Finché morte non vi separi # 29 (rubrica black, death, grind) – In questo numero: Master, Avulsed, Stormlord, Grave, Eyeconoclast!

AVULSEDRitual zombi (Spagna 2013)

Ma non è meglio un po’ di (in)sano death semplicemente diretto rispetto a certi gruppi che si lambiccano il cervello per dimostrare a tutti che riescono ad essere iper – veloci ed iper – tecnici ed iper – tesi in ogni frazione di secondo di ogni loro album? La risposta è inevitabilmente SI’!!! Gli Avulsed in tanti anni di vita, ben 22, consolidano ulteriormente la loro posizione e anzi guadagnano punti lentamente su molti altri concorrenti. Ritual Zombi è un omaggio al death di altri tempi e lo è però con l’avallo della potenza delle sonorità di oggi; è una dedica in buona parte al death svedese verso il quale hanno virato e lo è chiaramente verso i compianti Death; non poteva non esserlo con un titolo di questo genere tanto che difatti non poteva mancare nemmeno la cover Zombie Ritual del povero Chuck. E allora grazie!

4,5/6

MASTER –  The Witchhunt (Stati Uniti 2013)

Be’ è inutile svicolare ma la simpatia incide sul giudizio di un album. L’indaffarato Paul Speckmann al contrario racchiude alla perfezione lo stereotipo del fastidioso spaccone lercio americano che un po’ troppo spesso si è auto – incensato, auto – proclamandosi come uno, se non l’unico fondatore del death metal pure rispetto ad altri che all’uomo – speck non hanno nulla da invidiare o che da lui e dai suoi Master mai hanno appreso alcunché (tanto per citarne uno: Chuck Schuldiner!). The Witchhunt, simpatie o meno, è un passo indietro al precedente The New Elite, e lo è perché risulta essere fin troppo elementare nelle sue linee molto hardcoreggianti; lo è perché appare sin troppo noiosamente passatista quando è bene ricordare che anche le vecchie produzioni come Master (1990) o On The Seventh Day God Created… Master (1992) che neppure il povero Paul Masvidal (Cynic, Death) riuscì a migliorare, poi non erano di certo così trascendentali. Detto ciò quel che salva questo undicesimo dischetto è di fatto una vera “sgraziatezza” sonora in un circuito musicale estremo praticamente virtuale.

4/6     

GRAVEMorbid Ascent (Svezia 2013)

I Grave sono uno dei pochi gruppi death vecchia scuola, sempre stati death e ci vuol poco per capire che sempre lo saranno, per fortuna! Detto ciò non c’era un gran bisogno di questo EP, però ben vengano lo stesso sia le due inedite Venial Sin e Morbid Ascent sia il remixaggio di Epos, canzone tratta dall’ultimo Endless Procession Of Souls (2012) sia l’incredibile cover Possessed presa dal mediocre album Volcano dei Satyricon, e tra l’altro migliore dell’originale, strana mossa più unica che rara che inoltre dimostra la grande umiltà di Ola Lindgren il quale in questo modo rende omaggio a un gruppo con meno storia del suo e aggiungerei qualitativamente inferiore e meno serio. Poi fermi tutti! Il mini si conclude con Reality Life ovvero un pezzo estrapolato dal demo Sexual Mutilation e riregistrato… correva soltanto l’anno 1989!!!

4,5/6

EYECONOCLASTDrones Of The Awakening (Italia 2013)

Grande e invidiabile energia e competenza per questo gruppo italiano che propone un moderno e velocissimo death anche thrash, che molto deve a quel cosiddetto death svedese che spesso death non era del tutto, della seconda metà degli anni Novanta. L’età scivola via e ben sei anni son passati dal loro precedente album Unassigned Death Chapter ma la forza no, solo che si potrebbe fare di meglio con un po’ più di personalità e sonorità maggiormente veraci. Per coloro che vogliono conoscerli intanto un’ascoltata gliela diano perché se la meritano e poi diano  anche una letta alla divertente intervista rilasciata su questo blog: http://sdengher.wordpress.com/2013/08/19/incontri-ravvicinati-intervista-agli-eyeconoclast-e-recensione-dellultimo-disco-drones-of-the-awakening-prosthetic-2013/ altro aspetto che potrebbe urtare qualche convinto adepto death metallaro che poco gradisce certe tematiche liriche e certe copertine.

p.s. molto altro invece ci sarebbe da ridire sull’affermazione che il “death è sinonimo di brutal/tecnica/scuola polacca, mentre il black s’è standardizzato nel filone depressive/francese” (!?!?)

4/6

STORMLORDHesperia (Italia 2013)

Heavy metal sinfonico leggermente black. Non ho mai stravisto per gli Stormlord e continuerò a non farlo anzi li ho sempre considerati un gruppetto di terza scelta, però va pur detto che Hesperia è un cd che si fa sentire, ben fatto, con parti piacevoli che in diversi punti mi ricordano tante differenti influenze provenienti dalla lunga storia del metal. In tutta sincerità per i motivi suddetti vi consiglio di leggere altrove altre recensioni se proprio siete interessati a questo gruppo romano, sicuramente più attendibili e dettagliate della mia ma fate lo stesso attenzione perché ci sono troppi facili entusiasmi in giro nei confronti della band di Cristiano Borchi… certo meglio se non lo chiamate affatto black!

s.v.

(Flavus)