Editoriali Pascolando

LA VITA SEGRETA DI UN TEENAGER METALLARO Pt.2: Put your hair in the air.

Arrivano momenti nella vita in cui bisogna fare i conti con il proprio aspetto. Io, per esempio, in questo periodo mi vedo la panza da consumatore abituale di Moretti e ho deciso di farla sparire. Non fraintendetemi, sono molto orgoglioso della mia pancia gonfia e flaccida, dopotutto è la prova di anni e anni di forza di volontà, di tenacia, ma penso sia arrivato il momento di vedere cosa si può fare in previsione del decadimento fisico totale che gli esperti dicono mi arriverà circa tra una decina d’anni! Una volta invece era tutto diverso: a 14 anni ero alto 1.80, pesavo meno di 60 chili, avevo l’apparecchio per i denti e a ste cagate da provinciali manco ci pensavo, cosi decisi di farmi crescere pure i capelli.
Da qualche mese ero entrato di prepotenza nel fantastico mondo dell’ heavy metal, anche se il Cecco non l’avevo più visto con l’inizio della scuola superiore: io infatti decisi di iscrivermi al liceo scientifico, lui di ripetere per l’ennesima volta la terza media, che nella vita si sa, le cose o le fai bene o meglio lasciar perdere, e il Cecco le medie le ha volute fare benissimo. Iniziare le superiori non fu per niente traumatico, anzi l’ambiente mi piaceva parecchio, c’erano un sacco di Cecco elevati all’ennesima potenza, i ragazzi di quinta ti picchiavano solo i primi due mesi e se stavi zitto e subivi, ti prendevano sotto la loro ala protettrice e finivi a campare di rendita per il resto dell’anno durante gli intervalli perché tu eri quello che “c’ha gli amici con la barba che limonano le tipe”. Ebbene sì, questa gente si limonava le tipe, che per la cronaca il sottoscritto stava iniziando a guardare con occhio decisamente diverso, avevano i piercing alle orecchie e ascoltavano i Pantera. E poi avevano i capelli lunghi.
“dacci le schiacciatine e anche in questo intervallo non muori”
 
Parliamoci chiaro: portare i capelli lunghi per un metallaro equivale al non sapersi esprimere per un calciatore, è un segno distintivo d’appartenenza ad un determinata casta sociale.
Capello lungo : metallaro = (noi felici fatto bene mister contento + acconciatura fan di Lady Gaga) : calciatore
Questa è scienza.
Poi vabbè ci sono le eccezioni ovvio.
Per esempio prova ad andare a dire a Ralf Scheepers che non è un metallaro solo perché è pelato: passerai minimo 5 giorni a tirarti fuori i crauti dal culo!
“Prendete quel bastardo e portatemi 5kg di crauti”
Stavamo dicendo, decisi di farmi crescere i capelliper sentirmi più fico sia dentro che fuori e, grazie alla velocità con cui mi cresce abitualmente il crine, già in seconda superiore ero una personcina dalla ridicolaggine di tutto rispetto.
Arrivai ad avere le doppie punte con le doppie punte, mi crescevano pure i boccoli: mia mamma voleva vendermi agli zingari! Giuro!
Ricordo però che non feci scelta migliore: io di quest’ammasso di capelli andavo orgoglioso, mi faceva sentire parte di qualcosa, membro di un gruppo di persone che avevano visto la luce, di chi aveva capito tutto dalla vita.
Ovviamente non era cosi, ma poco importava in quel momento.
Forse non tutti  i “false” sanno che è molto importante per il metallaro “true” rivedere il proprio look in modo che chi ti guarda capisca immediatamente che tipo sei, che musica ascolti, che sottogenere di metal preferisci, se sei più per il death svedese o per quello made in florida, se schifi il black metal norvegese  perché dopotutto sei un ragazzo intelligente che s’è fatto pure il catechismo, o se adori il black metal norvegese perché dopotutto sei un ragazzo intelligente che s’è fatto pure il catechismo: in tutto questo i capelli erano di per se un ottimo biglietto da visita.
“con i capelli corti non sarebbe successo…per dire”
 
Li portai per ben 4 lunghi, metallarissimi, onanistici anni, tant’è che pure mia nonna ci fece l’abitudine e mia mamma smise di contrattarmi con gli zingari. Poi, tutto d’un tratto, iniziarono i problemi.
In realtà i problemi non mi lasciarono mai in pace a partire dalle relazioni con i miei professori che cercarono in tutti i modi di farmeli tagliare (pelati rancorosi del cazzo!), o le compagne di scuola che mi sfottevano perchè non usavo il balsamo. 
“il male assoluto”

Un giorno, forse stanchi della solita routine, i Carabinieri iniziarono a fermarmi mentre camminavo per strada vestito di nero, capelli lunghi, auricolari: non sto scherzando, iniziò un periodo della mia vita che manco Saviano c’ha cosi tanta pula intorno.

Ho provato in tutti i modi a far loro capire che ero un bravo ragazzo, non fumavo nememno le sigarette, un giorno gli ho pure cantanto “Come Potete Giudicar” dei Nomadi mentre tiravo fuori la carta d’identita, gliel’ho cantanta pure con la tipica erre alla Guccini: niente da fare.
 
Ovviamente mia mamma tornò sul piede di guerra, dicendo che non voleva che in paese si pensasse fossi una specie di tossico satanista camorrista o comunque una cosa che quando vai al bar a bere il caffè la gente inizia a bisbigliare qualcosa tipo “è lei si, ma la vedi?il figlio, oddio si lui, sapessi, ho visto che si masturbava nel parco tutto fatto e ubriaco. M’hanno detto che non usa nemmeno il balsamo. Merita il carcere sicuro”.
Ormai non c’era più niente da fare, ero arrivato al capolinea e, si sa, la mamma è sempre la mamma così mi decisi: si taglia!Rimasi due ora davanti al parucchiere specchiandomi in continuazione nella vetrina pensando “Mamma mia come sto bene, ma perchè la gente non capisce, perchè volete questo da me, perchè volete rovinarmi????”.
Uscii da quel malefico posto dopo un’altra ora ( vi evito gli insulti del parucchiere dopo aver visto le mie ormai quadruple punte) e andai dagli amici al bar: alcuni risero, altri mi abbracciarono….
Quella sera stessa mi feci la ragazza.

…to be continued

Frank

 
 
 
 

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