Exhumed – To Consumed : storia della band che eh, ma sono spiccicati ai Carcass!

Gli Exhumed sono come un gioioso e grasso parassita artistico. Nati sul groppone dei Carcass nella loro fase di transizione dal grind al death metal, l’ensamble californiano non ha fatto altro che riproporre quelli che ormai sono diventati gli stereotipi da cui la band originale ha sempre tentato di tenersi lontana (tranne che per l’ultimo, celebrativo Surgical Steel). Gli Exhumed non hanno mai inventato nulla, non hanno mai voluto trovare una via personale al metal estremo. Si sono soltanto dati da fare per ridurre il senso di nostalgia nato dalla dipartita dei Carcass nel 1996. I loro dischi ripropongono variazioni neanche tanto fantasiose dei momenti più fichi di Necroticism e Heartwork, accostandoli a un bagaglio tematico forse più sbarazzino di quello anatomico-apocalittico della band di Walker e Steer. Titoli come In The Name Of Gore o The Matter Of Splatter, I Rot Within e il capolavoro Vagitarian II, la dicono lunga su quanto il gruppo voglia spingere in alto le pretese creative rispetto agli originali inglesi.

Ammirando il volto sifilitico, le pustole genitali che adoro. Stillicidio di sebo e pus sulle labbra, mi lasciano ansimante. Escrementi vaginali, la puzza di suppurazione e perdite mestruali. L’odore che si diffonde, la fica bagnata scintillante di sangue. Una crosta di muffa e di lussuriosa sofferenza, da grave disturbo dermatologico.

La cosa che piace degli Exhumed è proprio questa, la loro estrema soddisfazione nell’essere ciò che sono, rinchiusi in un bozzolo metallico ormai congelato in un tempo finito e di cultura splatter anni 80, che ripetono senza mai cedere alla tentazione di qualche variante personale più significativa. Fanno pensare a dei viandanti rimasti ad alimentare il bivacco lasciato lì dai Carcass durante il loro tragitto evolutivo e intorno a quelle fiamme hanno continuato a raccontare storielle necrofile e ultra-violente, tanto per esaltare ancora di più il tepore della fiamma e assaporare con maggiore compiacimento le tenebre d’attorno.

Dal manifesto programmatico Gore Metal, arrivato 8 anni dopo la nascita del gruppo e la fitta schiera di registrazioni casalinghe, gli Exhumed hanno vissuto uno stop consistente dopo il 2003, anno di uscita di quello che per molti resta il loro album più rappresentativo, Anatomy Is Destiny, che sono riusciti a farsi ritirare dal solito impressionabile mercato tedesco. La pausa dura fino al 2011, anno del ritorno con l’apprezzato All Guts, No Glory e il successivo, sciapo Necrocracy.

Gli Exhumed sono simpatici, autocompiaciuti e danno ragione a quel folto pubblico conservatore e austero che in fondo rappresenta il vero e inossidabile cancro nutrizionale del metallo estremo. Suscitano rispetto per via della goliardia impenitente con cui un pugno di musicisti indiscutibilmente dotati e che avrebbero potuto dare certamente qualcosa di più al genere, si limitano invece a fare da menestrelli, cantastorie e amministratori insanguinati degli omicidi di qualcun altro. La cosa che distingue e salva gli Exhumed rispetto a una miriade di imitatori carcassiani è un misto di sfacciataggine e infantilità assolutamente depurato da qualsiasi senso di colpa.

La band rassicura, infila porzioni di salsicce polpose di vecchi riff tombali direttamente nello stomaco vegano del pubblico death/grind, il quale non riesce a dir di no. Non è semplice mantenere desta l’attenzione della gente suonando una musica prevedibile e che non hai neanche inventato o contribuito a creare tu stesso, eppure gli Exhumed godono di una considerazione notevole tra gli appassionati e questo perché il pubblico si identifica totalmente con loro. Sono come i fan numero uno dei Carcass che hanno deciso di scriversi da soli tutti i dischi che i Carcass hanno sempre rifiutato di creare dopo Heartwork.

Della band matrice, gli Exhumed però hanno saputo mantenere anche l’ironia, cosa che molti altri gruppi derivativi si sono persi per strada, fuorviati dalla matassa virulenta di riff e accelerazioni forsennate. La poetica del gruppo è una sorta di inno alla decomposizione e l’amore oltre i cancelli dell’eternità. Inoltre, rispetto ai Carcass c’è un senso di devozione e un sentimentalismo impenitente per quel sentiero sonoro che la band inglese ha quasi ripudiato con Swansong, cosa che in fondo rende Heartwork un ascolto malinconico oltre le effettive intenzioni della band di misurarsi con l’ineluttabile. Con il senno di poi infatti è impossibile non pensare che i Carcass abbiano ritenuto insoddisfacente quel lido creativo mentre tutti i loro fans continuano oggi come ieri ad aggirarcisi sempre affascinati e appagati. L’universo degli Exhumed è una sorta di parco dei divertimenti ispirato a quelle canzoni, una riproduzione su scala minore di quel momento magico che la band inglese avrebbe potuto far durare un po’ di più.