I dossier di Sdangher: Il Gay Metal!

Io non lo sono (più o meno) e tra tutti i metallari che conosco, per quanto repressi sessualmente, infantili, perversi e deprimenti, di gay dichiarati o sospettati non me ne viene in mente nessuno. E tra i gruppi famosi? Risposta unanime: Rob Halford. Già, certo. Il caro vecchio Rob è gay e l’ha ammesso pubblicamente nel 1998, durante un’intervista. Non so se ci si fosse alzato e avesse combinato l’incontro con i media per divulgare la cosa oppure si sia trattato di un’ispirazione del momento, sta di fatto che l’ha detto: sono gay, gente!, quindi dovrete dare una piccola riordinata al vostro cervello, prendere tutti i dischi dei Judas in cui canto io e invertite i Lei con i Lui, perché quando dico cose tipo: mettiti in ginocchio e supplicami, io avevo in mente un bel maschiotto con un collare di cuoio, un viso d’angelo e un culo marmoreo? E’ chiaro?

 E cosa successe dopo che uno dei rappresentanti massimi di questo genere ha fatto coming out, come si suol dire? Nulla. Lui dice che ha avuto grande rispetto e solidarietà dai fans e dai colleghi, ma l’impressione di un signor qualunque che viva la propria vita lontano miglia e miglia dall’ambiente del signor Halford è che il prima possibile, la gente abbia cercato di scordare l’episodio e per lo meno, evitare di parlarne.

Altri Gay? Il tastierista dei Faith No More, Roddy Buttom; il bassista dei King’s X, Doug Pinnick. Qualcuno mi suggerisce Nuno Bettencourt degli Extreme e io penso anche al cantante dei Cinderella, Tom Keifer. Tutto sommato non ricordo una dichiarazione ufficiale e magari li sto pure diffamando, quindi non me la sento di giurarci, però un altro caso eclatante ce l’ho, ben più difficile da accettare o ignorare di Rob Halford. Esatto, Gaahl, voce dei terribili Gorgoroth, una delle band più oltranziste e brutali dell’intero movimento black metal. E lui prima di confessare le proprie inclinazioni aveva sempre onorato a dovere la parte del cattivone violento e selvaggio. Oggi però dice di amare gli uomini e vuole battersi per il bene di tutti i gay che vivono all’interno del micromondo omofobo e razzista dei blackster norvegesi. Incredibile, no? E Gaahl non ha trovato feedback da un sacco di gente, come dice Halford per se stesso, al contrario, ce ne sono che vorrebbero fargli la pelle, a lui e al fichetto di vent’anni con cui ha una relazione: il signor Dan Devero, modely agent con un volto davvero tenerello e irresistibile per un gay crudele e temibile come Gaahl.

Comunque non sono l’unico omosessuale metal, dice Halford, statisticamente ve ne sono molti altri. E se vogliono o non vogliono dichiararsi, affari loro. Certo, ma un po’ deprimente. Di cosa hanno paura? Credono sul serio che i metallari del mondo siano tutti come quei trogloditi che vivono su nel Nord Europa? I metallari sono persone sensibili, sanno cosa è la sofferenza, sono cresciuti sentendosi diversi, soli e discriminati da tutti per la musica che amano. Essere giudicato male per ciò che ami è una cosa davvero ingiusta ma il metallaro ha imparato a conviverci e questo l’ha reso tollerante verso la diversità che lo circonda, perché sa che non è giusto mettere da parte qualcuno solo perché ama cose che a te non piacciono. E poi i metallari sono anche persone più intelligenti della media, come dicono i ricercatori di non ricordo più quale università americana. Insomma qui parliamo di gente in gamba e di certo “statisticamente” hanno la loro parte di omosessuali, ma allora dove sta il problema? Se scoprissimo che Nergal è gay smetteremmo di sentire i Behemoth? E se lo fosse Adrian Smith, non continueremmo a ringraziarlo per gli assoli magnifici che ha scritto nel corso degli anni 80. Se lo fosse Kirk Hammet (e non ditemi che non ci avete mai pensato), cambierebbe qualcosa nella stima (scarsa) che nutrite per lui?

Di sicuro quel buffone di Olsson degli Shining la smetterebbe di slinguazzarsi sul palco con Hoest dei Taake o Attila dei Mayhem, confermando la gaytudine come un tabù da sputare in faccia ai fan nichilisti del black, assieme al suicidio, il nazismo e l’accoppiamento tra panda dello stesso sesso.  Insomma, ragazzi, coming out! Venite fuori. Non abbiate paura. Dite al mondo di giovani che vi adorano quali gusti avete, in che tipo di buco vi piace di più sfogare le vostre fregole ormonali.

Prendete i Rammstein, possibile che quei pennelloni muscolosi dall’aria nazi-fashion siano tutti etero? Ma andiamo. Non posso credere che la sola categoria senza gay sia proprio il metal. Anche perché se fosse così io non ne sarei felice. I gay hanno sempre raggiunto traguardi altissimi in ogni campo artistico, e se noi metallari ne fossimo sguarniti saremmo messi male.

Secondo me tante persone non ci stanno dicendo la verità. Eppure il tipico abbigliamento metal viene dai negozi di Soho, quelli per i patiti del Bondage, e fu proprio la checca Rob Halford a sceglierli e farci vestire milioni di giovani per due decadi. Il cuoio, le catene, le borchie, il machismo, i muscoli in rilievo, tutto questo è davvero molto gay. Prendete i Manowar.

Avete mai visto un film porno gay? Nemmeno per sbaglio? Io sì e ho anche sfogliato delle riviste porno per gay e che ci crediate o no, e pareva di sfogliare Metal Hammer nel 1988. Tanti fustoni dai capelli lunghi, magliette e jeans strappati e con le toppe ovunque e muscoli oliati che emergevano sotto quei tessuti variopinti. Fu uno shock per me, davvero. Vuoi vedere che il metal invece è il tipo di musica più gay che ci sia? Vorrei parlarne con Rob Halford, sono sicuro che lui mi darebbe ragione. E non crediamo che il metal sia più indietro rispetto agli altri generi musicali, in fatto di outing. A parte il periodo in cui nel rock e nel pop andava di moda vantare la propria bisessualità, vedi David Bowie, Lou Ree, Iggy Pop, o le sporadiche dichiarazioni ufficiali sulla propria omosessualità, fatte pagare tantissimo ai giornali e poi tutto sommato superflue (Elthon John) non è che ci siano stati chissà quanti gay che hanno deciso di confessarsi. Mercury per esempio non lo ammise mai in modo dichiarato. Del resto i giornali parlarono di una relazione con una donna, e con Nureyev, il ballerino russo, morto di Aids poco tempo dopo il cantante dei Queen. Dicevano che tutti i Queen erano gay e combinavano un sacco di schifezze nel dietro le quinte del Wembley Stadium. Poi c’è la storia di Freddie che se lo lascia spompinare mentre registra Bohemian Rhapsody, e subito mi viene in mente, non una groupie gagliarda ma un bel ragazzo o forse anche più di uno inginocchiato davanti al cantante mentre lui lassù grida “Mamaaaaa uuuuuuuuh!” 

E nella musica pop italiana? Anche lì pare si stia muovendo qualcosa, ultimamente. Se considerate che Renato Zero non ha mai detto di essere omosessuale, mentre De Gregori lo disse a un giornalista solo per scandalizzarlo e si ritrovò con un bel casino da sistemare.  Tiziano Ferro l’ha confessato e c’è rimasto male perché nessuno si è stupito moltissimo e anzi, i suoi cd vendono di più. Mengoni rimane un’incognita e non lo ammette per paura di influire negativamente sulle vendite. Renato Zero, tornando a lui, pare invece sia checca per convenienza, visto che gli fa vendere più dischi. 

Davvero? Vallo a dire a Mustaine e magari prova la carta outing pure lui invece di buttarla sul religioso. Che poi, come per tutto, anche con le confessioni sulla propria omosessualità, se davvero iniziassero a farne, diventerebbero una moda e finirebbero per essere tutti gay, come è stata una moda, qualche anno fa, dire ai giornali di aver subito violenza da piccoli. Cominciò Axl Rose e poi Kirk Hammet e ancora Johnatan Davis dei Korn, Chester Benninghton dei Linkin Park e persino Gianluca Grignani, cazzo. E poi, scusate ma mi viene in mente un’altra cosa, Rob Halford non è mica l’unico gay ad aver militato nei Judas Priest. Vi ricordate Dave Holland? Magari lui rientrerebbe più nella categoria dei maniaci sessuali, visto che ha stuprato un giovane di 17 anni ma con il cervello di un bambino di 9 anni che prendeva lezioni di batteria da lui. Caso difficile da definire, perché se un uomo adulto va con uno di 17 che però aveva l’età mentale di 9, è un pedofilo? Tecnicamente sì. L’accusa è di stupro e quindi è un maniaco, va bene, ma anche un pedofilo data l’età cerebrale della vittima, e soprattutto, è gay, visto che era un ragazzo e non una ragazza. Quindi Rob non era il solo. Mi stupisce che nessuno abbia chiesto nulla ai Priest di questa storia, ma alla fine, nessuno ha chiesto nulla ai Priest anche a proposito di quell’altra storia e non è un mistero che Halford se ne sia andato dalla band, nel 1992, anche perché stufo del loro atteggiamento chiuso e superficiale nei suoi confronti, visto che sapevano dei suoi gusti.

Altro caso di coming out, adesso che ci penso è il mitico cantante dell’unico disco decente dei King Kobra, Mark Free, che oggi ha cambiato sesso e si chiama Marcie Free. Suona con i riformati Unruly Child, band in cui militò anche in origine. Non ha partecipato alla reunion dei King Kobra perché quel vigliacco di Carmine Appice non si è sentito di coinvolgerlo ora che è una donna. Il batterista sorvola anche durante le interviste sull’argomento. Pensare che ha preferito quella fica in cartavetrata di Paul Shortino.

Comunque, la storia del metal va riscritta di sana pianta e questo sarà possibile solo dopo che avremo sentito la versione dei gay che hanno fatto la storia di questo genere, sotto le spoglie di mangiafiche troppo surreali per essere vere. Tutto sarà ridimensionato e molte cose dovranno essere rimesse in discussione. Per esempio, ma siamo sicuri che Paul Di Anno sia stato cacciato dagli Iron Maiden solo per dei motivi di droga?

(Francesco Cellanelretto)

  • Infernatron

    Sicuro. Gli Iron lo silurarono proprio per l’orientamento sessuale. Il suo vero nome è Paul Di Ano.

    • ahahahahaha, intuizione geniale sul cognome. Non volevo insinuare nulla, per carità. Ho detto lui ma potevo anche tirare in ballo un altro. Era giusto per dire.

      • Infernatron

        Paul Di Ano Vergine. Di Ferro. Ma è solo un caso. L’avresti mandato via anche tu.

  • orlando

    Sono gay e non ho mai avuto problemi a dichiararmi tale.
    E ci tengo a dire che ho trovato (incredibilmente, devo ammetterlo!) molta MENO omofobia nell’ambiente metal che ho frequentato per qualche anno che non in quello hardcore punk (vecchio e nuovo), nel quale ho militato attivamente per un po’.
    Non voglio generalizzare troppo, ma in linea di massima ho notato che i metallari fanno battute omofobe a tonnellate, ma poi alla fin fine con chi vai a letto non gliene frega un cazzo a nessuno, giustamente.
    Ai concerti non-metal che frequento ultimamente, invece (punk, r’n’r’, garage…) sembra che l’unico vero insulto sia “ricchione!” e ho notato un tasso di machismo e di omofobia ben più alto che nell’ambiente metal.

    • Beh, non può che far piacere la tua testimonianza. Io amo il metal ma questo non mi ha mai fatto credere che un artista gay sia meno bravo di un artista etero o che uno spettatore omosessuale vada allontanato. L’articolo ironizzava su certe pose macho del metal che magari possono condurre a effetti opposti. Il pubblico metal non ha smesso di amare Halford e la sua musica. Molti metallari adorano Mercury e i Queen e quando andava il glam metal molti “metalkids” degli anni 80 (me compreso) venivano sospettati dai compagni di banco di essere checche proprio come i gruppi che amavano: vedi, Poison, Kiss, David Lee Roth, Cinderella, Crue, a causa di quel look sgargiante e le sembianze così in bilico tra uomo e donna. Di contro bisogna ammettere che in certi sottogeneri del metal, quelli più estremi come il black, farcito di ideologia nazistoide, i gay non sono graditi. Non è un caso che proprio lì sia esploso il caso di Gaal.