Gallina vecchia fa buon rock! Da Cher a Joan Jett, da Lita Ford a Stevie Nicks, uno speciale che ci aggiorna sul conto di tutte le belle pollastrone che hanno superato la mezza ma che continuano a darci dentro con il ruoooock!

Riflettevo sul fatto che ci sono diverse signore un po’ agée del rockarolla che hanno fatto la Storia e che ancora oggi danno le paste a molte delle nuove “giovani” rock band. Non che non vi siano ottime realtà in circolazione sulle quali riporre la propria attenzione, e poi alla fine mi pare inutile discuterne, tanto per ogni nome che salta fuori ci sono le relative fazioni belligeranti opposte e contrarie (“sono fantastici….fanno schifo….la tua mamma fa la escort e neanche è tanto brava….e te lo sai che sei figlio dell’idraulico?….” etc etc).

– Per dire, Robin Beck, notissima negli States per il commercial della Coca Cola First Time, canzone che chiudeva l’album Trouble Or Nothing dell’89, in Europa è curiosamente “esplosa” (calmi…tranquilli, Lady Gaga e Kate Perry fanno altre cifre) con un album del 2005, Do You Miss Me (nonostante nel 2003 avesse già pubblicato il comeback Wonderland), un’operazione ordita da Frontiers che è riuscita brillantemente a riportare in auge la Beck (grazie in primis a un signor album pieno zeppo di ottimi pezzi). Da allora Robin pubblica dischi quasi a scadenza regolare, tutti validi seppur con qualche fisiologico saliscendi; ed anche l’ultimo Underneath (2013) si difende egregiamente. Bella presenza, una voce graffiante e ruvida, e un songwriting orchestrato anche dal marito James Christian (mica il primo che passa).

– C’è poi una sua quasi omonima, Robin Brock, autrice di tre album tra il ’99 ed il 2010 davvero discreti (i primi due,  Blame It On Rock N Roll e Hidden Power, anche qualcosa di più). Voce e sound meno roccioso e anthemico della Beck, ma comunque gradevolissimo, sempre in bilico tra hard rock, aor e pop, grande classe e una voce altrettanto potente. Recentemente ha un po’ perso la bussola sullo stile da seguire.

– A Pamela Moore – aka Sister Mary dei Queensryche – andrebbe dedicata un’enciclopedia a volumi. Non le manca nulla, una bellezza radiosa che pure oggi (siamo verso i 50) non ha nulla da invidiare ad un centerfold di Playboy; una voce che…mamma mia! E delle ottime collaborazioni che a partire dai Queensryche le hanno consentito di apporre le proprie corde vocali a suggello di materiale davvero interessante. Due album soul/pop oriented all’alba degli ’80, poi la consacrazione con Operation Mindrcime, il bellissimo album dei Radar RPM (2000), collaborazioni sparse, e due nuovi lavori solisti uno più bello dell’altro, l’esplosivo Stories From A Blue Room (a mio parere un capolavorissimo imprescindibile) e Resurrect Me. Metal, hard rock, una punta di elettronica, ed un’attitudine più moderna che vintage sono gli ingredienti di un sound che spesso e volentieri strizza l’occhio a Nevermore e Queensryche. La signora negli States è un’insegnate di canto coi controsi.

– Di recente è tornata anche Fiona (all’anagrafe Fiona Eileen Flanagan), cinque album dall’85 ad oggi, incorniciati tra il debutto omonimo Fiona e Unbrocken (2011). Nonostante delle copertine un po’ alla Whitney Houston, l’ugola era calda e decisamente rock (e anche qui c’è lo zampino di James Christian e della sua ganga di musicisti deluxe).

Stevie Nicks continua a sfornare dischi, con calma e per piacere, ma sempre superbi. Prova ne sia l’ultimo In Your Dreams (2011), rock adulto (e un po’ di folk), pregno di atmosfere ariose e dagli orizzonti sconfinati, di quelli che chiudi gli occhi e sogni un’intera vita davanti a te, con gioie, dolori, avventure, perdite intense e vittorie esaltanti. Dai tempi dei Fleetwood Mac questa fatina dei boschi non ha mai dato fregature. Di cantanti così pare proprio abbiano buttato via lo stampino.

– E le sorelle Wilson? Pure gli/le Heart continuano a pubblicare album; certo, in formazioni continuamente rimaneggiate, e va anche detto che le release che si susseguono con un po’ di fatica negli ultimi lustri sembrano più che altro delle testimonianze di sopravvivenza. Non nel senso che la musica sia mediocre, tutt’altro, la qualità è sempre (incredibilmente) altissima, ma la band pare sempre sul punto di sciogliersi definitivamente, mollare, abdicare, dopo tanti anni di onorato servizio. E sarebbe un peccato perché le intuizioni compositive di Nancy Wilson e quell’assurda, impossibile, irripetibile voce di Ann andrebbero elette a patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Lita Ford non molla manco lei. Per la verità aveva mollato, si era ritirata a miglior vita col marito Mastrolindo Jim Gillette alle Hawaii, ad accudire i figli (due gangster palestrati, immagine e somiglianza del sobrio maritino). Poi il menage matrimoniale è un po’ andato a ramengo, la vita da Magnum P.I. a riposo le stava stretta, e Lita si deve essere detta che quando imbracciava la chitarra fallica e girava videoclip sexy erano gran bei tempi. E allora è ritornata, dapprima con l’orripilante Wicked Wonderland – mischione di modernismo nefasto del tutto inadatto alle corde di Lita – poi con Living Like A Runaway, non certo un capolavoro ma almeno qualcosa di più digeribile per la fan base della bella Carmelita Rossana Ford, una che, dite quello che volete, ma è un po’ come la Guida o la Fenech, nonostante le rughe e l’età rimane sempre un bel pezzo di….chitarrista.

Lana Lane dal ’95 ha una produzione industriale di dischi da far invidia a una catena di montaggio cinese. Quello che stupisce positivamente però è che nella stragrande maggioranza dei casi il valore delle release è sempre stato tra l’ottimo e lo strabiliante. E’ anche vero che dopo il 2000, la qualità si è un po’ più livellata, scarsa progressione stilistica, un genere sul quale Lana si è adagiata fin troppo, per altro esagerando con le uscite a corollario; per ogni studio album arrivavano 12 live, best of, raccolte, cover album, ep e dvd. Il suo è un team inscindibile col marito Erik Norlander, tastierista emulo di Keith Emerson, da par suo coinvolto nei Rocket Scientists e autore di album solisti. Parevano gli Ayreon della California, ma poi la cosa si è un po’ sgonfiata. Adesso Lana è tutta presa dal cucinare dolci artistici.

Joan Jett è appena tornata con un nuovo album, Unvarnished. E’ sempre la ragazzaccia del rock, la Betty Rizzo della situazione. Vestita di pelle (meno ruvida della sua voce), perennemente incazzata, lesbica, e vaffanculo a tutti.

– Anche Cher è appena uscita col nuovo album, Closer To The Truth, che però non ho avuto il coraggio di ascoltare, visti gli improponibili papponi dance degli ultimi anni. Ora, Cher in carriera ha fatto di tutto, e non che la si possa propriamente definire una rock lady, tuttavia al rock ha dato tanto, perlomeno tra la fine dei ’70 e la metà dei ’90 (compreso il video di If I Could Turn Back Time che ha rovinato molte adolescenze innocenti). La sua voce è fuori discussione, poi, dovendosi riciclare in qualche modo, si è buttata nella dance pop. Il nuovo come sarà? Boh, sappiatemelo dire.

Bonnie Tyler, Tina Turner Pat Benatar non incidono materiale inedito da un bel po’, ma la menzione ad honorem ci vuole, perché senza di loro molte altre venute dopo avrebbero fatto le cassiere al supermercato. Poi c’è anche il caso di chi faceva la cassiera al supermercato e le hanno fatto incidere dischi, ma vabbè…

(Marco Benbow)