Finché morte non vi separi # 27 (rubrica black, death, grind) In questo numero: Darkestrah, Ulcerate, Deeds Of Flesh, Amon Amarth, Saprogenic!

DARKESTRAHMahac (Kyrgyzstan 2013)
Sono in assoluto il miglior gruppo black asiatico e uno dei migliori in circolazione. Come sempre i pezzi contenuti nel disco sono lunghi, spaziosi, eterei, sinfonici, trascendenti, epici, tradizionalisti, tutti sfiorati da un certo senso di incanto e d’eternità. Accaparratevi a tutti i costi Epos del 2007, The Great Silk Road del 2008, la stessa cosa fatela con Mahac e se vi rimane qualche spicciolo, visto che ci siete, fate vostro pure il mini Khagan del 2011.
5,5/6
ULCERATE Vermis (Nuova Zelanda 2013)
In quattro album sono riusciti a crearsi un zoccolo duro di fedeli seguaci e la critica li attende sempre con elevato interesse. Tecnicamente visionari, costantemente dissonanti, strazianti nella successione inarrestabile dei tempi sincopati adottati, gli Ulcerate così si fecero notare all’esordio con Of Fracture And Failure del 2007, così si sono riconfermati con i due cd successivi, così si ripresentano con questo Vermis che pare avere qualche pausa più riflessiva/introspettiva. Hanno dello straordinario le loro capacità che vengono esaltate dai tanti che questo andamento musicale di tipo estremamente ipertecnico di questi anni lo difendono a spada tratta e che io non ho più compreso dalla fine degli anni Novanta ovvero da quando la tecnica per sempre più gruppi diventava più importante dei pezzi. Interessanti, competenti, personali… ma non mi convincono mai del tutto.
4,5/6
DEEDS OF FLESHPortals To Canaan (Stati Uniti 2013)
I Deeds Of Flesh, assenti dal 2008, arrivano all’ottavo album. Non me la prendo nella fattispecie con loro. Ce l’ho con tutta questa insopportabile invasione iper – mega tecnica nel brutal death digitale e atonico. Sia ben inteso Portals To Canaan è un discreto album, ma il mio è un giudizio fondamentalmente politico e antisistemico, contro le degenerazioni del mondo odierno. Avevano ragione Evola, Spengler, Guenon e Jünger, la combinazione di tecnologia e tecnica è una morsa stritolatrice che sta disintegrando il mondo reale e tutto ciò che è vero, accettabile o auspicabile come tale. Si fa sempre più necessaria una rivolta contro il mondo moderno e nel loro piccolo non posso non dar ragione a quei simpatici folli degli Spear Of Longinus quando gridano: “death to digital death metal”.
4/6
AMON AMARTHDeceiver Of The Gods (Svezia 2013)
Con volontario ritardo mi sono accinto a sentirlo. Sarà anche, e sottolineo anche, per la mia formazione musicale ben antecedente a quella dell’esordio Once Sent From The Golden Hall degli Amon Amarth nel 1998, ma dei loro album non riesco ad ascoltare più di 3 pezzi di fila e con Deceiver Of The Gods faccio pure parecchia fatica se ci provo. Questa è robetta buona più per un pubblico giovane che conosce poco la scena death svedese, oppure per gente abituata a far girare e rigirare i dischi degli Iron Maiden o comunque per coloro che sono avvezzi a prodotti molto commerciali. A mio avviso gli Amon Amarth, pur con qualche connotazione musicale gradevole, hanno sempre fatto della melodia spicciola. Così è per me e se vi pare, e se non lo è pazienza.
3,5/6
SAPROGENIC Expanding Toward Collapsed Lungs (Stati Uniti 2013)
Dalle facce a costoro non gli avrei dato una lira, e difatti neppure un euro glielo darò, però se i Saprogenic non sanno distinguersi dalla marea di gruppi brutal death americani, sanno fare lo stesso del discreto brutal death appunto americano. Terza prova e curioso l’omaggio fatto ai Dissection con la cover Night’s Blood.
4/6

(Flavus)