Sepultura – Machine Messiah (2017)

Allora… il nuovo dei Sepultura? Ehm, forse dovrei specificare alcune cose prima di esprimere il mio giudizio.

Uno: io non sono un fan dei Sepultura storici. Non lo ero quando la stavano facendo, la storia, e non lo sono diventato successivamente. Conosco Chaos A.D. e Arise ma li ho sentiti una cosa come vent’anni dopo la loro uscita. Beneath The Remains invece l’ho ascoltato qualche mese fa.

Secondo: non ho sentito nessuno e sottolineo nessuno degli album incisi dai Sepultura dopo la separazione da Max Cavalera. Per mia sfortuna ho seguito un po’ le sorti di quest’ultimo assieme al fratello Iggor nei Cavalera Conspiracy e mi è toccato recensire per non ricordo quale rivista un paio delle ultime uscite Soufly ma per il resto non conosco i Nailbomb e l’80 per cento della discografia dei Soufly, ok?

Non sono molto preparato quindi, è vero, ma potrei fingere di esserlo (tra you tube e Wikipedia sapete quanto ci metterei?) però qui a Sdangher! noi le cose vogliamo farle un po’ diverse ed evitare di vendervi un’esperienza che non c’è o è molto limitata. Per quanto ne so, i Sepultura del dopo Roots magari è pieno di album sottovalutati e da riscoprire, ma sono certo che se dicessi che senza Max la band non ha più saputo realizzare nulla all’altezza del proprio passato, il 90 per cento dei metallari mi darebbe ragione. E sono convinto che nemmeno quel 90 per cento  perda tempo a verificare la propria impressione almeno dalle uscite della band successive al 2002. Si sa che i Sepultura nuovi fanno cagare. Punto. Possono registrare un capolavoro assoluto. La gente non vuole nemmeno pensarci. Sono archiviati come finiti, a meno che non tornino insieme quelli veri eccetera.

Da un certo punto di vista io sono un recensore ideale per il nuovo Machine Messiah. Non ho nostalgia dei vecchi tempi, non soffro per le direzioni alternative prese dalla band e non me ne frega niente se continuano a fare dischi che infangano gli anni di Gloria (nel senso della moglie di Max, esatto). Io ascolto l’album senza aspettarmi nulla e valutando tre cose fondamentali ma che spesso vanno in secondo piano quando c’è un nome grosso sulla copertina. Impegno – Personalità – Originalità.

E devo ammettere che Machine Messiah esce bene su tutta la linea. Quello che sento è un gruppo che a un certo punto ha deciso di fregarsene delle polemiche e si è messo a fare la musica che gli pare. I brani spaziano davvero tanto: musica etnica, latina, thrash classico, metal progressivo. Dieci canzoni tutte molto varie ed eseguite in scioltezza, come a dire che i Sepultura di oggi possono permettersi di fare qualsiasi cosa e seguire un loro percorso creativo che magari non piace ma è schietto e orgoglioso.

La title-track, la strumentale Alathea, Phantom Self, non sono brani miracolosi e probabilmente nessuno se li ricorderà tra qualche settimana, però esprimono entusiasmo e vitalità, cosa che non arriva, lasciatemi dire, da quasi nessuna release delle innumerevoli reunion-band, tutte perse a riproporre l’opaca versione dei giorni classici. So che i Sepultura non tornano insieme per problemi di contratto e non è tanto l’orgoglio, quindi non mi sento di elogiare la loro coerenza sul no dichiarato dal giorno successivo alla lettera di addio scritta da Max e fatta girare su tutte le riviste metal del mondo. Gli piacerebbe tornare insieme, riempire uno stadio e ascoltare almeno una volta prima di morire il nome della band urlato con un fragore da bucare il petto, ma ci sono delle clausole e non si può. Io comunque riconosco a questa formazione la voglia di guardare avanti e realizzare ciò che ha nel cuore. Non c’è la smania di accontentare il pubblico. Non c’è la nostalgia per un genere datato da cui si è partiti  tanti anni fa, quando non si capiva chi essere. I Sepultura di oggi sono questi. Prendere o lasciare.