11 punti per un nuovo modo di fare blogging horror

Ma forse sarebbe stato meglio scrivere horror blogging… va beh. Questi sono i primi undici punti che ho desunto da una serie di ragionamenti personali (per non dire scontenti e scazzi vari) derivanti dalla constatazione di quanto sia critica la situazione della critica bloggettara in materia di cinema horror. Tutti blog uguali, alcuni scritti bene e altri peggio ma tutti affetti da pigrizia mentale, sbrodolosi diaristica e saccenteria militante. Ho intenzione di trovare un metodo nuovo per scrivere di horror (e di molto altro) nella rete. Fanculo se non ci riesco, voglio provare. Nei prossimi giorni inizierò a pubblicare degli articoli diversi da quanto realizzato fino a questo momento. Avrete modo di giudicare e magari aiutarmi. Terrò una rubrica di cinema horror ma non saranno recensioni, dossier e le solite cose che siete abituati a trovare ovunque.

Parte delle mie riflessioni e dei punti sottostanti sono influenzati dalla lettura dei post di Elvezio Sciallis su Malpertuis. Secondo me lui rimane il migliore di tutti.

1 – Non facciamoci dire cosa vedere da nessuno.

Niente riviste, niente siti, niente di niente. L’unico criterio di scelta di un titolo è quello del percorso mentale: vale a dire un film tira quello dopo. Intuire e analizzare queste ragioni, ammettendo e approfondendo ogni tipo di contiguità tra il titolo precedente e il successivo deve essere una parte dell’articolo. Alla fine non si avrà un archivio impersonale di mondezza e qualche perla sporadica che non si è comunque avuto il tempo di godere a pieno, vista la mole di recensioni fatte e da finire ma un preciso tracciato storico di associazioni che se non interesserà nessuno, per lo meno servirà a noi stessi.

2 – Niente giudizi estetici. Non servono a nessuno.

A me piace, a me non piace. Posso scrivere milioni di motivi per sostenere quello che il mio cervello, per imperscrutabili e personalissime ragioni abbia deciso che mi va in culo o no. Cosa succede nella testa degli altri dipende da loro e può accadere solo dal momento che si siedono davanti alla TV o allo schermo cinematografico e si vedono il film. Non prima, non dopo. Non perché IO li ho convinti che è un grande film, nonostante loro si facciano due palle così o magari se lo godono sentendosi in colpa perché sempre IO come un Savonarola ho scritto una divertente invettiva sul nu disney channel dell’orrore che impera. Il fine ultimo è il godimento e questo sponsorizzarci o confrontarci il pene a vicenda conduce solo a un mucchio di seghe collettive.

3 – Io sono uno scrittore e analizzo un film dal mio punto di vista.

Se fossi pittore lo farei da un altro punto di vista e così via. Il cinema è tutte le forme d’arte messe insieme, un po’ di tutto. Non basta però essere musicista, architetto, scrittore, pittore insieme per ragionare da registi e capire sul serio il cinema. (Che poi ci sono registi che non lo capiscono lo stesso). Ma se non si è mai stati registi… Non ha senso per me parlare di cinema sul piano tecnico, come un direttore di scena, se non ho mai girato un millimetro dei miei sogni in vita mia. Se sei idraulico parla del cinema dal punto di vista di un idraulico, sarà senza dubbio più plausibile e interessante di un idraulico che parla di montaggio senza avere la più vaga idea di come si appiccichino due immagini insieme. Scrivendo di cinema da scrittore sarò incompetente ma almeno saprò cosa sto cercando (letteratura, emozione, veridicità, fantasia estrema) e saprò cosa sto trovando o meno.

4 – Il film è un contenitore infinito.

Un film è dieci, cento, mille film e l’intera storia del cinema allo stesso tempo. Un grano non fa il deserto ma un grano è il deserto. Si può parlare quindi di un singolo film non come un tassello ma anche un tutto. Un film è filosofia, cronaca, storia, fantasia, perversione, arte, sociologia, psicologia e tanto altro ancora. Ci sono mille vie da cui partire e il film ne è solo l’incipit.

5 – Documentazione ferrea, accademica.

Niente pressappochismi e sbraghi da blogger. Un blogger per essere in gamba deve smettere di sentirsi blogger e di agire come tale.

6 – Ridurre all’osso le pubblicazioni.

Una massimo due al mese.

7 – Niente diaristica.

Basta mettersi davanti allo schermo. La nostra scrittura deve essere una voce che affianca le immagini e chi guarda. Qualcuno può immaginare un rompicazzo che parla sulla poltrona vicina impedendoci di seguire i dialoghi ma non è così.

8 – Narratività.

Se abbiamo talento per la narrazione mettiamolo al servizio del film. Usiamolo per rievocare le emozioni, l’atmosfera della pellicola. Se si è narratori lo si è sempre. Un vero scrittore non smette una veste per indossarne un’altra. I grandi classici erano saggisti, narratori, lestofanti e geni.

9 – Violare tutte le regole del SEO.

Bisogna ottenere il minor numero di visite e lettori possibili dato che i risultati considerati positivi dal SEO nella vita vera sono solo una grandissima montagna di MERDA che copre quanto avete scritto. Senza contare che quei successi effimeri e meccanicistici vi porteranno a snaturare voi stessi come scrittori e spettatori.

10 – Niente monografie, dossier, se non atipici.

Basta comportarsi come dei rivistari del 1988. Basta speciali su una saga, su un mito horror inflazionato o su un regista, se proprio dovete fatelo sul montatore o il direttore della fotografia. Basta fare articoli sul kvlt movie da riscoprire. Se decidete un dossier è meglio su cose insolite, mai esplorate davvero.

11 – Un film va visto 20 volte prima di scriverne.

Bisogna usarlo come un disco, infilarlo nel lettore quando si torna a casa e permettergli di tenerci compagnia. Esistono poco più di trenta film per ogni uomo, per lo spazio che ha nel cuore e nella mente. Dovete imparare le battute passivamente. Immergervi nelle immagini fino a confondere la realtà con la fantasia del film. Il film deve diventare una cosa molto personale. Il distacco critico è solo un’ipocrisia. La mancanza di partecipazione emotiva a un film è dettata dalla superficialità con cui lo si guarda e soprattutto la smania di metterlo in un ripostiglio del cervello per passare a un nuovo, ennesimo titolo.

Detto questo, per ora, vi auguro una buona visione