La Top 14 dei chitarristi metal più sopravvalutati di sempre!

Un caro lettore di Sdangher! fa notare che in fondo noi metallari siamo molto preparati e consapevoli in fatto di tecnica chitarristica, di stile, di evoluzione e tutto il resto, quindi è difficile che un axe man sia preso per qualcosa di più di ciò che è. Per dire, continua lui: facciamo l’esempio di Kirk Hammett. Lui è famoso, rappresentativo, gli vogliamo bene, ma sappiamo tutti che è un segone. Non credo mai nessuno si metterebbe a sostenerlo dicendo che ha una tecnica e uno stile sopraffini. Gli dici che è simpatico, che è charmant, che è creativo coi suoni, che se la cava, che ha presenza, ma non puoi realmente ‘sopravvalutarlo’ a meno che non sia per ridere. Analogamente, a me non piacciono i virtuosi, Malmsteen, Satriani, Vai, Petrucci, mi scassano mortalmente il cazzo. Ma non posso dire che siano sopravvalutati, li abbiamo sempre valutati per quello che sono, personaggi tra il geniale e l’autistico che passano 23 ore al giorno con la chitarra a al collo e a fare cose tecnicamente pazzesche, e a qualcuno anche a trasmettere emozioni, occasionalmente.

Forse però il desiderio di ridimensionare i vari nomi celebri scaturisce da quello che il pubblico di fuori crede dei nostri artisti più rappresentativi. Per dire, citando ancora Hammett, non siamo noi a doverci rendere conto che tutto sommato dal 1985 ha smesso di contribuire alla causa della chitarra metal, e che dal 1989 si è lasciato superare da tutti in fatto di tecnica. Sono i non metallari che ci scassano i coglioni citandolo come esempio di virtuosismo metal. Quindi è a loro che questo articolo si rivolge, a quei rocker che non hanno mai esplorato molto le sonorità heavy ma che insistono a salvare dal pattume metallico gente come Slash, Satriani, Vai, Malmsteen, Petrucci e così via. Ecco la top 14 dei nomi che, secondo i lettori sdangheri, non hanno mai davvero rappresentato l’apice del metal e che, nonostante l’ignoranza e la pigrizia generali, continuano a proporli nelle classifiche di Rolling Stone o di Classic Rock.

1 – Yngwie Malmsteen – Lo sbrodolone svedese è tra i più citati in assoluto in qualsiasi sondaggio sull’argomento. La sua colpa principale è di non aver mai portato una nuova idea. Ha solo aumentato la velocità a livelli circensi sotterrandoci i testicoli con svisatone interminabili.

2 – Joe Satriani – Sostanzialmente il giudizio è espresso così: bravo, ok, ma c’è di meglio

3 – Slash – Bel tocco, bel gusto melodico ma lì era 30 anni fa e lì è rimasto.

4 – Chuck Schuldiner – I Death erano grandi, ok, ma chi ama la band finisce sempre per dire che lui era un genio morto nell’indifferenza. Non era un genio. La sua musica nella storia del metal ha influito relativamente. Era grande a casa sua ma rispetto persino a Malmsteen non ha contribuito chissà quanto. Trey Azagtoth, per dirne uno del suo stesso genere, ha fatto di meglio.

5 – Dimebag Darrell – Stesso problema di Chuck: melassa e retorica dopo la morte. Forse avrebbe dato ancora tanto al metal, ma con i Damageplan è dura immaginare che cosa potesse fare. Rischiava di finire nel vortice dei supergruppi come il fratello prima di rimettere insieme la line-up storica dei Pantera e realizzare un ritorno loffio alla Soundgarden o Atheist.

6 – Timo Tolkki – Ormai quasi dimenticato. Dieci anni fa era uno dei nomi più citati e stimati dai pischelli in fissa con il power. Di lui restano un paio di grandi album con gli Stratovarious. L’hanno preso per un super-guitar hero ma non sa fare tapping.

7 – Janick Gers – Il principale compositore dei Maiden dal 1992 a oggi è visto come un punto di riferimento da chi conosce solo il brano Fear Of The Dark e questo perché sul palco lui è un funambolo che si lancia la chitarra in testa e corre tutto il tempo. Che non becchi una nota è un dettaglio inutile. Vai col coro. Oooooh ohhhhh oooooohh oohhhhhooooh!

8 – Steve Vai – Uno sborrone della chitarra, col David Lee Roth si divertiva a far CHIACCHERARE lo strumento (una sceneggiata inutile e già inscenata da Hendrix alla nausea), con i Whitesnake ha FIACCATO il sound di un gruppo eccezionale (in effetti Coverdale aveva perso un tantino la magia… ) i suoi stessi lavori solisti sono sempre stati noiosi, tecnico ma niente più. Nel 2012 tipo a meta concerto è lì che sbatte la leva del vibrato sulle corde, fa i rumori con le bacchette della batteria…ecc ecc. Si,ma….quanno soni??

9 – Alex Rudi Pell – Brutto fisicamente e senza un disco decente all’attivo. E poi se ti atteggi da shredder e alla fine non fai niente di speciale beh…sparati!

10 – John Petrucci – ha avuto il merito nei primi anni novanta di far tornare l’attenzione su un certo tipo di sonorità che erano state affossate dal grunge. Poi però è rimasto vittima del suo stesso mito, ha puntato tutto sulla tecnica e non sull’innovazione senza ottenere grandi risultati.

11 – Alexi Laiho – tutti lo incensano come performer ma in realtà sfrutta solo l’esplosività del sound ed è la spalla di Janne Wirman.

12 – Jake E. Lee – Rimpiazzo mal digerito di Randy Rhoads con Ozzy e poi leader dei Badlands, gruppo sovrastimato che in realtà era un rimpasto indecoroso di Montrose e Zeppelin in chiave 80s.

13 – Zakk Wylde – Sono 30 anni che fa le stesse scale con aumento preoccupante di sciatteria nello stile e il songwriting sempre più facilone e affrettato.

14 – Kirk Hammett – ha spacciato dei fraseggi ripetuti in modo circolare per assoli e quando ha scoperto il wah-wah e poi il rimmel si è suicidato stilisticamente.

 

 

 

  • Angelo Boneless

    Dire che Chuck non era un genio perchè la sua musica non ha influito sul metal mi sembra una gigantesca cazzata, un’argomentazione veramente spicciola… Che poi potrebbe essere parecchio contestabile dato che è stato tra i primissimi a suonare in quel modo, mah!

  • Master

    Il 90 per cento te li approvo senza batter ciglio ma non mi toccate Dimebag..cazzo!