ENCICLOPEDIA DEGLI SCRITTORI SUICIDI (AK-AQ)

 


Akutagawa, Ryunosuke (Tokyo 1892 – 1927)

 
Ryunosuke fu concepito da una madre folle; almeno però ebbe la fortuna di non doverci crescere. Dopo un anno di vita infatti fu affidato a certi nobili zii che lo allevarono in un ambiente culturalmente stimolante.
Quando in adolescenza la zia gli proibì di uscire con una ragazza che gli piaceva tanto, lui ci rimase tanto male.
Invece di mandare tutti al diavolo e fare come gli pareva, rinunciò alla sua educazione sentimentale e si dedicò allo studio e alla scrittura.
Dopo qualche anno, iniziò a far girare le sue prime composizioni, ma nessuno mostrò entusiasmo. Tranne Soseki Natsume, scrittore molto celebre in quegli anni, che riconobbe il talento di Ryunosuke.
Nel 1917 si laureò e iniziò a scrivere su alcune riviste. Questo gli suggerì che la vita non era così male, ma il suo caro maestro Soseki Natsume morì e lui per sfogare il dolore decise di ssposare una certa Fumiko, che non amava affatto.

Con la scrittura le cose seguitarono ad andare bene, tanto da fargli avere soldi a sufficienza per non occuparsi di nient’altro; nessuno si spiegò allora perché decise di partire per la Cina e da lì fare l’inviato (forse l’insofferenza per la vita coniugale o magari la noia). Tornò comunque molto malato e la sua salute fisica andò sempre peggio. Il successo letterario crebbe in modo inversamente proporzionale.
Un giorno un suo caro amico impazzì e questo lo riportò verso il fantasma della madre. Certe tenebrose riflessioni sulla follia che sentiva crescere dentro di lui lo spinsero a scrivere composizioni orrorifiche, e a riflessioni sull’esistenza non meno sinistre. Un giorno concluse che c’erano solo due alternative disponibili per lui: la pazzia o la morte.
Ryunosuke, in modo molto discutibile, scelse la seconda.
Il primo tentativo di togliersi la vita fu nel 1927, in coppia con un amico della moglie.
La seconda volta evitò di coinvolgere qualcuno. Ingerì una quantità notevole di Veronal (antenato del barbiturico) prescrittogli da un losco figuro di nome Saito Mokichi, psicologo e poeta di una certa fama ancora oggi.
Ryunosuke lasciò sei graziose letterine, di cui una in particolare è entrata a far parte della sua opera, una sorta di commiato dai lettori. Si intitola Memorandum per un vecchio amico, una missiva struggente in cui lo scrittore dichiara che il suo gesto è ben ponderato, non un vezzo estemporaneo.
Akatagawa è l’autore di Rashomon, racconto da cui Kurosawa trasse il film omonimo.
 
Améry,Jean pseud. Di Hans Meyer (Vienna 1912 – Salisburgo 1978)
Combatté il nazismo, finì in un campo di concentramento ma non prima di essere stato torturato dalla Gestapo. I suoi saggi letterari si rifacevano molto all’esperienza della guerra e della prigionia. Era ebreo ma non gliene importava poi tanto. La sua famiglia mostrava una blanda inclinazione all’insabbiamento, matrimoni misti e nessun tipo di pratica ortodossa. Si uccise (ma qualcuno nutre dubbi) assumendo una dose eccessiva di farmaci. E lo fece secondo alcuni perché oppresso in modo insopportabile dal suo contrasto interno: era ebreo ed era obbligato a esserlo, ma in fondo non poteva esserlo. Perché fate quella faccia, oggigiorno ci si ammazza anche per molto meno.
Aquin,Hubert (Montréal 1929 – 1977)
 
Scrittore canadese, intellettuale molto attivo. Il suo primo romanzo, poi ritirato e nascosto da lui stesso dopo averlo definito un peccato di gioventù, parlava di un suicidio collettivo di ispirazione biblica. Poco tempo dopo scrisse un altro romanzo dal titolo L’invention de la mort dove un giornalista si sente un fallito su tutti i fronti e si butta nel fiume al volante di un’auto. Il libro uscì 15 anni dopo che Hubert si sparasse in testa lasciando un messaggio con su scritto: “Me la sono spassata, era ora di finirla”
 
(continua…)