Helheim – landawarijaR (2017) I vichinghi ascoltano la PFM!

Gli Helheim usciranno con il nuovo disco landawarijaR il prossimo 20 gennaio per la Dark Essence Records.
Equilibrio. Questa è la parola che penso ogni volta che sento questo album. Equilibrio di tradizione e innovazione, equilibrio tra antico e moderno, equilibrio tra aggressività e introspezione.

Dimentichiamo per un momento l’immagine di predoni del mare e prendiamo atto che i cosiddetti vichinghi, gli abitanti dei fiordi, erano un popolo fiorente, con le loro tradizioni, i loro strumenti musicali, la loro spiritualità e le loro credenze. Purtroppo ci sono molte band che hanno sfruttato questo immaginario fatto di martelli alzati e fuochi d’artificio. Attraverso landawaijaR gli Helheim tentano proprio di esplorare e interpretare gli aspetti più oscuri della cultura pre-cristiana Nord-europea, catturando lo spirito del patrimonio norreno e puntano i riflettori sull’importanza e la potenza delle rune.

Purtroppo la mancata conoscenza della lingua norvegese ci preclude la comprensione di molti dei concetti espressi nel disco che tuttavia ci vengono suggeriti dalle melodie che accompagnano questo nostro viaggio nei fiordi gelati e dai titoli che possono in qualche modo essere tradotti: il disco si apre con Ymr (dall’old norse: Grido; stessa origine del gigante Ymir, primo tra gli esseri, saggio e malvagio allo stesso tempo), seguita da Baklengs mot intet ( All’indietro verso il nulla), Rista blodørn ( Aquila di sangue), la titletrack landawarijaR, Ouroboros (ovvero Jormungand, l’enorme serpente di Midgard che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine, figlio del dio Loki) , Synir af heidindomr ( Figli del paganesimo)e la conclusione degna con Enda-dagr ( Fine dei giorni).
Musicalmente c’è un sacco da dire e probabilmente è la parte che più ci interessa. Se il precedente raunijaR in termini di qualità è stato un po’ oscillante da tracce davvero buone ad altre poco brillanti, “Landawarijar” ha la strada già spianata da Heiðindómr ok mótgangr, Asgards falls e e dallo stesso RaunijaR. Alternando voci più pulite al classico cantato scream e timpani e trombe al più blasonato blastbeat si crea un effetto quasi progressive che sfocia nella perfezione con la titletrack landawarijaR dove possiamo assaporare un omaggio alla Premiata Forneria Marconi e alla loro Impressioni di settembre che dona all’album un’eleganza e una maturità inaspettate.
Molti i guest su LandawariaR come in quasi tutti i precedenti dischi, ma nella mia profonda ignoranza ho saputo riconoscere soltanto l’inconfondibile Pehr Skjoldhammer degli Alfahanne su Synir af Heidindomr. Dalle info fornite dalla band risulta la presenza di William Hut, Morten Egeland, Bjornar E Nilsen (Vulture Industries, Black Hole Generator) e Ottorpedo, nuovo idolo di tutti noi Sdangheri.

Per accompagnare l’uscita del disco gli Helheim hanno deciso di girare due video scegliendo proprio le prime due tracce dell’album poiché, a detta loro, meglio rappresentano il “nuovo” spirito della band, esprimendo anche attraverso le immagini il concetto di ascesa e caduta che permea tutto questo nono lavoro. Dalle parole della band stessa Ymr è una canzone sul concetto di ascesa, della determinazione di se stessi attraverso l’arte e le opere, mentre la seguente “Baklengs inn i intet” descrive la caduta, la battaglia interiore, la disperazione senza fondo vissuta da un Walker of the Path.

In conclusione un album molto divertente e maturo, che conferma ancora una volta che gli Helheim ci sanno fare (per lo meno a livello musicale).

 

 

English version:

Helheim will release their new full lenght landawarijaR on January 20 for Dark Essence Records. Balance: This is the word that I think of every time I listen to this album. Balance of tradition and innovation, balance between ancient and modern, balance between aggression and introspection. Let’s forget for a moment the image of sea pirates and acknowledge that the so-called Vikings, the inhabitants of the fjords, were a flourishing people, with their traditions, their musical instruments, their spirituality and their beliefs. Unfortunately there are many bands that have exploited this imaginary made of raised hammers and fireworks. Through landawaijaR Helheim attempt to explore and interpret the darker aspects of the pre-Christian culture of the Norse people, capturing the spirit of their heritage and put the spotlight on the importance and power of runes. Unfortunately, the lack of knowledge of the Norwegian language precludes us the understanding of many of the concepts expressed in the album, however they can be inferred by the melodies that accompany our journey in the frozen fjords and by the titles of the songs that can somehow be translated: the album opens with ‘Ymr'(from Old Norse: Scream; same origin as the name of the giant Ymir, first of all beings, wise and wicked at the same time), followed by ‘Baklengs mot intet’ (Backwards to nowhere), ‘Rista blodørn’ (Blood-eagle), ‘landawarijaR’ the title track, ‘Ouroboros’ (or Jormungand, the huge snake of Midgard biting its tail, forming a circle with no beginning and no end, son of the god Loki), ‘Synir af heidindomr’ (Sons of paganism) and the worthy conclusion with ‘Enda-dagr’ (End of days). Musically there’s a lot to say and it is probably the part that most interests us. If the previous “raunijaR” as far as quality is concerned was swinging between really good tracks to other being a little lackluster, “Landawarijar” has already smoothed the way from Heiðindómr ok mótgangr, Asgards falls and from the same RaunijaR. Alternating clean voices to the classic scream, and timpani and trumpets to blastbeat creates an almost progressive effect that results perfectly with the title track landawarijaR where we can enjoy a tribute to PFM and their “Impressioni di Settembre” which gives the album elegance and unexpected maturity. Many are the guest vocals in “LandawariaR” as in almost all Helheim previous records, but in my deep ignorance I could only recognize the unmistakable Pehr Skjoldhammer of Alfahanne in Synir af Heidindomr. The info sheet provided by the band shows the presence of William Hut, Morten Egeland, Bjornar E Nilsen (Vulture Industries, Black Hole Generator) and Ottorpedo, new idol of all of us Sdanghers. To accompany the release of the album Helheim have decided to shoot two videos by choosing just the first two tracks of the album because, in their view, they best represent the “new” spirit of the band and also express through images the concept of rise and fall that permeates all this ninth work. From the words of the band itself Ymr is a song about the concept of ascent, the determination of themselves through art and works, while the following “Baklengs mot intet” describes the fall, the inner battle and bottomless despair experienced by a Walker of the Path. In conclusion a very enjoyable, amusing and mature album, which confirms once again that Helheim are savvy musicians.