Slugs!

Dopo averlo visto, ispezionerete per bene l’insalata prima di condirla. In effetti, l’horror spesso si è avventurato in idee narrative assai ridicole, almeno sulla carta. Sono recenti i due film che provavano a farci paura con delle pecore carnivore (Black Sheep, 2008) e una vagina dentata (Denti, 2007), entrambi riusciti in modo sorprendente. Anche se in fondo tutti gli horror si basano su spunti inverosimili: come se un tizio in frac che viene dalla Transilvania dentro una bara piena di terra e topi ungheresi, possa risultare più credibile di un preservativo assassino (Killer Condom, esiste, non sto scherzando, è del 1996). L’impresa di trasformare delle graziose lumachine in terrificanti bestie assetate di sangue sarebbe anche riuscita in mano a un Joe Dante (come se possa essercene più di uno), ma con J.P. Simon (l’autore dell’infame Chtulhu Mansion) in regia e alla sceneggiatura, due attori “soap” di nome Michael Garfield e Kim Terry, l’esito è inevitabilmente fallimentare e per questo sublime, meraviglioso. I film così brutti sono un vero miracolo quanto i capolavori, nel senso che se uno ci si mette non riesce a realizzare un totale fallimento come Slugs.

La trama è un autentico spasso: un deposito di scorie chimiche genera una nuova specie di lumaconi che emettono un muco corrosivo, azzannano la carne e in pochi giorni, passando dalla rete idrica, sbucano da tutti i cessi di una tipica cittadina provinciale americana degli anni ’80 ricoprendo ettari ed ettari di parquet. Scuoiano viva un sacco di gente antipaticissima e questo genera un’empatia tra lo spettatore ed esse pressoché totale, al punto di trasformare il trionfo del bene in una struggente catastrofe per tutti noi. Non c’è un solo personaggio che non meriti la morte: una stupida sciacquetta che la da’ all’insopportabile bullo biondo crinito e con lo schiaffo facile; un tedioso uomo d’affari con moglie alcolizzata al seguito; una sopprimibile frigida che piuttosto di darla al fidanzato e poi a un’occasionale stupratore mascherato preferisce tuffarsi in una fogna dove un fiume di lumache la aspettano per spolparla alla grande; un vecchio ubriacone puzzoso che ama e odia i cani a intermittenza; una coppia detestabilissima di giardinieri senza figli e con un fare isterico da prenderli a fucilate; un sindaco disgustosamente aggrappato al suo hamburger mentre la città è sempre più ricoperta di bava verde e cicciose lumachelle dalla trazione motrice di un carro armato. Si salvano letteralmente solo gli alcolizzati (a parte l’anziano cinofilo dell’inizio). Sorprende infatti quanto “trinchino” i personaggi. Ce ne sono alcuni che non fanno altro dall’inizio alla fine del film e molti di loro si salvano alla furia mollusca che viene dalle profondità fognarie per pura coincidenza o perché il Jack Daniels tiene lontane quelle cose. Non è specificato.

Altro aspetto degno di nota è l’uso rapsodico e totalmente asincronizzato della colonna sonora di cui colpisce per di più l’eterogeneità tematica: violini dolorosissimi alla Frankenstain Junior, guazzabugli funky pop stile porno italiano fine anni ‘80, trombette, ottoni, timpani e fagotti in un assedio aggressivo degno dell’A-Team, quando stanno preparandosi allo scontro finale con i cattivi, più un tema dominante che fa pensare a Bernard Hermann fresco reduce da una terribile litigata con Hitchcock. Le morti stupiscono per l’abbondanza di sangue e carne e di sicuro rappresentano la parte più spassosa, ma non quanto la recitazione degli attori, tutti laureati all’accademia di Peter North (altresì noto nell’ambiente del porno internazionale come Sboracus o Getto Continuo). Il doppiaggio italiano è anche più divertente degli interpreti suddetti e sembra fatto durante una festa tossica in onore di Giuppy Izzo.

Il protagonista e la sua insipida compagna se la cavano. Lui è un ispettore della sanità piacione e lei una professoressa piangina denominata in modo assai fantasioso dai suoi studenti anni ’80 come “la malefica strega”. Entrambi cominciano il film con un sacco di amici e finiscono il film senza più nessuno da frequentare, mantenendo fino alla fine la stessa espressione esistenzialista di chi ha appena perso le chiavi della macchina. Finale epico indimenticabile. Il secchione di turno che vive rintanato in laboratorio e sa tutto sulle lumache, crea una miscela letale di arsenico e litio che al contatto con l’umidità delle bestiole invertebrate diventa altamente combustibile. Il liquido viene scaricato nelle fogne con il risultato di uccidere le povere bestiole e far quasi saltare in aria l’intera città in un tripudio orgasmico infernale di tombini che spruzzano fiamme anarchico-orgiastiche degne delle scenografie dei Kiss in una fase particolarmente pacchiana della loro interminabile carriera. Esplodono case, auto, persone, quartieri, ma l’importante è aver sterminato la minaccia ermafrodita… Forse.

La cosa più bella è che nonostante i morti, il sangue, il disgusto, i cessi che traboccano sanguisughe sapientemente truccate da lumaconi con corna molto realistiche, i protagonisti faticano a rimanere seri e forse è per questo che non si guardano quasi mai in faccia, è per paura di scoppiare a ridersi in faccia. Così facendo però, in certi momenti sembra che a interpretare il film sia una compagnia di ciechi. Il che rende Slugs piuttosto herzoghiano.