Lovecraft 2000

Lovecraft 2000. Il mondo del maestro di Providence ricreato dai migliori scrittori del fantastico (come no!). A cura di Jim Turner, che in terza di copertina ci viene spiegato essere l’editor della Arkham House e che da molti anni ne cura le pubblicazioni. Nulla da obiettare. Il libro viene originariamente pubblicato nel 1995 e quattro anni dopo arriva anche da noi grazie alla Sperling &Kupfer, che sul finire del millennio pensò di avviare una nuova collana (I libri della mezzanotte) di antologie horror moderne.Turner, nella trascurabile introduzione, scrive che in fondo reinterpretare o semplicemente celebrare H.P. Lovecraft spesso per uno scrittore di medie qualità si riduce a tirar fuori da un angolo qualche mostrone tentacoluto e via e dobbiamo dire che salvo qualche buona eccezione, la cosa avviene anche in questa antologia che in originale si intitolava Chtulhu 2000 ma siccome in Italia secondo la casa editrice chi conosce il nome Lovecraft non è detto che conosca il più famoso dei suoi grandi antichi, si è preferito sostituire il nome dello scrittore a quello della creatura. La copertina è piuttosto deludente. Su un paesaggio lunare una mano con un volto che sbuca dal palmo guarda inorridito un corpo mummificato in terra. A parte che la faccia disgustata sembra quella di Clive Barker che osserva la merda che ha appena pestato, avrebbero potuto scegliere qualcosa di molto più adatto all’immaginario Lovecraftiano… uno di quei mostri tentacoluti, tanto per cominciare. Turner, nella sua introduzione non si dilunga a parlare dei singoli racconti, a parte l’ultimo, ovvero, “24 viste del M. Fuji” di Roger Zelazny, pallosissimo racconto che con Lovecraft ha poco a che fare ma che per qualche misterioso motivo l’editor della Arkham ha ritenuto meritevole di inserirlo e di una menzione speciale.

Il libro è uscito quando c’era ancora la lira e mi è costato 31.900 dindi. Se li vale? Assolutamente no.

Quindici autori rappresentativi di varie correnti, si dice in terza di copertina. Ci sono i tradizionalisti e gli splatterpunk, gli autori più rivolti alla fantascienza e i cyberpunk. Che poi, a dire il vero, a tener alto il nome dei sotto generi più estremi e “recenti” ci sono soltanto Poppy Z. Brite e Rod Sterling con due raccontini davvero insulsi. Al di là delle solite boiate scritte per convincere i lettori all’acquisto del prodotto, l’impressione generale è di avere per le mani la solita antologia con i consueti nomi (F.Paul Wilson, Ellison, Kim Newman, T.E.D. Klein) che potete trovare nell’80 per cento di tutte le antologie horror anglosassoni pubblicate da trent’anni a oggi. Una specie di mafia dal talento narrativo indiscutibile, per carità, ma in fondo non sempre meritevoli di stare in un’antologia. Di buono occorre dire che i racconti non risalgono tutti allo stesso periodo storico. C’è una specie di lavoro selettivo, di ricerca, che porta ai soliti titoli già editati in Italia prima di questo volume. “Faccione” di Michael Shea era già presente in un’antologia horror della Newton mentre “L’uomo nero con il sassofono” di T.E.D. Klein lo pubblicò la Mondadori in un’antologia di quattro romanzi brevi dedicata interamente all’autore, “Gli dei delle tenebre”. Il primo è la storia di una povera e ingenua prostituta attratta sessualmente da un signore obeso che le sorride affacciato alla finestra di un palazzo semi-deserto. Non so il motivo ma sono certo che Carpenter ne ricaverebbe un film grandioso. Il secondo mette insieme un mito funesto della Malesia e il suonatore jazz Coltraine. Di più non dico. Klein è forse lo scrittore celebrativo di Lovecraft più in gamba che ci sia. I suoi racconti lunghi raccolti nel volume della Mondadori sono straordinari e il romanzo “Cerimonia di sangue” un capolavoro che miete insieme H.P., e Arthur Machen. Favoloso.

Entrambi questi racconti rappresentano i migliori esempi presenti nella raccolta: sono alla Lovecraft ma possono reggersi in piedi anche se non ci fosse nessun Lovecraft, nel senso che non scomodano Chtulhu e si inventano qualcosa di più personale e soprattutto funzionano entrambi perché sono scritti bene, hanno un’atmosfera coinvolgente e inquietante per davvero. Il resto delle composizioni fatico a ricordarmelo e non è certo un buon segno. A volte sembra che i racconti crollino proprio nel momento in cui abbandonano la via personale per ricondursi ai soliti Grandi Antichi. “Le Pine Barrens” di F. Paul Wilson o “I volti di Pine Dunes” di Ramsey Campbell sarebbero stati ottimi racconti se gli autori non avessero mollato tutto per sbrodolare la trama al cospetto di Chtulhu mentre tutti gli altri non raggiungono la sufficienza nemmeno aggrappandosi alle creature millenarie di Lovecraft.

L’unico racconto divertente e ben fatto che celebra senza annoiare il mito dello scrittore americano e il suo immaginario cosmico è “H.P.L.”, in cui Gahan Wilson (non mi domandate chi sia) ipotizza che Lovecraft sia sopravvissuto al suo tumore, abbia conosciuto il successo e i Grandi Antichi in persona (si fa per dire). Anche “Il pesce grosso” di Kim Newman non è malvagio. Mescola hard boiled e Dagon ma non è per questo che lo salvo, il suo pregio è che fa ridere.

Prima di lasciarvi aggiunto che in questa antologia troverete ben tre personaggi che indossano pantaloni kaki in tre diversi racconti.

Se lo volete potete ordinarlo su IBS. Incredibile! Ne hanno ancora qualche copia a distanza di così tanti anni… Il prezzo scontato è 7 euro e 41 centesimi.

Oppure c’è e-bay. Come sempre.

Fatelo vostro solo se siete dei collezionisti smaniosi, altrimenti evitate e procuratevi l’antologia di Klein, “Gli dei delle tenebre” (Oscar Mondadori). Non è più in commercio ma su e-bay ve la tirano. Lì c’è anche “L’uomo nero con il sassofono”, ma il titolo tradotto in modo più letterale: “L’uomo nero con il corno”. Buona lettura!