Blake – Taste Of Voodoo (Hype Productions, 2013) Recensione dell’album!

Non voglio fingere di saperne più di voi, fino a una settimana fa non conoscevo questa band. Finlandesi, di Helsinki, girano dal 2002 e hanno alle spalle cinque dischi di inediti più uno di cover. Non sono male e questo sesto Taste Of Voodoo si rivela un ascolto piuttosto piacevole: buona produzione, esecuzione impeccabile e una discreta attitudine birresca e ganza. Come stile siamo dalle parti degli ultimi Shinedown mescolati ai Monster Magnet del periodo hard rock di Powertrip. Non è poco, anche se a volte la scrittura scende a livelli modesti e prevedibili. Quando però stai per cestinarli ecco il brano fico che ti trattiene dal farlo. C’è un po’ di tutto: si va dal metal boogie alla diavola di In The Court al quattro quarti in stato di ebbrezza di The Teacher, che è uno degli episodi migliori assieme a Shine.

Al di là della matrice sledge/stoner dei riffoni quello che colpisce è un sottotesto oscuro e atmosferico che emerge spesso. La canzonechedailtitoloaldisco e i suoi cori orgiastici e ipnotici nel finale, la nenia distorta al principio e alla conclusione della già citata Shine, i rintocchi cimiteriali di Find Another Day fanno pensare, come del resto lascia supporre anche il titolo, che attorno all’intero lavoro aleggi una specie di incantesimo negro in cui questi finnici slavati hanno deciso consapevolmente di confinarci. Il momento più intrigante e ambiguo è di certo la massiccia e cupa My Temple, con quel suo vortice tribale che la avvolge. Aaro Seppovaara, cantante, chitarrista e leader creativo della band, con la sua alopecia demoniaca alla Bosch e il fisico da magro notturno sembra volerci suggerire che la giungla torrida e tenebrosa in cui finiamo per sprofondare, sia nei recessi umidi e bollenti della nostra carcassa, dove un cuore nero e avvelenato di rancore sprofonda nella solitudine e nel silenzio. Il Voodoo prospera anche nelle fredde terre del nord, temuto e coltivato nelle paludi anatomiche degli uomini più tormentati.