Articoli Fatal Report

FATAL REPORT: IS ASTRUSIS PRETTY FUCKED UP?

Quando qualcuno mi dice “Andiamo al concerto di…”, qualunque sia la band o il soggetto che riempie i puntini di sospensione, la mia risposta istintiva e immediata è sempre “NO!”.
Come capita spesso, questo tipo di reazioni irrazionali e immotivate dipendono dalla proverbiale “prima volta”, che lascia una sorta di imprinting, uno strascico percettivo difficile da scrollarsi di dosso.
Ebbene, la mia prima volta, il primo concerto a cui ho assistito è stato un concerto di… Sting

Sting in una delle sue ultime trasformazioni: Barba alla Damian dei Fucked Up.
Erano gli anni ’80, e Sting era lanciatissimo. Quindi, anche se mi rompeva enormemente i coglioni la sua musica, cercavo in tutti i modi di farmela piacere. E fingevo, sì, fingevo.  
E così, quando si presentò l’occasione di andare a un suo concerto, mi dissi entusiasta.
Ricordo che fuori dallo stadio c’era una folla pazzesca, disseminata di donne isteriche che si raccontavano il loro ultimo sogno erotico con Sting protagonista e uomini intenditori di buona musica che discettavano di questo e di quell’altro.
Entrai allo stadio già esausto. Quando finì il concerto ero un cencio: per la musica, tremendamente pedante e piatta, ma soprattutto per il fatto che avevo finto tutto il tempo di godermela un sacco.
È stressante, sapete, fingere di essere entusiasta. 
A volta la vita ci costringe a farlo, come davanti al maglione orrendo ricevuto in regalo dalla zia o davanti a un piatto terribile preparato da una donna con cui si vuole andare a letto. Ma se non si è costretti, ecco, non fatelo, non prendetela alla leggera: fingere entusiasmo ha il suo prezzo, neanche tanto basso. Il mio, è stato quello di essere terrorizzato dai concerti. Ne ho una specie di fobia. Ecco. Bene.
Questo per introdurre il fatto che ere geologiche dopo quel concerto, dopo aver schivato come uno slalomista tante occasioni, ho accettato finalmente di andare di nuovo a un concerto.
È successo circa 3 anni fa, o 4. 
Si tratta del concerto dei Fucked Up, al Leoncavallo di Milano. Non ricordo la data precisa, ma sicuramente c’è in rete qualche strascico. Questo, se qualcuno avesse voglia di sapere con precisione la data. Comunque era il 7 o l’8 dicembre di tre o quattro anni fa, in una cantina buia di circa 50 metri quadrati, con un palco rialzato solo di un gradino dal livello del pavimento. Prima dei Fucked Up si sono esibiti un paio di gruppi spalla,  fra gli urletti dei 6 o 7 amici che erano andati apposta. E che fingevano entusiasmo (a me non la si fa!).
Dopo, finalmente, è iniziato lo show. E il concetto stesso di concerto è cambiato in un momento. Non c’era più un maestrino sul palco che insegnava come si può rendere il pop dignitoso da un punto di vista musicale contaminando il tutto con generi più nobili come il jazz, il blues e bla bla bla. No. Sul palco c’era un animale, grasso e sgraziato, che si rompeva bottiglie in testa e si rotolava a terra fra la folla: il frontman dei Fucked Up, si chiama Damian Abraham
E Damian mi ha coinvolto, mi trascinato, mi ha sbattuto a terra, mi ha fatto rialzare, mi ha fatto passare la paura di essere lì, mi ha fatto resistere agli spintoni e mi ha fatto divertire a darli.
A un certo punto mi piomba addosso una ninfa, che non avrà avuto più vent’anni. Bellissima. Il corpo elastico fasciato in qualcosa di aderente. Capelli punk. Trucco punk. E poi non so…
Io quasi mi scuso, perché le mani, per la bolgia e per l’istinto, finiscono un po’ ovunque, ma lei mi tappa la bocca abbracciandomi, puntellando i piedi sulle mie ginocchia per spiccare poi un salto pazzesco e buttarsi di nuovo nella bolgia. E io dietro di lei. In un incontenibile entusiasmo adrenalinico. Non voglio usare il termine pogare perché sarebbe riduttivo. Era una festa di corpi e musica. E Damian festeggiava insieme a noi. Continuando a cantare e a divertirsi.
Incredibile. Scioccante. Altroché Sting.
Insomma, avevo anche il compito di fare qualche foto, per cui sono stato pagato ben 200 euro. Ed è stato il motivo che mi ha spinto ad andare a un concerto dopo tanti anni. Contrariamente agli altri, io le foto le ho fatte in mezzo alla bolgia. E credo, inoltre, di aver fatto un buon lavoro. Potete giudicare voi stessi. Ma il vero plusvalore di questa esperienza è stata il fatto di capire che andare a un concerto può significare anche divertirsi da matti. E che ci sono casi, rari casi, in cui può capitare di divertirsi da matti anche senza ubriacarsi. Voglio dire, a me ubriacarmi piace un sacco, quella sera, tuttavia, non ho bevuto neanche mezza birra. Lo giuro solennemente. Eppure, il giorno dopo ero ancora carico, e mi sono sentito come ci si sente a volte ancora ubriachi dopo un’altrettanto solenne bevuta fra amici.
Bellissimo.
Ecco. 
Per concludere, non posso dire che i concerti hanno smesso di terrorizzarmi. Certo, un po’ meno di prima, ma insomma, il trauma ancora non l’ho superato: il terrore di essere costretto per un paio d’ore ad ascoltare passivamente gente che suona è ancora vivo.
E non voglio chiudere questo racconto con una considerazione che va dal particolare all’universale. Non sono un maestro di vita e odio i maestri di vita. E non lo farò.
Un invito ad ascoltare i Fucked Up, che da allora sono uno dei miei gruppi preferiti, lo rivolgo a chiunque.
Ma niente di più. 
( Astrosio de Astrusis)

Ti potrebbe interessare anche