Frankenstein Army – Richard Raaphorst (Francia, 2013)

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‘Finalmente un found footage che non mi farà scendere le palle a terra.’
[Ruggiero dopo aver visto solo una clip di Frankenstein Army con un cervello al vento]

Ci sono cascato di nuovo. Mi sono lasciato ammorbare dalle anteprime per la rete, come gli esperti di settore. Ti basta vedere un nazi zombie cyberpunk e ti viene voglia di rigiocare a Call Of Duty con gli amici.  Sì, mi è bastata quella fottuta clip di Frankenstein Army. Basta un cervello esposto per illudermi che una porcata commerciale sia un potenziale film della mia esistenza.

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Esplorando il corpo umano Nazi Version

Fin da piccolo mi è sempre piaciuto il periodo della seconda guerra mondiale. Satanismo, manie, terrori, violenza, genocidio. In quell’epoca c’è stato realmente di tutto. Controversie a parte Frankenstein Army ha saputo focalizzare l’interesse mio e di altre persone. Il ritorno del found footage. Dimenticate quella cagata di Rec 3, ve li sciacquo io gli occhi. A ben pensarci la pellicola qui presente è stata meglio di quella cagata proto cristiana anti satanica spagnola chieso bigotta eccetera eccetera, peccato che…
a. Le palle mi sono calate a terra dopo un quarto d’ora.
b. l’ho visto di notte, quindi mi sono calati anche gli occhi e per ritrovare le palle è stato un problema.
c. Richard Raaphorst è un ladro di tempo altrui.

Il problema è solo uno: se spendi tutto il tuo budget per fare i mostri o ti viene fuori una porcata come Plaga Zombie, oppure crei una serie di Minion attivi come la vita sessuale in un ospizio senza viagra.

Ce l’ho duro come mio nonno; in rigor mortis

Trama: uno squadrone russo in ricognizione riceve la chiamata di alcuni commilitoni bisognosi di soccorso. Arrivano in una chiesa dove trovano le monache brutalmente massacrate. Di lì a poco raggiungeranno una fattoria abbandonata senza sapere che li si trova un inferno ricolmo di abominevoli creature.

Nel film parlano tutti in inglese, perché in Russia la lingua madre come sappiamo è l’inglese. “Ok, mi dico, è un film che devono vedere in massa, ma non possono farli parlare russo e sbatterci i sottotitoli sotto come fece Mel Gibson con la Passione di Cristo dove i personaggi parlano solo in latino e qualcosa di simile all’aramaico? Li faccio parlare un inglese dal forte accento russo. Sono ai miei esordi, chiuderanno un occhio’. Se li chiudi tu, perché non dobbiamo farlo noi?

Perché è un found footage? A proposito… ma voi sapete cosa diavolo sia un found footage? Letteralmente è quando fanno un film usando qualcosa che è già stato girato in precedenza. Poi è anche un sottogenere horror in cui si finge di assemblare vecchie pellicole consumate, filmati di telefonini e cose del genere. Frankenstein Army è un found footage perché le riprese sono opera di un tipo con la sua cinepresa HD ultimo modello Stalin 2000.
Aspetta, aspetta? Non siamo intorno al 1940? Sicuri che non siano giapponesi travestiti da russi? ‘Che ve lo dovevo fare in bianco e nero? Che sono Stanlio e Ollio? Mica sto facendo un film muto. No, registriamo tutto in HD, ma per dare un tocco retrò mettiamo di fondo il rumore della pellicola e tagli improvvisi della scena come s’interrompa un rullo. Sono un genio!’. I denti iniziano a stridere tra loro, ma ci può stare.

Primo contatto con i mostri: barcollano. Perfetti nel dettaglio, andrei a Lucca Comics con uno di loro, sai che porca figura ci farei. Ma sono leeeenti. La mia tartaruga è più pericolosa quando ha fame.

Richard Raaphorst: ” Ma Insomma, il pubblico sa quanto ho speso per costruire quei costumi? Tutto il budget del film! E se si rompono? Chi me li ripaga. Così rimonto la tenaglia allo schiaccianoci gigante? E l’uomo trampolino? E, ma così non fanno paura, sono lenti? E noi facciamo tremare la telecamera quando questi sono troppo vicini e SBAM, la tensione sale fino alle mutande e troviamo un nuovo utilizzo per la carta della scenografia di In The Market. I cessi esploderanno.

L’impatto visivo c’è, ma mi fa più paura smanettarmi con la dentiera di mia nonna che guardare ‘sti mostri. Livello di violenza da sufficienza. I nemici vengono costruiti cucendo tra loro parti di morti, altrimenti non avremmo a che fare con il dottor Frankenstein; o con un qualsiasi professore matto. Arti umani grondanti sangue e persone morenti che lanciano urla strazianti vengono trasportate su carriole d’una miniera. L’attenzione al dettaglio della scenografia è incredibile. Sembra d’essere finiti in una fabbrica degli orrori. Le storie della cripta prendono vita. Peccato che l’assidua lentezza dei mostri come sempre incida sulla tensione rendendo ridicola anche l’estenuante fuga del cameraman una volta ritrovati i suoi commilitoni trasformati in macchine della morte.

Finale abbozzato durante una seduta di gabinetto con la carta e la penna d’aquila. L’inno russo e morirono tutti felici e contenti. Manca di tensione, non c’è azione, con luoghi comuni a buttare, però i mostri almeno sono fighi. Oh, ci ho speso tutto il budget, hai capito o no?

(Ruggiero Musciagna)