Enciclopedia degli scrittori suicidi – C come Celan

Caraco,Albert (Istambul 1919 – 1971)

Passò un’infanzia difficile e solitaria. Scrisse molto ma fu ignorato in vita e ancora adesso lo conoscono in pochi. Tra le sue cose il Supplemento alla psychopatia sessuale (divertente e di una certa ispirazione per questo blog). Fu molto legato ai genitori. Quando morì la madre scrisse un libro sul suo lutto, dal titolo Post Mortem: una delle cose più indigeste che possiate mai leggere. Non è un complimento. Dopo che gli morì anche il padre anziché scrivere un altro palloso libro decise di suicidarsi e in cuor mio dico che fu la cosa più giusta da fare.

Celan,Paul (Cernăuţi 1920 – Parigi,1970)

Poeta romeno ebreo, di madrelingua tedesca. Si uccise buttandosi nella Senna. Non è che ci stesse tanto con la testa, però. Un po’ come Virginia Woolf, ma senza il brecciolino nelle saccocce. Celan subì molto la perdita dei suoi genitori, la guerra e un’accusa infamante di plagio, a opera della vedova del poeta Yvan Goll. Prima di morire cercò di convincere il filosofo Heidegger a rivedere le sue simpatie verso il nazismo, ma non gli riuscì. Trovarono il corpo dopo quasi due settimane. La patetica fuga della morte si era conclusa nei pressi del ponte da dove si era lanciato. Se quest’ultima frase vi suona strana è perché voleva essere una citazione della poesia più famosa di Celan.

Chang,Iris (Princeton 1968 – Los Gatos 2004)

Giornalista di Stati Uniti. Depressa così tanto da non riuscire più a dormire. Inoltre si occupava di argomenti piuttosto cupi e stressanti. Se ne andò lasciando un bambino di 2 anni, Christopher.

Chamfort,Nicolas De (Clermont-Ferrand 1741 – Parigi 1794)

Scrittore francese. Si ferì di brutto con l’intento di suicidarsi. Morì dopo mesi.

Chatterton,Thomas (Bristol 1720 – Holborn 1770)

Di tutti gli scrittori suicidi, forse lui fu l’unico a trovare una ragione d’esistere nel suicidio stesso. Nel senso che prima della sua prematura dipartita, 17 anni, Thomas aveva prodotto tanto e raccolto pochissimo. Le liriche gli furono attribuite dopo vari dibattimenti postumi, ma quel suo gesto estremo d’orgoglio assoluto – preferire il cianuro alla povertà – lo rese un eroe romantico ispiratore di altri poeti. Imparò a leggere e scrivere tentando di decifrare le scritte sulle lapidi. Passò l’infanzia e l’adolescenza in una specie di autismo. Preferì la scrittura a tutto il resto. Preferì la morte alla scrittura.

Ćopić,Branko (Bosanska krupa 1915 – Belgrado 1984)

Scrittore slavo. Fu partigiano durante il Secondo Macello Mondiale e questa esperienza rappresentò il carburante principale di molti suoi scritti. Fu anche autore di storie per ragazzi, tradotto in tante lingue, alcuni suoi lavori divennero film e telefilm. Chi lo sa che gli prese, una mattina? Uscì a passeggiare e si buttò dal ponte Sava. Fu anche lui una vittima degli anni 80. Morì lo stesso anno di Brautigan.

Cowen, Elise (Washington Heights 1933 – 1962)

Bazzicò la Beat Generation. Fu amica di Allen Ginsberg e scrisse poesie di cui la maggior parte è andata persa per sempre. Il padre le bruciò dopo che lei si tolse la vita saltando dalla finestra chiusa del suo appartamento al settimo piano. Soffriva di profonde crisi depressive. Aveva un babbo (come avrete dedotto) di merda e soprattutto era innamorata di un egocentrico gay molto famoso e molto poeta.

Crane,Hart (Garrettsville 1899 – Florida 1932)

Poeta statunitense. I suoi genitori divorziarono qualche anno dopo la sua nascita. La madre sfogò su di lui la rabbia e la frustrazione verso il marito, facoltoso uomo d’affari nel mercato dolciario. A 31 anni pubblicò The Bridge e poco dopo andò in depressione. Cercò di tirare avanti, continuò a comporre e provò anche a spostarsi in Messico, ma solo per qualche mese. Durante il viaggio di ritorno a casa decise di buttarsi a mare.

Crevel,René (Parigi 1900 – 1935)

Poeta francese. Di una bellezza surreale, o surrealista, se mi concedete la squallida battuta. Figlio d’arte nel senso che il padre si ammazzò quando lui era adolescente. Il fratello tubercolotico morì ragazzino, quindi in casa di Crevel non c’era proprio di che stare allegri. La madre era una cattolica molto severa e lui invece un grandissimo gay smanioso di vivere gaio e spensierato. Potete immaginare le difficoltà insormontabili nel rapporto materno. E così se ne andò di casa e fece una vita porca e caotica finché gli resse la pompa e soprattutto le tasche. Si innamorò di Klaus Mann (v.) figlio del famoso Thomas. Prese una cotta anche per André Breton e visse un’intenza relazione con un pittore di nome Eugene Mac Cown, un americano. I surrealisti, movimento culturale di cui Crevel fece parte, lo cacciarono perché avevano diverse riserve nei confronti dell’omosessualità. Crevel non amava solo gli uomini, però. Nel 1926 scoprì di essere anch’egli tubercolotico ma non si diede per vinto. Pubblicò svariati lavori, alcuni di successo. Si sposò con una giovane americana molto ricca e poi un giorno si fece fuori aprendo il gas in cucina. Anche se si dice che la sua tristezza dipendesse dalle critiche severe che i suoi lavori avevano ricevuto, nessuno sa cosa gli girasse in testa a quel René. Se la fece finita però doveva avere il suo cazzo di valido motivo.

Cvetaeva,Marina Ivanovna (Mosca 1892 – Elabuga 1941)

Russa, fu poetessa tra le più in gamba del suo paese e per questo mal la guardava Baffone, che diede ordine di far sparire il marito e il figlio. Marina restò sola, terrorizzata e quella domenica pomeriggio non trovò di meglio da fare che impiccarsi. 

(Continua…)