disprezzo. Gli ascoltatori del metal estremo sono sempre stati costretti a fare i conti con i Cradle che di estremo avevano solo la puzza delle proprie scorreggie. Questi amanti della brutalità tout court, fuorviati dai giornali, andavano tutte le volte a comprare gli album di un gruppo che non centrava nulla con il black. Poi tanti metallari non sopportano di condividere il metal con troppa gente. 

 

uno è Gnaghi e uno è Nick, indovina chi?


I Cradle avevano successo anche tra chi il metal non lo amava. Oh no! Poi se ne andò Nicholas Barker. Ora, c’è qualcuno che ancora nutra dei dubbi sulla grandezza (non solo fisica) di questo batterista? Per me è il massimo e quando se ne andò, ecco che uno dei tasselli fondamentali che tenevano su bene il castello nero e spiritoso di Dani the Little Baron, se ne andò e non fu rimpiazzato a dovere. AndersonIl problema del gruppo è la diaspora avvenuta dopo “Cruelty…” e la mancanza di sostituti adeguati. Non sono un ammiratore di Adrian Erlandsson. Sia lui che Nick fanno le prostitute per vivere, ma mentre Barker ha stile e si sente in ogni cosa che fa, Adrian da ragazzetto era un fenomeno ma col tempo si è rivelato una delusione. Ha imboccato il giro giusto e lavora a testa bassa. Magari è simpatico, puntuale e soprattutto disposto a viaggiare, invece Nick è stronzo, non si lava e odia gli aerei. (Fine prima parte)

(Francesco Ceccamea)
  • i primi album mi piacevano parecchio, ora sono diventati veramente pessimi, dal vivo non li ho mai visti,ma chi li ha visti mi ha riferito che live fanno pena 🙁

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