Capodanno di sangre – Il terrorismo di Babbo Natale

Prima che Sdangher! fosse bannato da Altervista, avevo scritto un articolo su Babbo Natale sempre più orco temuto dai bambini. Ho ipotizzato che la diffidenza e la paura, i più piccoli la maturassero partendo dallo sguardo di quei poveri disoccupati e disadattati costretti per lavoro o per bonomia a mettersi il costume da Santa Clause e interpretare il vecchio pacioccone con la barba. Si sa, i bimbi sono più percettivi di noi adulti e spesso reagiscono con grande diffidenza o schietta simpatia a un estraneo, senza motivi apparenti. Se quindi diciamo a nostro figlio, quello è Babbo Natale e dietro la barba c’è un disoccupato etilista che picchia i figli, insomma, qualche energia malsana magari il piccoletto la recepisce e improvvisamente decide che ha paura di Babbo Natale. E insomma, quanti Babbo Natale poco convincenti ci sono nei centri commerciali, voglio dire?

Quanti uomini alle soglie di una crisi di nervi cercano di gestire dei pargoli sulle loro ginocchia per sei, otto, dodici ore al giorno trascorse a farsi fotografare e ridere con il consueto oh oh oh!? Viene in mente il Babbo Natale tra i più squallidi e sinistri della storia del cinema, il Dan Aykroyd di Una poltrona per due, film ormai tassativo per la TV delle feste. E ora è inevitabile pensare al terrorista che a Istambul è entrato nella discoteca più In della città e ha fatto la consueta strage di civili. I morti sono stati 39 circa e i feriti 69. Il capodanno italiano non ha ammazzato nessuno ma di mutilati, abrasi e sfregiati dai botti ne ha totalizzati 148. Niente male, l’Isis potrebbe rivendicare anche quelli, no?
Qui a Sdangher! siamo metallari e si sa cosa ne pensiamo di chi va in discoteca. L’istinto ci spingerebbe quindi a gioire per la scomparsa di 39 discotecari ma noi siamo equini civili e ci rendiamo conto di come un attentato riduca al nulla le differenze politiche, sociali e melomani. O meglio, no. Il terrorismo ci insegna come le differenze politiche, sociali e melomani contino sempre troppo anche quando si decide di sparare a casaccio per fare un gran casino.
L’attentatore non è stato preso e non si sa dove sia, al momento. Come Babbo Natale magari se ne è volato via al sicuro nel suo castello di ghiaccio al Polo Nord? Magari quando pubblicheremo questo pezzo sarà già stato acciuffato e sapremo pure chi è il mandante dietro la strage e perché.
L’hanno sentito gridare frasi in arabo, segno che era un terrorista, no? Già da queste piccole cose si nota il razzismo e il pregiudizio dietro la cultura mediorientale. E se questo tizio con il fucile avesse detto in arabo la discografia dei Metallica? Siamo alla stregua dei ladri napoletani che fingevano di parlare romeno così per sviare eventuali testimoni. Basta avere la carnagione scura e subito lo facciamo diventare parte dell’ISIS e persino arabo? E se fosse stato davvero Babbo Natale? Bah. In ogni caso mi sembra un buon inizio di merda per questo 2017. Mi scuso per l’indifferenza ma io mi vado a sentire il nuovo EP dei Kreator.
E comunque la vera detonazione delle bombette dell’Isis sono i media. Se i giornalisti capissero quanto sono importanti per il terrorismo finirebbero per rivendicare qualcosa anche loro.