La vita è meravigliosa mentre fa schifo – Riflessione su libri, gabbie e morti violente

Salve cari Sdangheri! Qui è Padrecavallo che vi parla, anzi, che nitrisce, sapendo bene che voi capirete comunque. Queste parole immaginatele come dei nitriti antropofonici, ok? Sdangher 2.0 è appena nato. Saranno due settimane che pubblichiamo roba e ci stiamo divertendo come se ogni giorno fosse la domenica delle palme a Sodoma. Come potete notare abbiamo un nuovo header preparato con le sue dotate manine dalla nostra Anita Luperini. Il concetto a cui si ispira è la resurrezione. Quella del suo alter-ego Sasha Grinch e quella del blog intero, pugnato da Google in combutta con Altervista ma non sconfitto. Anita è indispensabile per il blog, la adoriamo, personalmente la considero irrinunciabile come la biada e se non ci fosse lei non avremmo un’estetica. Voglio dire, trovatemi un altro blog metal gestito da cavalli e con un’estetica precisa e così malata, tra l’altro. Quella ragazza è una serial killer in boccio. Basta guardare l’orribile logo di Metal Skunk per capire cosa intendo con l’avere un’Anita in squadra. E loro sono puzzole hipster, dopotutto. Neanche dovrei fare certi paragoni. Noi siamo una scuderia affiatata e poliamorosa. Ci accoppiamo tra orsi, panda, cavalli, zebre e infermiere zombi di una certa età, non disdegnando qualche essere umano, ogni tanto.

Questa domenica nevica. Almeno così dice. Io sto scrivendo di sabato sera e magari le previsioni… anzi, di sicuro, le previsioni non ci hanno preso. Potrei dare l’impressione di non avere un argomento vero e proprio da trattare e vi assicuro che purtroppo è così, ma qualcosa mi verrà in mente, prima o poi. Tutto quello che posso fare è continuare a scrivere e voi a leggere.

Sono giorni che non mi sento tanto bene. Non so se sia il cambio di tempo o la totale mancanza di prospettive lavorative o peggio i dubbi sentimentali che mi assalgono… beh, sono spesso molto giù. Passo le serate in una specie di torpore da mulo vinto dal nerbo ma dentro mi sento come uno scimpanzé pieno di coca che vorrebbe liberarsi, uscire, fare qualcosa di avvincente, una roba alla Curioso come George, avete presente?

La vita è meravigliosa mentre fa schifo, sapete? Insomma, io ho due figlie straordinarie. Non sono malate, non hanno la meningite. Non sono state ancora rapite da qualche parente pedofilo. Mia moglie è straordinaria. Voi non avete idea… senza di lei io sarei probabilmente un povero stronzo. Lei mi sta vicina e fa di tutto affinché la cosa non trapeli. Mi liscia il manto e mi inorgoglisce la criniera con degli speciali pettini emotivi. Dovreste provarla anche voi, mia moglie. Posso prestarvela, se volete.

Quali problemi ho, allora? Sono malato? Forse sì e ancora non lo so. Potrei avere una malattia rarissima che si rivelerà solo a partire da lunedì o magari ho scritto, nei faldoni del destino, che un camion mi investirà a breve.
Sapete, vicino casa mia è morto un tipo. E’ uscito dall’auto e ha detto alla moglie: “aspetta qui, prendo il pane e torno” L’hanno investito proprio mentre usciva dal negozio, nei pressi della nuova, iperbolica, rotatoria che è stata fatta nei pressi della casa cantoniera della frazione La Botte, a Vetralla. Vetralla è dove vivo. Beh, questo tipo è morto. Punto. Il pane era in terra, inzuppato nel sangue del poveraccio che mentre usciva dal negozio magari pensava a quanto era stata fatta male quella cazzo di rotatoria.

E la moglie in macchina ha visto il corpo che conosceva così bene spazzato via da una macchina, un furgone o che so io. Vi piacerebbe andar via così? Senza che neanche ci facciate caso? Sarebbe niente male, no? Beh, per come sono fatto io dico grazie ma no grazie. Io detesto che qualcosa interrompa i miei piani. Se esco da un negozio con il pane ho di sicuro il programma di mangiarlo e mi scoccia dovermene andare così, senza pane. Del resto non mi piace neanche l’esecuzione alle otto in punto del giorno tot. Anche lì muori ma sai esattamente quanto tempo ti resta, quando è ora di andare. E andare dove?

Se mi venisse un tumore oggi penserei subito di potermi salvare. Non mi spaventerei troppo perché vedo di continuo persone malate di tumore che fanno la chemio e continuano a vivere. La mia ex titolare sembra ancora viva. Spero lo sia fino all’ultimo centesimo che mi deve. Mio padre è ancora vivo, da dieci anni. Dal giorno in cui il medico disse: non c’è speranza, invece lui è ancora qui, dieci anni dopo. Ma non è detto che se ti trovano un tumore da qualche parte tu possa cavartela. C’è il nostro ex affittuario, di quando vivevamo in un appartamento, io e Mara, che è morto due giorni fa. Era giovane ma aveva un tumore in mezzo ai polmoni e di toglierlo non c’era proprio verso. Andato. Poi sapete, con il lavoro che facevo, ho visto gente che moriva un pezzetto alla volta, mutilata. Ricordo una donna che per sopravvivere fu costretta a farsi togliere il seno sinistro, poi il destro, dopo le scavarono la faccia e alla fine se ne andò lo stesso.

La vita fa schifo mentre è meravigliosa. Oggi fuori c’era la neve. Mi sono svegliato di ottimo umore. Le mie bambine erano così eccitate, si sono imbacuccate e poi hanno giocato tutta la mattina in giardino. C’era da fermarsi lì per un’ora a guardarle, dimentichi di tutto, godersele e pensare che la vita è stupenda. Ma ero troppo occupato a farmi divorare il cranio dal disordine e la sporcizia in casa. La polvere sui libri mi opprimeva e non facevo nulla per risolvere il problema. Era lì a dirmi che tanto è inutile combattere. Non si può che perdere. La polvere sui libri che ami è uno spettacolo terribile se ci si pensa. Puoi toglierla ma tanto poi torna e un giorno li coprirà del tutto.

Mio padre ha un grosso capanno in fondo a casa dove ci sono i suoi cani, ne ha otto, le galline, i conigli e quintali di cianfrusaglie accumulate nel corso degli anni. Vecchie gabbie decrepite, legna marcia, bandoni di eternit, lamiere, reti, filo spinato arrugginito, fieno muffo. Ogni volta che ci faccio un giro penso che il giorno in cui lui non ci sarà più dovrò chiamare un bulldozer e radere tutto al suolo. I cani non so a chi darli. Uno è morto probabilmente per il freddo e la vecchiaia ieri notte. Dobbiamo seppellirlo e la neve ci costringe a rinviare la cosa. Questo è il mondo di mio padre, caro a mio padre, e sta morendo. I cani sono anziani come lui e se ne vanno a ritmo di un paio all’anno. Dietro il vecchio porcile che io e lui costruimmo insieme venti anni fa, durante un’estate ventosa, c’è ormai un cimitero canino sempre più ricco. L’anno scorso ci abbiamo fatto l’orto e la terra è così grassa che non siamo riusciti a star dietro a tutta la roba che veniva fuori. Nel suo piccolo mondo, papà ci passa meno tempo oggi, ma negli anni non si poteva disturbarlo quando era lì, oggi si aggira in mezzo a tutto il caos di animali, gabbie e cumuli di letame secco e scuote la testa guardandomi in modo strano. Non sa se lamentarsi con me perché non lo aiuto a tener su tutta sta gran robaccia o se prendersela con se stesso per non essere più in grado di farlo da solo. Una volta si lamentava che non andavo mai ad aiutarlo, ora ha smesso e quasi gli spiace di vedermi lì, a sorvegliarlo, pronto a intervenire se magari cade o ha bisogno che di tirare su una roba pesante come un sacco di mangime o spostare un bidone pieno di vecchie pentole, cassette di legno e chissà quale altra porcheria arrugginita. Vedo gli stralci di sforzi passati di arginare il declino del capannone, i bandoni rifissati con delle tavole di legno ormai marcite, i buchi nelle gabbie delle lepri rattoppate con vecchi pezzi di rete. Ogni angolo di questo posto esprime l’intenzione di far ordine al trambusto che continua a imbarcare. Venga il tuo regno, papà, sia fatta la tua volontà. Mi spiace ma non ha senso per me. I cani, le galline, i conigli, gli alberi da frutto sono sempre stati i tuoi passatempi e non i miei. Spesso li hai preferiti a me, quindi si fottano con te. Io qui non voglio starci. Odio le cose che ami, papà. Tranne i cavalli, quelli no. Ma qui di cavalli sono rimasto solo io. Il capannone negli anni 80 era strutturato come un ranch americano. C’erano due cavalli. In mezzo al cimitero dei cani c’è ancora un grosso palo dove i cavalli erano legati e picchiati fino a che non si arrendevano alla volontà di mio padre. C’era un purosangue di nome Bijoux. Non si sapeva se fosse stupida di natura o per le tante botte che aveva preso in testa. Di fatto non si arrendeva. Interi pomeriggi di primavera, dolci e pieni di odori, con le farfalline intorno a me, stetti in mezzo ai fiori a guardarla mentre lui la picchiava con il pongolo, una specie di bastone di legno durissimo che avrebbe rotto la testa a un cavallo meno testardo di Bijoux. La vita meravigliosa davanti allo schifo di quella violenza. Non mi interessa dei suoi cani e non sopporto l’odore di putredine che viene fuori da quelle gabbie. Non vedo l’ora di andar via da lì.

Torno a casa mia ed entro in camera, dove ci sono scaffali e scaffali pieni di libri, riviste, DVD, riviste di cinema, musica. Un enorme archivio di stronzate. Le mie bambine un giorno lo vedranno come un mega intralcio da consegnare a una fornace. Se sono fortunato svilupperanno l’amore e la passione per i libri ma ci sono buone probabilità che non gli freghi nulla di ciò che io amo e non posso fargliene una colpa. Spesso quando leggo o scrivo, loro brontolano perché vorrebbero giocare con me e invece io me ne sto sul pc a battere la tastiera o appoggiato al frigo con un libro in mano. Tra qualche anno penseranno il peggio possibile dei miei passatempi, le mie passioni, le mie ossessioni. E un giorno faranno tabula rasa.

Qualche tempo fa una signora mi invitò a casa sua. Il marito era morto da poco e nell’appartamento c’erano scaffali e scaffali pieni di libri. Lei mi disse che potevo prenderne qualcuno, se avessi voluto. Erano soprattutto enciclopedie, collane, non c’erano romanzi o saggi bizzarri. Le dissi che non mi interessavano e lei mi domandò a chi avrebbe potuto darli.

Prova a chiamare la biblioteca, le dissi. Loro magari li prendono.

E lei: Eh, ma quanto pagano?

Io: non pagano.

E lei: allora no, pensavo di ricavarci qualcosa.

Quei libri erano una gioia per il marito e lei in onore di quello sperava di sbarazzarsene ricavandoci almeno due spiccioli. Non so se li ha ancora in casa a prender polvere o se alla fine per levarsi da davanti li abbia buttati via.

Bene, spero di avervi depresso a sufficienza. Oggi è domenica. Mangiate tanto, sonnecchiate davanti alla TV e stasera fate una lista di buoni propositi per la settimana entrante. Se qualcosa andrà storto, pazienza. Sappiate che io sto messo come voi. Anzi, io sto peggio.

  • Serena EisuoiaMici

    <3