Gli Eagles – country rock tra satanismo e motoseghe

Pare che nella fotografia interna del disco più famoso degli Eagles, Hotel California, con la band che sorride nel mezzo di una festa, tra i tanti invitati in penombra ci sia Anton LaVey, nascosto per metà dietro un lampadario. E, oltre all’autore della famigerata “Bibbia Satanica” e tipi piuttosto inquietanti con maschere di animali, c’è chi è convinto faccia capolino persino il diavolo stesso, nella forma di un’avvenente e inquietante donna di colore per metà inghiottita nella zona più buia del portico.

Sembra inoltre che l’Hotel California della celebre canzone non sia un semplice albergo nel deserto dove il gruppo si ferma a riposare durante un lungo ed estenuante cammino ma un luogo di amplessi feroci e solitudine, dove follia e disperazione aleggiano nei lunghi corridoi e ristagnano nelle fastose stanze. C’è chi giura che alcuni membri degli Eagles siano entrati a far parte della Chiesa Nera di LaVey e che il rassicurante e romantico country rock “mangiaclassifiche” del gruppo californiano nasconda risvolti ben più sinistri.

Del resto la band di Glen Frey (cantante e chitarrista) e Don Henley (cantante e batterista) incontra il grande favore del pubblico sin dai primi due dischi incisi per la Asylum: l’omonimo del 1972 e Desperado dell’anno successivo. Brani come Take It Easy e Tequila Sunrise a metà tra pop, rock e Nashville sound offrono una fresca ventata di spensieratezza dopo il torbido e violento tracollo di Altamont.

Non c’è più molta voglia di fare rivoluzioni e friggersi il cervello con gli acidi in nome di una espansione delle percezioni sempre più inverosimile, non ci si vuole più abbandonare ai bagni di fango a ridosso dei tetri boschi dove alcune sinistre comunità di hippie attendono il momento propizio per invadere abitazioni di gente ricca e massacrarla. La musica degli Eagles è proprio quello che ci vuole per distrarsi. Cavalca l’exploit del country rock con un tempismo micidiale e proprio quando questo genere sembra perdere colpi ecco la sterzata di On The Border del 1974 verso un rock più abrasivo ed energico ma senza smetterla con le solite irresistibili ballate tipo Ol’55 o The Best Of My Love.

One Of These Nights (1975) aggiunge hit e soldi alla scalata al successo che avviene una volta per tutte con il vendutissimo Hotel California (1976). Il gruppo è all’apice ma la festa si conclude presto. Ciò che il Diavolo ti dona poi passa a riprenderlo con gli interessi. Iniziano i dissidi interni e i problemi con le droghe. La band è così dedita agli eccessi al punto di aver coniato un termine per descrivere il comportamento quando si è fuori di testa. Gli Eagles dicono tra loro: “fare il mostro”.

Il chitarrista Joe Welsh, il talentuoso ultimo innesto nella formazione, decisivo per centrare meglio il sound degli Eagles, ha una massima che applica durante ogni tour, incidendola sui mobili degli alberghi dove si trova a pernottare: “Party ’til ya puke” ovvero “divertiti fino a vomitare” e sembra che lui non sia mai venuto meno a un simile comandamento, comportandosi in modo davvero allarmante.

Tra le varie bizzarrie c’è quella di girare sempre con una sega elettrica nei bagagli, così da fare a pezzi la camera con grande rapidità ed efficienza. Gli hotel dove gli Eagles si fermano sono pronti a tollerare simili vandaliche prodezze soprattutto perché il gruppo ha fama di ripagare sempre tutto ciò che distrugge. È un modo di metabolizzare ciò che Frey e gli altri definiscono “una vita nella corsia di sorpasso”.

Dopo i trionfi di Hotel California le cose però non girano più e Randy Meisner, bassista fondatore, decide di mollare gli altri per dare il via a una modesta carriera solista consumatasi in tre album ormai dimenticati. La band non si arrende e inizia a lavorare al successore del grande best seller, ma la confusione è molta, l’ispirazione quasi nulla e il costosissimo The Long Run (1979) viene giudicato come il loro prodotto peggiore, con la maggior parte delle composizioni di puro pop sbracato e concepite giusto per soddisfare le esigenze del pubblico beota e continuare così a pagarsi i vizi contratti in tanti anni di successo.

Dopo l’uscita dell’album, gli Eagles cominciano un tour enorme per promuoverlo ma non ne escono vivi, anche se ne traggono il doppio “Eagles Live” (1980) che li porta all’ennesimo disco di platino. Nel novembre dello stesso anno, il batterista Henley è arrestato a casa sua con l’accusa di possesso di cocaina e altre schifezze di cui è imbottito. La polizia trova in camera una ragazzina nuda e in stato confusionale che gli vale anche l’accusa di corruzione di minorenne. Un vero disastro che porterà il musicista a sottoporsi a un programma di recupero di due anni decretando la sua momentanea uscita dall’ambiguo “Hotel California”, su cui continuano ancora oggi le supposizioni: bordello gestito da una certa Mamy? Un covo di satanisti e degenerati? Un ritrovo per tossicodipendenti?
“Questo potrebbe essere il Paradiso oppure l’Inferno” dicono gli Eagles nella canzone, “alcuni danzano per ricordare e altri per dimenticare… Benvenuti all’Hotel California, un posto così piacevole…”

Alla fine del 1982 la band è ufficialmente sciolta. Ci saranno delle reunion commemorative e qualche nuova raccolta ma più nulla di serio.