Interviste Sdanghere

IL CANTAMACABRO – Intervista a Mauro Petrarca


Era mezzanotte, no, aspetta, mezzogiorno. No, era buio quindi forse le 9 di sera?

Oh, non ricordo che ore fossero, ma erano e stavo discutendo con il boss, a cui non piace essere chiamato boss, ma Cecca anche se io continuo a preferire boss. Parlavamo dei soliti argomenti, tipo la pronografia amatoriale, la necrofilia, l’occulto, il bello della morte, insomma i classici discorsi che ti fanno venire voglia di raderti più che il viso i polsi mentre partecipi a una photosession per gli Shining.
Tra una battuta e l’altra mi chiese se conoscevo Mauro Petrarca.
D’impatto non lo ricordavo ma mi tornò in mente la sua performance a X Factor, forse l’unica degna di nota tra le centinaia di finti poppisti. “Che ne dici di fargli un intervista?” Sarebbe stata la mia prima intervista. Neanche il tempo di dire “finchelabarcavalascialaandare”, che il tutto era già stato deciso.
Lasciamo ora spazio alle parole mie e sopratutto di Mauro, in un pomeriggio divertente, nonostante il cuore mi battesse a mille, un po’ per l’emozione, un po’ per il principio d’infarto che avrei avuto di li a breve, nella speranza che possiate apprezzare i pensieri del cantautore del macabro italiano, ultimo di una stirpe ormai morente in una nazione dove il profumo dei soldi a sobbarcato il piacere della qualità artistica.

IO: Ciao Mauro. Preciso come un orologio svizzero!
Mauro Petrarca: Ehi, ciao!
IO: Connessione instabile come prima?
MP: Mah sono in un altro pc. Credo ci sia qualche problema in zona, comunque approfittiamo finché dura la connessione.

IO:Affare fatto. Bene, iniziamo allora da una domanda che volevo farti dai tempi di X Factor. Tu decanti spesso poesie gotiche, il cui tema principale è la morte, quindi mi chiedo, dove trai ispirazione per una tematica così al di fuori degli schemi?
MP: M’ispiro alla letteratura e al cinema del gotico. Anche diversi musicisti mi hanno guidato, ma l’ispirazione principale proviene da mondi extra-musicali.

IO: Puoi citarmi qualche nome, magari un artista in particolare che ti ha segnato.
MP: Edgar Allan Poe per la letteratura, Lucio Fulci per il cinema. Diciamo che sono i nomi alla base, quelli che mi hanno dato una forte spinta iniziale, poi chiaramente tutto si è evoluto e arricchito di esperienze di lettura e ascolto
 

IO: Quando è stato il tuo primo concerto?

MP: La mia prima esibizione come cantore del macabro risale al 2004. Fu nel negozio “Profondo Rosso” di Roma. Prima di allora, mi ero esibito come strumentista che proponeva le sue composizioni cameristiche. Presentai un mio lavoro per 5 strumenti all’Istituto Goethe di Roma, ad esempio. Seguivo molto la musica cosiddetta colta, di avanguardia, ma poi, con i testi del macabro, ho iniziato a percorrere una strada più personale, che sentivo “solo” mia.
 
IO: E devo ammettere che è stata un ottima scelta, quindi mi chiedo sei legato al lato occulto di Roma? Ti interessa l’esoterismo, la necromanzia, o ti limiti a studiare e narrare ciò che è soltanto il passaggio terreno?
MP: Sono fermo al terreno, di occulto un giorno me ne occuperò ma per ora ancora non ho una motivazione adeguata. Ho messo in stand by anche la religione. In compenso seguo molto la politica, la vedo molto affine con la morte, eh eh.
 
IO: Una connessione tra la politica e la morte, l’argomento m’incuriosisce.
MP: Sì, già nel nuovo disco “Canzoniere Grottesco” ci sarà una timida incursione nel mondo politico, ma tutto andrà poi approfondito nei prossimi lavori. Il brano si intitola “Poterino” (un piccolo uomo di potere).C’è già qualche versione su youtube, live e demo.
 
IO: Titolo accattivante, l’ascolterò con piacere. Tornando a noi, la tua carriera, come mi hai ben detto, parte dal 2004. Da allora hai ricevuto recensioni negative? Se sì, quale ti ha colpito maggiormente.
MP: Oddio, sono più le recensione negative che le altre, tanto che quando sono arrivati i primi apprezzamenti, ero il primo che si stupiva. Comunque la cosa che più ho trovato ingiusta è stata il volermi tenere fuori dalla categoria alla quale so di appartenere, ossia quella della canzone d’autore.
X Factor mi ha proiettato in un ambito pop e ne sono stato molto felice. Tuttavia i giornalisti musicali e i critici del settore hanno ignorato la qualità della mia proposta e, al massimo, si sono soffermati sulla stravaganza del personaggio. Sinceramente se la gente non capisce è condivisibile, ma se lo fa un critico è più preoccupante.
 

IO: Parlando del personaggio, chi è Mauro Petrarca, è colui che vediamo on stage oppure, come molti, distingui la tua persona in cantautore e personaggio pubblico?

MP: Nella vita sono normalissimo, pure troppo. Banale direi. Sulla scena ci tengo ad essere una presenza forte: credo che chiunque faccia spettacolo debba essere capace di interessare il pubblico, nonostante la pigrizia mentale tipica del nostro tempo.
 
IO: Ti è capitato qualche momento imbarazzante durante un concerto?
MP: Molto spesso qualcuno ridacchia. A me non da alcun fastidio, dato che riconosco evidente una componente ironica nei miei testi, però quando si esagera con gli schiamazzi, allora si rischia di rovinare l’evocatività dei brani, la loro forza suggestiva. In generale accetto quasi ogni contesto live, ma prediligo posti quali teatri, caffè letterari, musei, ossia dove è più diffuso un atteggiamento contemplativo
 
IO: E cimiteri? Lo so che può sembrarti strano, ma hai mai pensato di suonare in un cimitero?
MP: Nella mia prima fase macabra l’ho pensato, eccome. Ora ho in mente invece una proposta meno “facile”, ovvero: niente più croci e bare, o teschi, ma tutto affidato alla parola che negli anni credo di aver affinato, di pari passo con la musica. Ciò non toglie che, se ben organizzato, un evento nei pressi di un camposanto non mi dispiacerebbe affatto.
 
IO: Cosa ne pensi dell’Heavy Metal?
MP: L’ho ascoltato fino al’età di 20 anni circa, soprattutto Black Sabbath e Iron Maiden,
Poi ho scoperto la classica, il conservatorio, il cantautorato e mi sono un po’ allontanato da quell’ ambito heavy e citerei anche il mio grandissimo amore, che tutt’ora persiste: il rock progressivo, soprattutto italico.
 
IO: E tra gli artisti rock progressivi italici, con chi vorresti poter lavorare?

MP: Il mio disco “Canzoniere Crepuscolare” è edito dall’etichetta milanese Fermenti Vivi, il cui direttore artistico è Franz Di Cioccio della PFM, quindi ho avuto modo di conoscere alcuni miei idoli come Franz, Lucio Fabbri ecc. È chiaro che collaborerei ad occhi chiusi con questi monumenti della nostra musica.

 
IO: e chi invece eviteresti come la peste?
MP: Eh, questo non lo so. Direi che eviterei tutti i cantanti dediti alla musica leggera più bieca, ma non si sa mai: magari dall’incontro con un personaggio dalle vedute ristrette, potrebbe nascere una dicotomia interessante. Davvero, con la creatività di mezzo, è difficile dare per assodate le cose. Comunque, la categoria che meno apprezzo, è quella degli autori-cantanti che non si rinnovano: magari hanno un successo commerciale in gioventù, e dopo 40 anni li rivedi nelle sagre di paese che cantano le stesse cose, con risultati di ascolto ed estetici pressoché imbarazzanti.
 
IO: Quindi se ti proponessero un concerto in collaborazione con i Modà? Quale sarebbe la tua reazione?
MP: Non succederà mai. I Modà sono una perfetta macchina per fare numeri, cercano collaborazioni per loro che vanno in quella direzione. Io sogno, non so, collaborazioni con Morgan, con Alberto Camerini, con Claudio Lolli… gente di grande spessore artistico.
 
IO: Morgan infatti, dopo l’esperienza X Factor avete mantenuto contatti? Lui cosa ne ha pensato di te e del tuo valore artistico?
MP: Lui era entusiasta, spero di poterlo incontrare di nuovo. Mi piacerebbe tanto ospitarlo in un mio brano, in duetto. Speriamo accada, prima o poi.

 

IO: Cosa pensa la tua famiglia della tua musica?
MP: All’inizio erano giustamente perplessi, ma poi, vedendo la serietà e la costanza con la quale mi applicavo, tutto ha preso una piega più accettabile. Del resto non sono mai stato uno di quegli alternativi che devono andare contro ad ogni costo e anche senza motivo, ma al contrario ho sempre pensato che la contestazione debba essere sottile, insinuarsi in maniera elegante e colta, e arrivare cosi a colpire più duramente. anche se purtroppo, per colpire la società del banale in cui viviamo, ci vorrebbe solo un miracolo, o anche più di uno
 
IO: Cosa vorresti cambiare, anzi ancora meglio aggiustare di questa società?
MP: Mi piacerebbe accendere la radio e sentire una vera canzone, e non lo sfondo sonoro nullo che propone il panorama leggero e mi piacerebbe accendere la tv per avere stimoli, anziché vedere tra tanti opinionisti-intrattenitori-nullafacenti la rappresentazione del nulla
IO: Ecco perché uso internet e un lettore mp3. Ahahah.
MP: Sì, è la cosa migliore.
IO: Anche se per certi versi hanno apportato più danni che altro.
MP: Come tutte le cose, dipende che uso se ne fa. Io benedico la tecnologia, perché almeno ciò da la possibilità di cercarci da soli le cose, ma mi rendo conto che ha le sue belle controindicazioni.
IO: Tipo divenire assuefatti dalla stessa estraniandoci dal mondo e dimenticando a volte persino la nostra umanità. Basta fare un giro su facebook.
MP: Sì, certo. Ma ripeto, sta a noi usarla a fin di bene o a fin di alienazione, ih ih.
 
IO: E tu, quanto dipendi da questa “tecnologia”?
MP: La uso considerevolmente per la mia vita artistica. Senza sarei perso, per molti aspetti.
 
IO: Siamo stati seri per troppo tempo, quindi vai con la domanda bizzarra: qual’è stata l’esperienza sessuale più bizzarra.
MP: ah ah! Eh mi dispiace, ma riesco solo a parlare della mia vita artistica, sul privato mi inibisco.
 
IO: Ti capisco anch’io sono lo stesso. Allora facciamone un altra, mmm… quanto si rimorchia con la tua musica?
MP: Bisognerebbe chiederlo ad un musicista più scaltro di me. Non sono mai stato un dongiovanni, ih ih. Comunque sì, è un ottimo modo per entrare nelle grazie delle donzelle. Credo che molti uomini insistano con la musica, tenendo a mente questa prospettiva. Io ho incontrato il grande amore della mia vita grazie alla musica, quindi, per alcune cose, è un’arte che funziona bene.
 
http://www.girlsandcorpses.com/

IO: Altra domanda bizzarra, la necrofilia, che cosa pensi di questo argomento?

MP: mi piace nella letteratura, credo sia concettualmente interessante, ma la sola idea che qualcuno possa praticarla mi fa allontanare a gambe levate.
 
IO: Ti è mai capitato che, visto il tuo personaggio, qualcuno abbia auspicato che tu abbia fatto questa pratica?
MP: No questo no, per fortuna. Una volta una signora me lo disse in radio, ma credo neanche ne conoscesse il significato.
IO: Allora sono l’unico sfigato al quale è capitato.
MP: a ognuno la sua croce, per restare in tema.
 
IO: Prima di chiudere domanda di rito, hai qualche rimpianto?
MP: Sono molto indaffarato a cercare un mio posticino nella storia, appena mi fermerò allora faro la conta dei rimpianti. Per ora non ci penso.
 
IO: Bella risposta, vuoi concedere un ultimo saluto ai nostri lettori? C’è qualcosa che vuoi dirgli?
MP: Beh, ringrazierei tutti loro di aver dedicato il tempo necessario a leggere la mia intervista, e mi auguro la trovino stimolante. Grazie!
 
.htmhttp://www.cofanifunebrimania.eu/calendario-2010/
Compositore di musiche e testi, Mauro Petrarca ha partecipato come poeta cimiteriale, al talent-show “X Factor” e alla trasmissione televisiva “Scorie” su RAI DUE, proponendo proprie ballate e liriche.
 
Dal 2008 al 2010 ha scritto e declamato liriche per il programma di Radio2Rai “Le colonne d’Ercole”.  Ha partecipato a programmi di Radio Deejay, Radio Svizzera Italiana, Radio Popolare e programmi televisivi di LA3 e RossoAliceTV. Testate giornalistiche nazionali e regionali hanno dato spazio alla presentazione del suo personaggio e dei suoi lavori. La ballata “MARTA LA CORNACCHIA” è stata inclusa in una compilation SONY-BMG, Grooves.
Ha posato per il calendario COFANI FUNEBRI 2010 “Posa in pace”.
Ha composto colonne sonore per cortometraggi e documentari (tra cui “Roma fantastica”, regia di Luigi Cozzi, 2010).
Ha pubblicato il cd “CANZONIERE CREPUSCOLARE”, prodotto per l’etichetta Fermenti Vivi (distibuzione Edel, 2009).
Ha recitato nel documentario That’s Amore Television (regia di Emanuela Di Vito, 2012). E’ stato giurato e ospite musicale del talent show “Diventerò una star”, sul canale BLU (820) della piattaforma SKY (Settembre-Ottobre 2012).
E’ attualmente impegnato live con il suo Recital Grottesco.

(Ruggiero Musciagna)

 

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