Dire Straits – Quando la distorsione si propaga alla realtà

All’inizio degli anni 70, lo scozzese Mark Knopfler è un mediocre critico musicale per lo “Yorkshire Evening Post” di Londra e suona nei pub con i Booze Brothers.

La vita nella capitale non è per niente facile, al punto che il nome della band che Mark mette insieme con il fratello David e un paio di altri amici è Dire Straits (“Terribili ristrettezze”).

Knopfler è un tipo introverso e non crede molto in quello che fa. Compone un sacco di materiale ma ne propone poco e fosse per lui non andrebbe in giro a suonarlo nei locali.

Poi un giorno i Dire Straits decidono di incidere un demo e vedere che succede. Tra le canzoni c’è un pezzo che sembra piacere persino a Mark, si intitola Sultans Of Swing e il destino vuole che arrivi nelle mani del dj Charlie Gillett della Bbc che se ne innamora e lo passa in continuazione.

Il pubblico gradisce e nel giro di poco tempo il gruppo guadagna una certa fama, al punto da essere band di supporto ai Talking Heads di David Byrne, per alcuni concerti.

Nel 1978 i Dire Straits entrano in studio per realizzare il disco di debutto che presenta una nuova versione della ormai celebre Sultans Of Swing più altri futuri classici come In The Gallery e Wild West End.

Lo stile rock misurato, essenziale, mette in risalto le qualità di Knopfler come chitarrista e cantante (un incrocio tra Eric Clapton, Chet Atkins con Bob Dylan al microfono).

L’album stenta a vendere, ma grazie all’attività concertistica, a poco a poco decolla. Il secondo lavoro in studio, Communiqué non mostra grandi passi avanti nell’evoluzione della band. I Dire Straits sembrano ribadire senza incertezze quanto già detto nell’esordio omonimo, confermando però le qualità musicali di Knopfler e l’efficacia della formula compositiva. In ogni caso, il disco vende anche 3 milioni di copie.

I soldi portano problemi. Come dice il vecchio adagio, la povertà unisce e la ricchezza divide. Durante la lavorazione del terzo disco, con sorpresa generale, il fratello di Mark, David, abbandona il gruppo polemicamente per dare inizio a una ridicola carriera solista all’insegna del pop più sfacciato, cadendo presto nel dimenticatoio.

Per i Dire Straits invece le cose continuano ad andare alla grande. Gli album Making Movies (1980) e Love Over Gold grazie ai rispettivi singoli Romeo & Juliet e Private Invastigations proseguono l’ascesa della band, aumentando la reputazione del loro leader e compositore principale.

Knopfler, dopo aver collaborato con Bob Dylan, è sempre più richiesto nell’ambiente, lo vogliono Van Morrison, Phil Lynott, ancora Dylan e molti altri. Anche il cinema lo reclama e l’esperienza come compositore di colonne sonore (Local Hero) influenzerà i successivi passi discografici dei Dire Straits.

L’album del 1985 Brothers In Arms balza in cima alle classifiche sia in Europa che in U.S.A. Gli americani impazziscono per Money For Nothing e il rispettivo videoclip sperimentale trasmesso a ruota da MTV, mentre l’Europa si scioglie grazie a Walk Of Life e So Far Away.

Il tour di 200 date a supporto del disco non fa che alimentare il fuoco dei Dire Straits in tutto il mondo. Ormai Knopfler è una nuova icona del rock e il suo modo di suonare senza plettro (dicesi “fingerpicking”) conquista sempre più ammiratori, al punto da convincere il timido scozzese a mettere da parte il gruppo più lanciato di metà anni 80 per occuparsi della propria carriera solista.

La sigla viene infilata nel congelatore e tirata fuori giusto per un paio di concerti molto speciali: quello per il compleanno di Mandela e il festival di Knebworth assieme a Clapton ed Elthon John.

Il ritorno avviene nel 1991, quando ormai nessuno pensa quasi più alla band. L’album On Every Street, concepito per essere un lavoro semi-acustico country blues, si trasforma in un classico prodotto Dire Straits, con brani elettrici nel loro vecchio stile come Calling Elvis e Heavy Fuel e la messianica title track. Questi singoli però non riescono a lanciare alle stesse altezze On Every Street rispetto a Brothers In Arms. Alla fine dell’imponente tour, Knopfler dichiara conclusa definitivamente l’avventura artistica dei Dire Straits.

Mark non ama il modo in cui il successo finisce per distorcere ogni cosa. Già ai tempi del loro “biggest album” tutti incoronano la band solo perché riuscivano a guadagnare tanti soldi e non per gli effettivi meriti artistici. L’insofferenza si è fatta sentire durante il tour di On Every Street. I Dire Straits, secondo le parole dello stesso Knopfler, sono ormai una cosa troppo grossa, imponente, al punto in cui gli capita di pranzare con gente dello staff che neanche conosce. Il bisogno di una vita più appartata e tranquilla lo convince a chiuderla lì, tornando con qualche album solista giusto per non perdere la mano.