Frantic Fest II & Co

Come posso (mi chiedo) riassumere quelle che sono state, due tra le settimane più straordinarie della mia esistenza? Come posso conciliare in un testo compatto e non troppo prolisso tutto il sudore, sangue e birra versato tra borghi e palchi?

Semplicemente me ne fotto e vado a braccio come sempre.

Innanzitutto dovrei chiedere scusa per essermi assentato dalla scrivania per così tanto tempo, ma sono un cavallo bastardo e nitrisco sui vostri musi stizziti come ho fatto sul telefonino del chitarrista dei Birdflesh… o era il bassista, chi se lo ricorda.

Ma torniamo più indietro nel tempo, a quel famoso cinque di Agosto. Ebbene no, non sono andato a vedere i Brujeria e l’animo mi ha pianto come solo può succedere al cantante, appunto, se gli dici che ha perso la sua sacchetta di marijuana preferita cucitagli dalla abuela.

Ormai i biglietti per il viaggio erano pronti, cambiare le date impossibile a meno di voler pagare una mora e quindi che si fa?

Prima Tappa

Il quattro di Agosto a Mesagne suonano i Rotting Christ. Posso quindi io rinunciare ad assistere a costoro figuri a solo un anno di distanza dalla prima indimenticabile volta?

In breve, arrivo tardi a concerto già iniziato. Che vi dico a fare come hanno suonato le altre band? Tutti buoni tranne i Novembre. Quando salgono sul palco m’accorgo essere ad Agosto e la cosa non mi piace al punto che io, messeri e colleghi iniziamo una partita alla roulette russa a suon delle lagne del cantante. Vince chi crepa.

Prima di crearmi nuovi nemici, certamente non sono mai stato un fan sfegatato del gothic, come anche di altri generi e chi mi conosce sa cosa le mie chiappe bailano con piacere, ed è per questo che lo ammetto: i Novembre sono come lagna di qualcuno che s’è tirato un pelo del pube alzandosi la patacca, e ne scrive un testo gotico.

Per me il gothic metal è sempre stato qualcosa di accomunabile solo a Peter Steele, e dopo di lui basta. Sono di mente chiusa? Frega cazzi.

I Rotting Christ si dimostrano ancora un cavallo vincente sul quale scommettere, mentre dietro di noi il pogo alza uno dei polveroni più cancerogeni di sempre.

A fine serata ero convinto ormai avessero dimenticato il popolo pagante, e mi trascinavo col muso a terra alla macchina, quando Sakis e Tolis tutti allegri, freschi di doccia ci chiedono se ci siamo divertiti.

E voi ditemi, una foto non la dobbiamo rubare?

Seconda Tappa

La mia, anzi la nostra seconda tappa forse l’avrete già letta per mano del nostro collega, amico, compagno di stalla, ma per chi se ne fosse voluto rimanere all’oscuro e continua a non fregargliene niente, ho avuto modo di passare una settimana nella capitale.

Questa non vuole essere una recensione per Trip Advisor, e sopratutto non racconto gli aneddoti più stupidi di me, altrimenti chi mi ha sempre sottovalutato avrà da ricredersi, però… è stato bellissimo. Erano trent’anni che sognavo di dire porco dio nel Vaticano.

Ok, lo immaginavo con un megafono durante una funzione, però commentare ogni quadro della basilica di San Pietro con un porca madonna, e sempre sia lodata la porchetta soddisfa le mie gesta.

Tornando fuori contesto, Roma è stato un viaggio magico e devo dire grazie a tre persone. Innanzitutto alla mia fidanzata per essere stata capace di sopportarmi mentre la tiravo per le strade come un bambino al luna park. In seguito, assieme, in ordine alfabetico così nessuno si monta la testa, al Padre Cavallo e lo Zio Putrefax che ci hanno permesso godere della  loro presenza in quella penultima giornata nella Capitale.

Ci conosciamo da anni grazie a internet, ma la vita reale non permette incontri così facili, però ogni secondo passato assieme è gelosamente custodito nei miei neuroni fin che alcol non li bruci.

Parliamo di Roma, e dell’unica colpa che potrei darle. Innanzitutto i romani mi devono spiegare cos’hanno contro l’ombra, perché non è possibile che siano che so… le dieci del mattino o le sette di sera, non si riesce a trovare un cazzo di angolo all’ombra.

Altra cosa importante, i prezzi della birra. Capisco che mi volete bene, ma non potete passarmi a due mettermi dal mio hotel la peroni grande a un euro e trenta. Ho rischiato di divenire un alcolista per colpa vostra. Metà delle mie spese sono avvenute in alcolici, e ho detto tutto.

Seconda Tappa Pt.2

Comunque dai, non siamo un blog di viaggi, ma di storie equine. Abbiamo diffuso credo equino durante un concerto sulla via appia. Non ho avuto modo di sentirlo tutto, ma ricordo che le band facevano cagare per i miei standard, ma hey è gratis e non si sputa nella mangiatoia in cui si mangia, a meno che tu non abbia un fetish sulla saliva e quella è tutta un’altra questione.

Però quando ho visto il gruppo con le tastiere ho urlato ‘No, le tastiere non sono metal’ imponendo gli zoccoli in segno di dissenso. Nessuno m’ha sentito perché forse l’ho solo pensato, ma lo Zio ha accennato a conferma quindi ho nitrito così forte che solo una zebra poteva comprendere la mia rabbia. Ciò riconferma che le zebre sono persone orribili, ma se potessi tornerei di nuovo a quella serata e non cambierei una virgola di tutto ciò. Riassaporerei ogni singolo istante… tranne forse la birra che per un bicchiere da cinque euro m’è parso più di bere acqua dei cessi passata su per un bidet.

Pausa

Nel senso che non c’è molto da aggiungere. Ho solo passato due giorni a recuperare sonno, disintossicarmi dall’alcol e preparare la borsa in vista del Frantic Fest II.

Terza Tappa, Il Prefestival

M’avevano detto che in vista del Frantic Fest II era prevista una giornata di prefestival, e se s’aggiunge che noi avremmo alloggiato nell’area camping, perché non approfittarsene?

Il viaggio è più breve del previsto, forse per merito dell’autostrada sgombra e l’assenza d’incidenti. Arrivati sul posto c’indicano l’area parcheggio e dove è possibile poter parcheggiare il nostro veicolo. Selezioniamo l’area migliore ove alloggiare, e s’inizia a combattere la disidratazione.

A sinistra la casa del nostro vicino vicinino

Ma il Prefestival?

L’obiettivo era ‘Bere poco, pogare meno, dormire presto’. Tre cose non sono andate come previsto.

Il Bere

Il bere è una necessita per la vita stessa, e se poi le tre borse termiche a nostra disposizione contengono un quantitativo di alcol necessario al sostentamento di due giorni, consumato nelle sole prime tre ore, la colpa è da attribuire al sole.

Il pogare

Il pogare non è stata tra le mie intenzioni, difatti al primo e ultimo gruppo sono stato tranquillo a farmi i fatti miei in un angolo pensando alla grande domanda di cui conosco solo la risposta. Ecco, se magari non avessero fatto suonare i MuD forse avrei pogato meno e bevuto ancora meno, ma se già il sole aveva cotto la mia pelle, i MuD hanno versato le mie ultime gocce di sudore sul pavimento.

Il Dormire

Dormire è una necessità per il corretto funzionamento delle proprie attività cerebrali, oltre che per l’organismo stesso, lo sappiamo. Se non dormi il corpo cede e ti risvegli un giorno accanto a un cocainomane nudo e non saprai mai se ci hai fatto sesso o meno perché hai ancora indosso le mutande. Se poi però il Dj Trash versa borghetti sul pubblico dopo aver menato sto pezzo, è come se da lassù qualcuno urlasse che non vede l’ora tu raggiunga i cancelli del paradiso solo per vederti cadere a suon di pedate nel culo.

Le fanz

Nelle prime scappatelle al bagno incontro uno dei ragazzi di Grind On The Road, che scopro essere siciliano, amico del nostro conosciuto ex collega Santo, e lettore sporadico di Sdangher.

Mi sento emozionato. Allora qualcuno legge veramente le mie stronzate senza odiarmi.

E poi venne il festival – Il Risveglio

Devo ancora abituarmi alla tenda e dormire su d’un materassino gonfiabile. Ok, ho anche i fianchi distrutti dal pogo, ma almeno lo stomaco non si lamenta.

Cosa ho imparato da ieri. Innanzitutto che il cesso nello spogliatoio dei maschi ha la serratura della porta rotta. Tra la porta che non si chiude e le docce tutti nudi appassionatamente m’è sembrato di ritrovarmi in un crossover tra Oz (Il telefilm) e Animal House. Avrei potuto citare Porky’s, ma avevamo ancora la decenza di non spiare il bagno delle donne.

Di fronte, nel campetto di calcio, vi è anche una piscina per i campeggiatori. Una piccola, gonfiabile, con una capienza di non più di venti persone. Questo rimarrà l’unico giorno in cui l’acqua era pulita. Girano voci che anche la cantante degli Igorrr vi si sia tuffata.

Inizio anche a spartire i primi convenevoli con la fauna locale, tra cui il famoso vicino vicinino, ballerino provetto del pogo nazionale. Per ora non si odia nessuno, ma ci si scambia sguardi ambigui.

Il primo giorno – I Gruppi

Seppur ho campeggiato, il bisogno alcolemico ha vinto su quello musicale costringendomi mio malgrado a perdere parte dei nomi presenti. Ad esempio il primo giorno faccio in tempo giusto ad arrivare mentre i Caronte salgono sul palco grande.

Forse non l’ho già detto, o non vi siete informati, ma per questa edizione s’è scelto d’optare per un doppio palco, piccolo e grande, in cui le band si alternano. Scelta avventata a mio modo di vedere che inciderà su tempistiche e fruizione stessa dell’evento. Ma continuiamo a parlare per capirci.

È la prima volta che li sento ‘dal vivo’, e seppur sono più avvezzo a sentire la voce di Dorian Bones con i Whyskey Ritual, il doom dei Caronte apre definitivamente il festival per me.

Ecco, come ho già detto i palchi sono due, e ciò inciderà molto sul conseguimento. Per dire, i Caronte hanno appena concluso che già i Ruby The Hatchet hanno attaccato.

Non m’interessano molto a dire il vero, poi c’hanno anche la tastiera… o e un synth. Insomma, non riesco a farmeli piacere, non focalizzo, e poi ho sete e le birre distano dal palco. Devo tornare nell’area camping.

Una nota negativa

Apro una parentesi. Per me questa è stata una scelta dovuta a ingolfare quanto più possibile l’evento, permettendo così d’avere un maggior numero di band, con la possibilità di eseguire sound check in contrapposizione alle performance così da guadagnare sui tempi senza ritardi.

Scelta promossa? Io direi bocciata, perché i tempi erano così ristretti da non essere in grado per dire d’andare a pisciare senza perdere una band, o almeno la posizione a bordo palco che stavi gelosamente custodendo.

Poi vennero gli Unsane e…

Agli Unsane sono solo. M’hanno abbandonato. Sono l’unico del trio che li ha capiti. Il pogo inizia a scatenarsi. Non riesco a inquadrare il suono, sono troppo preso a evitare d’essere lanciato a terra. Hanno quel tocco cazzuto che il pubblico risponde una testata alla volta.

Il nostro vicino inizia a mostrarmi quelle che diventeranno le sue performance che mi rimarranno nel cuore: le danze. Chi non ha vissuto non può capire.

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Non avevo idea di  chi fossero gli Unsane. Ora invece lo so.

Scappiamo subito al palco piccolo che stanno per iniziare gli Yawining Man.

All’inizio ho letto male la scaletta e credevo fossero i Rome, poi mi sono ricordato che quelli sono nazi. No dai scherzo, ma l’immaginario neofolk/martial industrial può facilmente essere equivocato con appartenenza all’estrema destra.

Dicevamo degli Yawining Man, assurdi. A tratti shoegaze, strumentali, dai toni pacati e le ritmiche galvanizzanti. Se la musica fosse droga ora avrei le braccia piene di fori sanguinanti. Devo andarmi a disintossicare.

La disintossicazione

Disintossicarsi col punk è un ossimoro. I GBH è la seconda volta che li vedo, ma a differenza della prima li trovo più in forma, più crudi, più punk.

Secondo me quelli del Frantic Fest non avevano la ben che minima idea di cosa significasse invitare delle creste a un concerto, e forse l’assenza degli Exploited l’avranno definita una manna; perché?

Nulla da eccepire sul gruppo, divertente, energico, grezzo al punto giusto col cantante che deve spiegarmi come non sviene con il chiodo addosso in piena estate.

Il pubblico si scatena al punto da rischiare che le ringhiere che ci dividono dal palco rischiano di cedere. Lo staff usa ‘metodi punk’ per evitare la tragedia, dannando sicuramente il momento in cui gli inglesi hanno preso a suonare.

Se c’è una differenza tra punk è metal, e che i primi non conoscono la parola limite.

Gli Igorrr invece…

Prima degli Igorrr erano saliti sul palco (piccolo) i Rome, ma la stanchezza e la convinzione che tanto dopo i GBH il primo giorno è concluso vincono il desiderio di tornare sotto quegli spalti.

I Rome comunque riesco a sentirmeli in parte dall’area camping, ma non riesco a farmeli scendere come dovrei.

Agli Igorrr giuro che tento di rimanere a bordo palco, di bailare, ascoltare, comprendere. Niente. Non fanno per me.

Come dico sempre, io ascolto musica elettronica, ma questi proprio non fanno per me. Qualcuno potrebbe parlarmi di contaminazioni, differenze di stile, la capacità d’amalgamare più generi assieme. Io dico che se mi metti la parte dubstep mi perdi dalle mani a prescindere. Si sappia che non ascolterò per dire l’ultimo Anaal Nathrakh solo perché nella preview ho scoperto appunto contaminazioni dubstep. Passino le drummachine, passino le voci pulite, ma quella merda tenetevela voi.

E se devo ascoltare una combinazione mac/batteria/voce…

E sti cazzi aggiungo io. Ma vogliamo parlare della differenza di stile? Ma chiamatemi i Death Grips l’hanno prossimo.

E venne il 2nd giorno

C’è stato un cambio d’orari a causa d’un problema all’aeroporto. M’hanno spostato gli Hirax per secondi. Il Whiskey è già pronto in tenda, ma manca la cocacola fredda. Ai posteri; questa è stata tra le nostre proposte migliori e peggiori dell’evento.

Aggiungiamo che da oggi, o era ieri sera, le docce saranno rigorosamente fredde.

I Violentor li perdiamo, ma riusciamo a occupare il bordo palco per gli Hirax. Non so quanti abbiano letto il nuovo poster degli orari, difatti noto poca gente a godere quello che è indubbiamente l’headliner del giorno. Non me ne frega che qualcuno dirà ‘ma gli Enslaved’ o ‘ I Bölzer’. Nessuno raggiungerà mai la simpatia di Katon & Co. Beh, forse i Ghoul, perché si portano un teatro da B-Movie dietro, ma vaffanculo oggi si ascoltano gli Hirax.

Siamo solo al 2nd gruppo e sono sudato fradicio, senza voce, stanco, assetato, dolorante. O sono io che sono vecchio o è la gente attorno a me che è troppo giovane.

Quando il bisogno d’alcol supera quello musicale

Il Whiskey è finito, quindi scappiamo a recuperare una 2nd bottiglia. Ai posteri, non una bottiglia di vetro è stata portata all’interno essendo che venivano travasate prima, e questa è stata la nostra seconda proposta migliore e peggiore per l’evento.

Ai Grave Desecrator purtroppo arriviamo tardi, godendo solo degli ultimi due pezzi. Mi piace la scenografia con le due bare alle spalle, peccato per il palco piccolo. Ribadisco che per me ogni nome meritava il palco grande.

Ai Sadistic Intent invece finalmente è calato il sole. Forse pure lui è rimasto terrorizzato dai loro volti. Il caldo si riduce, il pogo aumenta, l’alcol finisce rapidamente. Ci aspettano altre miscele in tenda, nel frattempo cerchiamo di sopravvivere.

Incontri inaspettati

Mentre bazzico per gli stand un ragazzo, Markz, mi ferma per un saluto riconoscendo le mie sembianze equine smascherate. Allora qualcuno lo legge veramente il blog. Nel frattanto due energumeni biondi parlano accanto a noi. Il primo scoprirò dopo essere il cantante dei Bölzer, ma l’altro non ricordo proprio dove l’ho visto.

“È K.K. Warslut” mi fa’ Markz.

Flashback del concerto dei Destroyer 666 di due anni fa’. K.K. mi disse era venuto in vacanza a Monopoli e aveva deciso di trasferirsi in Abruzzo di lì a breve con la sua fidanzata. Allora non era una cazzata.

Un saluto al volo, stando attento che non mi monti come l’ultima volta. Sulle prime non si ricorda la serata di due anni fa, ma mostrato il cavallo scoppia in una risata e ci scambiamo un breve saluto, augurandoci entrambi di passare una buona serata.

Questi sono gli incontri che mai ti aspetteresti di fare nella vita.

Pausa tenda

Finita la miscela, ai Dehuman decidiamo di rimanere a tavolino con i nostri vicini parlando di musica, alcol, droghe, alcol e del perché certe band preferiamo sentirle da qui. Poi a una certa penso ‘ma non è che mo rimaniamo qui a parlottare e ci perdiamo qualche nome grosso?’.

E infatti arriviamo giusto in tempo per non perderci i Bölzer.

Altra band di cui non avevo la ben che minima idea chi o cosa fossero. Per la performance mi hanno ricordato gli Inquisition, con cui non condividono nulla, tranne forse la scelta d’essere un duo, batteria e voce. Un po come anche i Darkthrone, ma almeno questi i live li suonano, mica ci vanno solo per fare le foto con la ggente.

Normalmente penseresti ‘ma questi dove vogliono andare’ e invece scopri che non di solo noisecore possono vivere le coppie.

Però al Frantic Fest 3 ora voglio i Sete Star Sept.

Radoppiamo la pausa?

Gli Hydeous Divinity li vidi già qualche mese fa’, o meglio ne vidi una parte per finire fuori dal locale a vomitare ficcandomi le dita in gola.

Chi non mi conosce deve sapere che seppur onnivoro, sono anche selettivo alle volte sulla musica, e gli Hydeous Divinity sono appunto quel gruppo che sì due tracce le senti, ma poi basta.

L’alcol vince sulla ragione, scaturiscono gli screzi tra noi, sicuramente è colpa del nostro vicino, un altro ancora.

Stanno per iniziare gli Enslaved e non abbiamo tempo per le stronzate.

La rissa, com’è andata veramente… o quasi

Durante gli Enslaved è avvenuta una rissa a bordo palco, lo avrete letto sicuramente. Ma com’è andata veramente? Beh, io ero esattamente a una persona di distanza, quindi ecco com’è andata… o quasi.

La discussione non l’ho compresa, le voci erano coperte dalla musica, ricordo solo un energumeno, simil skinhead, che si lancia con la compagna addosso al malcapitato. La gente cerca di dividerli e la mia amica rischia d’essere inglobata nello scontro mentre voleva solo fare due foto decenti agli Enslaved. E pur con la security che avvisa al trio di smetterla, mentre persino il cantante degli Enslaved li percula, questi continuano a non volerne sapere di calmare i bollenti spiriti, fino a quando fortunatamente non si dileguano.

Se ne diranno molte sulla ragione della lite; tradimento, razzismo. A me non frega niente, però in futuro se volete picchiarvi c’è un’area di sabbia libera a sinistra del palco; sfruttatela.

Ma gli Enslaved?

Qui vincono i gusti. Perché chi era venuto per gli Enslaved black metal è rimasto deluso, chi è venuto per gli Enslaved contaminati da voci pulite, tastiere, un ascolto immobile senza troppi scapocciamenti invece non aveva di che lamentarsi, tranne quel mio amico che a suo modo di sentire cito a memoria ‘belli sì, ma è la quarta volta che li vedo e oggi erano proprio mosci’.

Le mie aspettative erano più alte del risultato, e aggiungo che per me ormai sono defunti da almeno Axioma Ethica Odini.

RIITIIR è simpatico, ma In Times non lo voglio vedere manco in foto. E… E…. che E è il titolo, quindi EEEEEEEEE…..

Katon alla consolle

Quando ho letto che il Dj della serata sarebbe stato Mr. Katon mi sono detto ‘e sti cazzi’. E sti cazzi veramente.

La selezione dei pezzi non è tra le mie preferite. A parte un pezzo degli Immortal e Dissection, si viaggia tra thrash, speed e heavy metal. Il pubblico conosce a memoria ogni singolo testo, e inizio a credere che una buona parte di loro sia venuta solo per gli Hirax/dj set di Katon.

Un sorriso smagliante, un energia unica, una simpatia assurda. Odiare quest’uomo è impossibile. Se mi pugnalasse alle spalle continuerei a volergli bene.

Mi vede col cavallo e m’invita in un abbraccio, e io rispondo subito con un I Love You tra gli zoccoli.

Anche gli altri componenti della band salgono tra stage diving, air guitar e poghi al dj set. È come un estensione del concerto. Come un dildo in mani sagge.

Prima d’allontanarmi riusciamo ad alzarlo in uno stage diving finale, perché non puoi andartene senza aver omaggiato il tuo pubblico nuotandoci sopra.

Ci saluta annunciando come ultimo pezzo, la conclusione d’ogni suo set; Raining Blood degli Slayer. Peccato poi ricliccare play per altre ben sei/sette volte.

Ragazzi, prima di salire qui sopra non sono riuscito ad andare al bagno. Sono tre ore venti minuti che me la sto trattenendo. Quindi questo è l’ultimo pezzo della serata.

Katon

Una vescica d’acciaio.

E venne il terzo giorno

A differenza di Gesù, io il terzo giorno vi creperò. E se lui trasformava l’acqua in vino, io rendo l’alcol cirrosi.

Siamo sfatti, ma veramente sfatti. Vedo doppio, ho la retina danneggiata, non cago da due giorni, quando entro sotto la doccia vado in ipotermia e abbiamo dimenticato il senso del pudore, al punto che ci laviamo i denti nudi tutti assieme con la porta aperta, che tanto anche se ci vedono non abbiamo più nulla da nascondere.

Come se non bastasse la piscina è diventata tossica al punto che se vi entro credo mi trasformerò nel Vendicatore Tossico.

Uno non lo senti, gli altri almeno sì

Giorno diverso, stesso problema. I Noise Trail immersion li perdiamo in favore della causa alcolica aka lattine di birra fredde, ma riusciamo almeno a sentire i Lento.

Seppur il nome lasci presagire qualcosa di diverso, il gruppo non è pigro, anzi mi stupisco il batterista come non sia ancora svenuto sotto quel sole cocente.

Agli Slander noto che tutti si lasciano prendere dal piacere del pogo, ma la fame è più forte, quindi me li godo alle spalle del palco (piccolo) mentre mangio due pezzi di quell’ottima focacceria vicino il locale.

Pubblicità regresso: andateci se vi trovate al Frantic Fest.

I The Secret non mi suonano nuovi invece. Ricordo quando trovai Solve et Coagula su bandcamp, primo e unico disco loro che io abbia mai ascoltato. Peccato li abbia lasciati nel cassetto per troppo tempo.

Immaginate la cosa più drone della vostra vita, che d’improvviso esplode come un calcio negli żebedèi mentre state trattenendo l’urina, e la prostata implode per la brusca pressione.

Sono stregato e mi mancano le reazioni.

E poi bailammo

Certo, dovrei dedicare un articolo a parte per spiegare perché i Birdflesh sono la migliore band di sempre, migliore di ogni band che ha suonato fino a oggi, forse sul podio assieme agli Hirax, o del perché tutti quanti devono vederli per forza una volta nella vita. Potrei anche spiegarvi perché vincono il premio per: miglior setlist, setlist più lunga, simpatia, moshpit, riferimenti anali, costumi, attori porno non protagonisti, ambasciatori del grind, trenino, etc, ma lascio tutto al video registrato dal loro chitarrista. La summa non d’una band, ma d’un evento.

Un ringraziamento speciale ad Alessio Leocadia, leader della etichetta Spikerot Records, che mi confessa durante un massaggio anale pre concerto che è anche merito loro la presenza dei Birdflesh oggi. Se solo avessi avuto la forza d’inginocchiarmi, ti avrei chiesto la mano in matrimonio.

Tutti più intelligenti con gli Zu

Quando suonarono qui in Puglia non potei andarci. Ricordo però chiaramente un commento d’un mio amico, che diceva che vale la pena ascoltare gli Zu solo per sentirsi più intelligenti della plebaglia metal.

Ora che ho ascoltato gli Zu, mi sento più intelligente della plebaglia metal, ma a dire il vero avrei preferito altri nomi per vantarmi tipo… va beh, non è il fantapalco musicale.

Su disco non sarei mai capace di ascoltarli senza urlare ‘che noia’ ogni mezza traccia, anche mentre dovessi scrivere un articolo per Sdangher, ma nessuno può negare le loro ABILITà.

Se esistessero le olimpiadi musicali, vorrei gli Zu per la gara di ‘band strumentale più cazzuta che farebbe sborrare nei pantaloni anche un punk’. Storia vera siori.

King Dude, quando il palco è scomodo

Avevo visto girare quest’uomo vestito da prete, con la sua mogliera e una scia di bava maschile. Un signore al tavolo con me mi spiega lui è King Dude. E duuuuude, bella moglie davvero. O fidanzata, non so. Comunque raga ce ne era da sbavare.

Per la prima volta il palco piccolo è così colmo da costringermi a mettermi al lato esterno per sentire il nostro predicatore. Chitarra acustica check. Tastiera check. Satana check. Se Satana esistesse davvero e ascoltasse musica, per me avrebbe sicuramente una collezione di vinili dark country.

Il mio mentore spesso m’ha condiviso di questi dischi, che io non ho mai compreso pienamente prima d’oggi. Ciò che mi manca è la cultura. Se a noi manca la cultura del country, i preti del west, le prediche nel deserto, le pistole nascoste nello stivale, i cavalli, il whiskey annacquato, cazzo vogliamo capirne? Noi al massimo arriviamo alla pasta, la pizza e Don Matteo con la bicicletta.

Eppure me lo aspettavo che da un momento all’altro iniziasse una predica sul perché il buon Dio apre i cancelli del paradiso a chi spara per primo al suo nemico se questi gli vuole rubare le terre destinate ai figli.

Tipo pacato, peccato per l’acustica minata dal sound check degli Entombed A.D.. Per la serie, come sprecare un potenziale progetto. L’avrei visto meglio in una serata in tema; un lercio pub. Il pubblico ben risponde al suo sermone, solo… tornando al discorso di poc’anzi, gli stretti tempi tra un palco e l’altro e i sound check che si accavallano infine hanno mietuto la loro vittima, ed è stato quel diamante di King Dude. Spero di rivederlo in un contesto diverso.

Gli Entombed, quelli con Petrov e basta. 

Lasciamo stare le dispute sul nome che se no. Io Comunque sugli Entombed A.D. non ci avrei scommesso un soldo bucato. Sono fermo a Left Hand Path, poi ho detto basta. E già vedo i forconi venirmi incontro.

Ho detto che non avrei speso un soldo bucato, ora pagherei un biglietto sano per loro.

Non me li aspettavo così. Energici, simpatici, carismatici, con una buona selezione di pezzi che si conclude con l’ormai indimenticabile Left Hand Path.

Ero mogio, stanco, avevo anche finito il whiskey avanzato ieri e malapena comprendevo le parole di Petrov. Poi quando sento solo pronunciare le parole “Left Hand Path”, mi sono ritrovato sdraiato sopra al pubblico.

Non mi frega se poi è quello il pezzo, non lo era, lo ha detto per gasarmi. Se pronunci quel nome è rigoroso scatenarsi fino a sfondare le barriere del cielo.

Una parte di me era triste ancora per l’assenza degli Exploited, e un’altra voleva altri nomi ben noti del metal, ma anche del punk e del grind… o magari spostare i Birdflesh come headliner e chiuderla li.

Ma in conclusione, chi non è rimasto soddisfatto semplicemente non è un metallaro.

Prima di salutarci

Non vi rompo col dj set, che non era la mia tazza di té, la ricerca disperata d’un bar aperto, che costava un accidenti, o del terribile risveglio con due cadaveri difronte la mia tenda.

Vi saluto dicendo invece che il Frantic Fest è la realtà italiana per quanto riguarda i festival in Italia. Un ambiente fantastico, sì con le sue pecche che vanno corrette nel tempo, ma che ci ha permesso di stringere legami fantastici e vivere la musica e non solo mai come prima d’ora.

Quattro giorni in cui mi sono sentito come avessi finalmente trovato un posto nel mondo.

Arrivederci al Frantic Fest III.