La scena italiana e i Destruction

Quindi sono fuori da Metal Hammer Italia, il sito e la rivista on line. Ora il Fuzz può rilassarsi, non lo tradisco più e non rivelo le strategie segrete di Classix Metal in favore della redazione di Ventriglia/Magliano e co. In realtà non mi sarei mai sognato di fare una cosa del genere ma le tensioni nella guerra tra testate è alta, cosa credete? Forse che battersi in un mercato quasi inesistente sia lo stimolo per un giornalismo libero e critico nei confronti del metal italiano? No qui siamo tutti abbarbicati dietro il proprio cespuglio. All’orizzonte solo nemici, altro che fratelli metalli e c’è una sudditanza che non avete idea. E sapete per cosa? Quattro noccioline.

Tempo fa Giorgianni, curatore del sito Metal Hammer Italia e firma della rivista on line, oltre che autore del brillante e a tratti un po’ pedante libro su Tolkien, ha parlato di una situazione piuttosto conchiusa nel piccolo mondo metallaro delle riviste e le webzine (o perdonatemi, volevo dire i portali). In pratica, senza far nomi, ha detto che per una nuova webzine o una rivista che sia, è praticamente impossibile avere un posto al sole, poiché la trippa è poca e gatti già abbastanza sciupati.

Volete sapere chi si spartisce le anteprime, i promo in anticipo esclusivo? Ma lo sapete no? I pochi che ancora stanno in piedi in questo ambientino. Metalitalia, Rock Hard e basta. Se un sito come Metal Hammer cerca di far loro concorrenza perde già in partenza perché le etichette non smollano promo ed esclusive. La verità è questa. Insomma, date un’occhiata al sito di Metal Hammer. Trovate la recensione traccia per traccia del nuovo Kreator un mese prima che il disco sia downloadato dai siti russi? No. Però se volete c’è stato il track by track del nuovo Darkthrone, una settimana dopo che Metal Tracker ha già iniziato a elargirlo gratuitamente. Questo perché? Perché le etichette non cagano Metal Hammer Italia, nonostante il nome e le firme dal glorioso passato. Non cagherebbero nessuno. C’è una specie di muro. I bocconi promozionali vanno a Metalitalia. Il resto si metta in coda.

Al momento l’intera scena italiana è furente con i Destruction perché questi tedeschi da mezza classifica metallara ormai retrocessi in B per squalifica sul campo, hanno smerdato l’Italia rifiutandosi di suonare in locali inadeguati o minacciando di farlo, rompendo bottilie e offendendo familie (borchiate).

Guai a chi li difenda. Per carità. Titti Angeramo per un commento fuori dal coro si è giocata il posto all’Agglutination e non riesco a capire come cazzo sia stato possibile, che collegamento possibile ci sia tra le due cose. I Destruction sono stronzi, questo è il dogma. Prima che facessero gli stronzi al tempo di facebook erano già notoriamente stronzi, ma ora che ci sono i social la gente vive la faccenda in un altro modo e sono davvero stronzi merdosi. Devono morire male. La scena italiana insorge punta nel vivo. Locali di merda sodali con le band di merda, sodali con le webzines di merda contro i crucchi pieni di merda. Questo è un miracolo. La scena italiana metal è unita grazie ai Destruction. Quanto durerà? Non si sa ma ora godiamocela.

Io li ho visti i Destruction, giorni fa. Ho fatto il mio report e una webzine l’ha pubblicato. Il locale si è fatto rodere il culo e la webzine l’ha tolto senza neanche dirmi cosa ne pensassi prima. Ora, ok. Il mio articolo era una merda. Titti Angeramo l’ha definito il bozzetto di un quattordicenne. Ma non è per questo che la webzine l’ha prima pubblicato e poi levato. Si sono lamentati in troppi. Il locale si è lamentato. I lettori si sono lamentati. I Destruction si sono lamentati? No. Peccato. In ogni caso, l’abbiamo tolto. Ma davvero? E perché non dirmelo? Perché non ce ne frega un cazzo di quello che potessi pensare? Abbiamo parlato tra di noi e siamo arrivati all’onorevole risoluzione di levarlo. Già non ci mandano i promo, se smettono pure di farci entrare gratis ai concerti è finita.

Ecco come stanno le cose. E quindi io ho mollato la webzine e sono tornato a piangere qui. A Sdangher. Non posso farvi i nomi: la webzine è Metal Hammer Italia, il locale l’Orion. L’imperativo di questo postaccio di merda che puzza di merda di cavallo da sfiatare è: se pensi sia meglio non scriverlo, allora scrivilo. E io avevo promesso di non scriverlo. C’erano mille motivi per non farlo e ora eccomi qui a farlo, perché se non l’avessi fatto, oltre a levarmi l’illusione di trovarmi in una vera redazione, ambiziosa nonostante tutto, affratellata nonostante tutto, mi trovavo in una webzine del cazzo e gestita a cazzo. Oltre a quello mi dovevano togliere la libertà di essere sdanghero? L’illusione che io scrivo sempre quello che non dovrei perché io sono un cavallo? Noi cavalli siamo rispettosi, ubbidienti, pronti a sgroppare sotto le natiche di chiunque, se ci sentiamo rispettati e compresi, ma quando questo non avviene allora non ci mettiamo niente a scalciare via chi c’è in sella e correre liberi nella vasta prateria delle opportunità.

Una cosa riguardo la scena italiana. La scena. Sapete perché chi scrive di metal il più delle volte preferisce ignorarla? Dico a voi, gruppi, locali, etichette. Sapete perché non vi supportiamo, come dite? Non vi supportiamo perché al più vi suppostiamo. Supportare per voi vuol dire leccare il culo. Scrivere recensioni ultrapositive delle nostre big band, altrimenti corriamo il rischio di ritrovarci nei commenti le minacce di morte di qualche membro della band o dei loro supporters. Non possiamo dire quanto fanno cagare i locali dove si organizzano i concerti e di quanto facciano cagare alcuni concerti perché poi non ci invitate più e magari non ci fate entrare. C’è chi ha avuto il coraggio di stroncare l’ultimo Hour Of Penance o l’ultimo Fleshgod? Non mi sembra. Eppure sono dischi di merda, sapete? La scena italiana non crescerà mai per un motivo semplice semplice: vuol crescere senza uno spirito critico al suo interno. Vuol crescere viziata da complimenti e incoraggiamenti ma così sapete cosa succede? Che resta un bimbo stronzissimo che dopo tanti anni bisogna avere il coraggio di chiamare con il suo nome: NANO! La scena italiana è un nano che si crede solo un bambino bello e intelligente e che sta solo crescendo, ha bisogno di carezze e supporto. Supporto! Senza qualcuno che gli dica quanto fa schifo e quanto ancora deve macinare prima di ambire alle natiche di un qualsiasi gruppo tedesco, americano o Inglese la scena italiana non sarà mai niente. E così i locali. Sapete cosa ne pensano i tour manager dei locali italiani? Il peggio possibile. Quando un gruppo straniero viene a suonare qui sa che dovrà bestemmiare in dodici lingue (altro che porcodio urlato a metà scaletta).

Ecco. Adesso che ho detto cosa pensavo altre persone della scena si aggiungono a quelle che già mi hanno tolto il saluto, quelle che mi detestano e mi perculano. Pace. Vi adoro tutti. Siete bellissimi. E ora vado a fare una corsa, ne ho bisogno.

  • Marco Gulino

    92 milioni di minuti di applausi.

  • Marcello Zinno

    Credo che in molti punti hai assolutamente ragione. L’altra parte è sfogo personale, ma il tuo stile è sincero. Io non avrei cancellato il tuo live report, lo avrei lasciato on line. I lettori hanno bisogno di informazione vera.

  • jimmydock

    GRAZIE.

  • Diego Molteni

    recensione da 10/10

  • Vincenzo Vinz Barone

    Devo iniziare a preoccuparmi? Mi piace ciò che hai scritto.
    Se non forse per personaggi e interpreti (sai bene cosa penso, no?), per il tono agrodolce di chi in effetti ci tiene, di chi forse le cose vorrebbe solo vederle migliori. Massima solidarietà.
    E rispetto. Quello stai guadagnandotelo sul campo.

  • Luca Antoniazzi

    Tutto giusto da diversi punti di vista ma ci si dimentica sempre una questione molto semplice che sta alla base di tutto: all’estero i gruppi e i locali si rivolgono ai propri interlocutori (avventori, fan, ecc) come fossero clienti (e lo sono davvero!) perché tutti hanno solo di che guadagnare a suonare e a far suonare metal dal vivo. Qua da noi, invece, tutto l’ambaradan è praticamente sempre e solo frutto del lavoro e degli investimenti di appassionati volontari che fanno tutto rimettendoci sistematicamente di tasca propria, per amore della musica.
    Perciò nessuno si stupisca se, chi investe tempo e denaro a fondo perduto in favor dell’arte (ché di questo si tratta sempre), si aspetta sistematico aiuto dalla “stampa” o wannabe tale.
    In fondo, chi per esempio avrebbe mai il coraggio di denigrare un gruppo di 5 “stronzi” che, anziché mettere su una band per suonare in giro, decidesse inaugurare un canile o una mensa per senzatetto a proprie spese, anche se tali realtà fossero gestite male? Ecco, suonare dal vivo metal (e non solo) in Italia è probabilmente più difficile e dispendioso che mettere su un canile e si parte senza consensi da parte di nessuno… Per non parlare di cosa costa gestire un locale qualsivoglia in Italia ed organizzare eventi…
    La scena italiana non cresce per scelte prettamente politiche: SIAE, tasse assurde, regole stupide, visite della finanza a profusione non appena c’è qualcuno che miracolosamente riesce a starci dentro e a sbarcarci il lunario, costi mostruosi per tutti, nessun aiuto per i locali e per gli artisti, ecceteramila.
    Il problema della mancanza di autocritica degli attori nostrani è solo una conseguenza di una situazione imbarazzante stabilita “a monte” perché, per chi suona o produce concerti in Italia, si tratta sempre e comunque di una specie di “caval donato” (e costato caro) a cui è addirittura maleducazione guardare in bocca. L’alternativa, davvero, è quella di smettere tutti di suonare live e fare tutti i DJ con l’iPod: alla SIAE si gira la mera playlist preparata il giorno prima e poi si preme “play” e poi si va a bere al bancone…
    Proprio a pensare alla nostrana SIAE, vengono i brividi (e il vomito): siamo nell’unico paese del pianeta in cui, quando 4 ragazzi decidono di suonare in un cazzo di bar, essi sono, per legge, tenuti a pagare qualcosa a Jovanotti, Ligabue e ricconi vari del mainstream, indipendentemente da come andrà la serata per chi suona e per chi fa suonare; con tanto di immancabile coppia di “figli di puttana della SIAE” che vengono sistematicamente a controllare e a contare la gente nei locali che manco i servizi segreti.
    A questo si aggiungano le tasse al 52% (al netto dell’IVA) per i locali che non riescono mai a scaricarsi un ghello d’investimenti, le varie regole nazionali, regionali e comunali su orari e rumore, la difficoltà di spostamento della gente (si gira solo in auto in Italia, i mezzi pubblici sono pressoché inesistenti in quasi tutta la nazione), la perenne mancanza di soldi delle generazioni giovani e chi più ne ha più ne metta.

    Quando le regole in merito alla musica e la situazione sociale in Italia saranno le stesse che ci sono in Germania (o in altri paesi dove ha un senso dedicarsi all’arte in generale), allora si potranno fare paragoni realistici MA, con la situazione attuale, non c’è altro da fare che tapparsi il naso e ringraziare il cielo per tutto ciò che qualcuno riesce ancora a combinare, anche perché il futuro non promette nulla di migliore, anzi…

  • Gino Di Giordano

    Fateci caso, i migliori gruppi italiani di sempre, i Death SS e i Vanadium (e per motivi diversi i Lacuna Coil), sono anche quelli presi più per il culo dagli stessi italiani. Brava gente, no?