Tenere un cadavere in casa per 1200 euro al mese

Qualche giorno fa, a Pescia, in provincia di Pistoia è stata trovato il corpo di una donna nella propria casa. La figlia di 51 anni ha tenuto il cadavere nella camera da letto per 10 anni fino a che un bel giorno ha dovuto chiedere aiuto al vicinato per un problema alla caldaia. I vicini, una coppia, hanno fatto caso alla sporcizia della casa, alla gran confusione e alla incredibile quantità di deodoranti in giro. Secondo la loro testimonianza la signora durante tutto il tempo che erano lì a cercare di far ripartire i termosifoni ha dato evidenti segnali di nervosismo e inoltre ha proibito assolutamente di entrare in una delle camere, senza specificarne la ragione. I due vicini sono tornati a casa e hanno subito chiamato i carabinieri.

Ecco, fermiamoci un attimo. Dopo aver letto questa notizia sul Fatto Quotidiano, ho pensato – cacchio, chissà quanto deve aver sofferto questa figlia… l’avrà voluta con sé, continuando ad accudire morbosamente la madre anche morta, perché probabilmente non voleva lasciarla andare, non poteva distaccarsene, chi lo sa? Continuava a tenere la mamma nel suo letto di morte, ormai diventato un tutt’uno col cadavere. Volevo sapere di più di questa storia e così ho provato a cercare su Google altre info sulla faccenda. Mi sono imbattuta subito in un articolo sulla stessa vicenda ma che dava una prospettiva totalmente diversa da come me la ero immaginata io.

Il corpo della mamma era stato nascosto in alcune coperte e poi imbustato. La figlia continuava a tenerlo in casa per riscuoterne la pensione. Non c’entrava un legame affettuoso con la madre deceduta; semmai con 1000 e passa euro al mese.
Conservare un cadavere perché incapaci di recidere un legame affettivo con la persona che era in vita e non c’è più è da pazzi, ok, ma anziché giudicare si dovrebbe approfondire l’argomento e studiare antropologia culturale a paccate. Ci sono paesi dove i morti e i vivi coabitano, altri posti dove si bruciano e spargono in mare. La scelta di mettere un cadavere sotto terra e portargli i fuori il 2 novembre non è detto che sia l’unica accettabile per tutti quanti. Un corpo ormai senza vita è materia che si decompone, il sangue che ci scorreva dentro si secca, la pelle è fredda, il corpo comincia a esalare odore cattivo, ingiallisce, cambia colore, e a guardarlo ci sembra quasi impossibile che su quelle spoglie ci abbiamo riversato baci, sguardi, abbracci, parole. La persona amata non è più in quelle spoglie, dice qualcuno, è in paradiso o all’inferno, ma questo per me è un’illusione. Quella materia diventa pian piano terriccio per le piante, ecco è la verità, secondo me. L’amore però a volte spinge le persone a gesti estremi di attaccamento che sfidano anche la morte e tentano di guadagnare in qualche modo un’eternità. E magari si preferisce affrontare la decomposizione piuttosto che dire addio a chi si ama. Boccaccio nel Decameron scriveva di Lisabetta da Messina, innamorata del giovane Lorenzo, che viene ammazzato dai fratelli della ragazza. Lei, grazie ad un sogno rivelatore riesce a trovarne il corpo da cui ne taglia la testa, che mette poi in un vaso di basilico. Non passa giorno che Lisabetta non pianga sulla pianta e si disperi trasferendo sul quella,l’amore per l’amato. Romantico e malato, ok ma è sempre un modo molto umano di ribellarsi alla morte. A Brescia, un anno fa, un’anziana disabile ha vegliato il cadavere del marito per due settimane, convinta che lui fosse ancora vivo e bisognoso di cure. Folle, tragico ma in fondo c’è qualcosa che redime in fondo a questo genere di orrore necro-domestico. Mentre il caso di Pescia, con la figlia che riscuote i soldi della pensione della madre e si sorbisce il cadavere di scusabile non ha nulla. Voi la terreste dieci anni una mummia in casa per 1200 euro al mese?