Metal Circus V: Simonetti’s Goblin, Archgoat and more

 

Mi sono svegliato un po’ tardi, più del solito dopo un concerto. Finito di pranzare, per la prima volta voglio buttare subito nero su bianco gli avvenimenti accaduti, ancora vividi nella mia mente assieme al freddo. Blocco l’articolo che stavo leggendo, apro youtube, controllo le notifiche ma non è questo il momento. Partiamo con la colonna sonora dai.

A dire il vero questa traccia da quando l’ho ascoltata una sola volta, una sola fottutissima volta, non sono più riuscito a togliermela dalla testa. Colonna sonora personale del mio viaggio mentale. Poi ho capito che l’articolo andava ragionato e vi ho messo una settimana per concretizzarlo.

Quinto Metal Circus in quel di Foggia, il terzo a cui presiedo, il primo in forma Cthuliana.
Un duetto il nostro, tra cavallo, polipo e signora cavallo, unici destrieri della serata; eppur nel cuore porto la malinconia dell’assenza del nostro pony preferito. My Little Pony rimarrà per sempre il cartone più seguito.

Arriviamo con calma, con leggero ritardo per i nostri soliti standard, ovvero sempre mezz’ora prima dell’apertura dei cancelli. Ci piace essere puntuali, che cazzo. Birra alla mano, i Bifrost me li ascolto dall’entrata. Non posso fare commenti, sto crepando di freddo e la birra ghiacciata non aiuta le mie sinapsi suicide. Qualcuno mi vede col passamontagna di Cthulhu, tra risate e commenti. Il meglio deve ancora iniziare.

Scappiamo veloci al bagno quando iniziano gli HAZE Illumina. Per dire… fisso il palco. Piego la testa prima a destra. Piego la testa poi a sinistra. Mi avvicino. Comprendo. Cerco di comprendere. Errore 404. Sono fuori al gelo con in mano un’altra birra.

Perdo sensibilità alla mano destra. Non riesco manco più a piegare le dita. Qualcuno mi si avvicina ridendo e chiedendomi dove diamine abbia preso il passa montagna di Cthulhu. Indico la signora cavallo. Siccome sono anche un tipo timido, tiro fuori anche la maschera del cavallo e lì parte una ola. ‘Quindi sei tu l’uomo cavallo?’. Pensavo d’essere un cavallo uomo a dire il vero, ma non disdegno i complimenti. Scopro che esistono quasi leggende nei mie confronti, domande in rete (mai viste) in cui la gente si chiede chi è quel folle che si scatena per i live mascherato, nonostante io non abbia mai nascosto che il cavallo è il mio vero volto.

“Io ho creato un mostro.” sono le ultime parole che signora cavallo mi elargirà.

È il turno dei deathster Lectern. Un ascolto piacevole in cui ho modo di scatenarmi in modo non troppo eccessivo. Il pubblico è ancora rado, lo spazio sotto al palco basterebbe per un elefante con le emorroidi, e potresti comunque evitare la pioggia di merda insanguinata. Solo come lo sono stato la prima volta che mi sono masturbato, mi scotenno la maschera con le leggendarie tecniche di modellazione facciale tramandate da cavallo a cavallo.

Signora cavallo mi lascia prima che il gruppo concluda per fumare una sigaretta. Noto però che i tempi d’attesa si stanno dilatando. Il gruppo ci lascia. E così esco fuori sentendomi dire ‘mi sa che gli Archgoat non suonano più’.
Ai posteri, non so cosa sia successo, ma il Karisma porta sfiga a questo punto. È la maledizione dei Destruction.
È scattata la rissa tra gli Archgoat stessi, e signora cavallo mi conferma siano anche volati dei pugni. La tensione è così rigida da rendere l’aria fuori irrespirabile più di quanto non fosse per il freddo. Il chitarrista ormai s’è semplicemente rotto il cazzo; se ne vuole andare. Certo, vai pure, tornatene in hotel, abbandona quei quattro gatti in croce che sono venuti per sentirti. Seguo il discorso a distanza, ho paura. ‘Quelli sono finlandesi, è normale’ mi dice un ragazzo. A me non sembra normale rovinarmi le serate a prescindere dalla nazione, vero Lucca Comics?

Seguono trattative per convincere il gruppo a non fuggire. Sinceramente frega poco. Ho freddo, sono stanco, ho sete di birra e musica. I Martyrium s’apprestano a salire sul palco.
L’ultima volta che me li nominarono, fu un ragazzo di Malta su Skype, tra considerazioni non proprio benevole. Paragoni con i Dimmu Borgir, la voce femminile. Se voleva farmeli odiare, c’era riuscito a pieno. Aspettative scarse? Non mi ricordavo manco che  dovevano suonare quel dì.
Seppure il palco piccolo non permetta una libertà di movimenti ottimale (stanno parecchio stretti), il gruppo si fa piccolo piccolo, esibendo così la propria scenografia. E ringrazio che non si siano portati dietro il tastierista, sostituito da dei campionamenti, altrimenti mi chiedo dove diamine se lo sarebbero poggiato.

Locale ancora vuoto, sono tra i pochi ad avere coraggio di… muoversi?! Avvicinarsi al palco?! Ragazzi, se volete rivelare che in Italia i metallari hanno il culo pesante ci state riuscendo.

Con zero aspettative mi godo una performance ottima in cui la cantante non disdegna pose lascive e io rido pensando a quel mio amico, che forse un’erezione gliel’avrebbe anche regalata. Sai che sto parlando di te, mio masturbatore seriale.

Vogliamo dirlo? Il gruppo che m’è piaciuto di più fra tutti, nonostante un problema tecnico iniziale in cui la strumentazione è andata a puttane durante la… prima, forse seconda traccia, diventando un ammasso sonoro di feedback e rumore. Noise is the new melodic black metal. Io la differenza a dire il vero non la noto subito, avvezzo alle sonorità noise c’ho messo un po’ per capire che ‘ah, ma non è voluta la cosa’.

Ho modo fuori di scambiare due chiacchere col bassista, persona molto alla mano, che mi stupisce quando mi si rivolge anche con alcune parole in italiano. Mi ha rubato il cuore e non solo quella sera.

Toh guarda, è arrivato del pubblico finalmente. Niente di eclatante, ma almeno qualcosa si muove. Ora se fossero anche metallari ne sarei felice, invece è solo una massa di persone normali. Ma porco dio, oggi una… dico una grazia me la mandano?

Claudio Simonetti alla consolle ci saluta con i suoi Goblin e lo ringrazio per averci risparmiati sermoni di Cronos memoria sul passato del gruppo tipo ‘I Veri Venom Goblin’. Si spazia per lo più tra colonne sonore di film, quali i classici d’Argento, Romero, ma anche pezzi originali e sopratutto cover, come quella dedicata a Carpenter e il suo Halloween.

A mio modo di vedere sono stati magistrali. Piccole sbavature, non volute del resto, perché ripeto… quel palco va bruciato col DDT, i Goblin ci regalano una performance unica mentre sul telone dietro di loro vengono riprodotte clip tratte dai film a cui fanno riferimento le tracce suonate.

Le ultime battute, da Carpenter in poi, le passo seduto accanto a signora cavallo, annoiata dal gruppo (non è una loro fan), ma anche stanca per via del proprio lavoro. A Profondo Rosso però mi sono dovuto alzare in una ola finale se no dai, che cazzo sono andato a fare? Siamo lì tutti solo per quello.

E infatti così è stato. Come quando al cinema il film finisce, ancora prima che i titoli di coda spuntino sullo schermo, la sala si evacua come l’intestino quando torni a casa dopo una settimana che non ti siedi sul tuo gabinetto. Cioè, ditelo che siete stronzi. Prima quello degli Archgoat s’è incazzato che non c’è nessuno; diamogli ragione del resto.

E no, il pubblico italiota deve tenere fede alla sua fama, e nonostante sia a malapena l’una di notte del SABATO, e stiano per salire sul palco i cazzo di Archgoat, molti devono aver pensato cose tipo ‘fanculo io domani mi devo masturbare presto’. E la sala si ritrova sgonfiata di tre quarti.

Un solo commento: freddi. La rabbia è tangibile. Quasi ho paura ad avvicinarmi, non sto scherzando. Distaccati, nervosi, chiaramente non vorrebbero essere lì sopra. A riguardo la performance la dice lunga. Nessuna interazione con il pubblico, e forse questa la possiamo anche considerare una scelta stilistica del gruppo, che è un totale zero. C’è un cazzo di muro così tra il pubblico, il palco e loro stessi. Chi lo nega è solo uno stronzo lecca culo. La mia lingua non sa neanche che sapore abbia un culo.

I pezzi sono godibili, e bisogna ammettere che gli Archgoat sono pure bravi, ma è come fissare un dvd. Avete presente no? È divertente, ma non ci sei. Sì, lo puoi commentare con gli amici, ma non sei lì. Sei in piedi, con gli occhi vigili, qualcuno poggiato al bancone del bar, tipo… sapete no… come quando vai a sentire per l’ennesima volta il gruppo degli amici tuoi e sì, li supporti, ma preferisci fare altro, goderti un drink, fare finta di essere morto.

Nessun bis. Finito di suonare gli strumenti vengono scollegati dagli amplificatori, il pubblico lancia un applauso smorzato, ma nessuno che inneggi al bis. Hanno finito di suonare? Cazzo non vedevo l’ora. Ecco la sensazione generale. Mezz’ora scarsa di concerto. Ho fatto cento chilometri per vedere tre tipi scazzati per mezz’ora di concerto.

Tirando le somme:

-Pubblico deludente.
-Martyrium molto simpatici, Goblin magistrali…
-Ma la scaletta dei gruppi è stata come cucinare la paglia con una nutella di terza categoria.
-Archgoat bocciati. E pensare che me ne avevano parlato benissimo.
-Io al prossimo concerto al Karisma, col cazzo che ci vado.