La Truebrica del fantino Recensioni

SPECIALE KREATOR PARTE 1 (Mi hanno detto che Mille è uno stronzo)

I Kreator sono riusciti a sopravvivere tutti questi anni grazie al talento di Mille Petrozza, grazie alla sua personalità artistica così ricca e tormentata al punto di spingere il proprio mostro artistico verso lidi assai rischiosi, come quelli del power-gothic per esempio. Certo, fu un bel salto dal thrash vecchia scuola, no? 
Ehi, sto parlando di Endorama, capito?
I primi due lavori della band (almeno quelli con il nome Kreator, visto che erano già uscite delle cose sotto il marchio Tyrant e poi Tormentor) sono considerati dai metallari “duri ‘i muri” come dischi seminali o spermatozoici se volete, che hanno influenzato decine e decine di band, ispirando in particolare tutti quei musicisti inappagati dal thrash della Bay Area (commercialmente dominante come genere estremo, per tutti gli anni ’80) che osarono spingere il pedale della violenza e della velocità verso lidi dove nessuno aveva osato arrivare: parlo del death metal. 
Ma no, cazzo! Questa è roba da catalogo EMP.
Ecco, così va già meglio. Death Metal, ok. Che dicevo? Ah!
Molte delle cose che i metallari dicono, soprattutto quelli che vogliono apparire come degli esperti navigati wikipedia alla mano, in realtà si esprimono come piccoli bignami metallici e per ogni nome storico hanno un titolo e un breve commento di una riga, che per lo più è una frescaccia massimalista e troppo concettosa per essere pensata sul serio. Se entrassi in un forum e nominassi la parola Kreator si parlerebbe subito di “Endless Pain” e soprattutto “Pleasure To Kill”, perché per fare bella figura basta dire che i primi lavori sono il massimo, di qualsiasi band (a parte i Rage). Gli album in questione…
Endless Pain…
E Pleasure To Kill, grazie regia…
soprattutto il secondo, che a parte il titolo meraviglioso e la canzone omonima è roba fica in modo più simbolico che altro. Se escludiamo l’importanza puramente storica prendendoli per quello che sono, i primi due album dei Kreator suonano di merda e vengono eseguiti e registrati ancora più di merda. Non si tratta di scelte artistiche come potrebbe avvenire oggi, con gente brava che si intigna a suonare paro paro come i primissimi pipposissimi Kreator, registrando nelle fogne come loro, ma semplice incapacità di chi è all’inizio e deve ancora imparare tante cose, a dispetto dell’energia e le idee. Capisco che si poteva dire in modo più sofisticato ma in fondo è tutto qui.  I primi due Kreator fanno cagare.
 Il vero salto di qualità avviene con il terzo album. 
Ehi, ma che è ‘sta roba?
Ah, ecco. Sì… forse era meglio l’altra. Notate il diavolo Mastrolindo al centro, mi ha sempre messo di buon umore.
“Terrible Certainty” traduce alle masse, con dei suoni accettabili e una tecnica mille volte più alta, il senso di quel marasma ronzante di chitarre e urla stridule in un inglese al limite della prigione della crusca, espresso in un pesantissimo accento crucco che ha ammorbato le palle di tutti i poveracci come me che per anni si sono messi di buona volontà a cercare di farsi piacere i primi due dischi della band.
Perché insistere?
Perché con il metal, spesso è così. Bisogna insistere.
Da qui iniziamo a ragionare, ok? Primi due schifo; il terzo buono.
Certo che oggi le cose sono moolto diverse da allora. Se pensiamo che un gruppo di pischelli foruncolosi, a malapena in grado di mettere in fila un paio di accordi e che ancora non sapevano andare a tempo, erano riusciti a pubblicare dei dischi con una distribuzione internazionale. Quando potrebbe mai accadere ora, visto che il più “scrauso” dei demo italiani suona sempre meglio dell’intero “Pleasure to Kill”? Ma negli anni ’80 il thrash era una cosa nuova e come tutte le cose nuove bisognava essere al posto giusto nel momento giusto. I Kreator, i Destruction e i Sodom c’erano e per questo, nonostante l’evidente incapacità musicale, riuscirono a sfondare tirando su una carriera che con gli anni sono riusciti a legittimare, grazie al notevole miglioramento, sia come musicisti che come compattatori di riff. E qui il Carli interverrà dicendo che il thrash tedesco fa cacare comodini del ‘500 e che senza gli Slayer i germanici non sarebbero mai andati oltre il primo rognosissimo EP eccetera eccetera.
Il Carli…
Voglio dire, caro Carli, erano anni strani in cui per tutto il mondo avveniva un febbrile scambio di cassette e dal più puzzone anfratto di Cermania ecco che partiva un demo di scorreggine diretto in Florida dove un pischello lo attendeva a mani sudanti. Sentiva la registrazione e si rimetteva a suonare e lo passava ai suoi amici che avevano delle band a L.A. Una volta che uno di loro registrava un demo lo spediva al tizio tedesco che a sua volta lo faceva ascoltare ai suoi amici nell’Oregon e così via. Quei ragazzi erano i vari Exodus, Destruction, Testament, Metallica, Sodom, Slayer, Anthrax, Kreator, quindi come dicevano gli AC/DC, chi ha inventato chi? Boh!
Certo, la differenza poi la fece il talento individuale. Hetfield si sedette sulla tazza del cesso per fare i suoi bisognini e gli venne in mente Battery, mentre Petrozza cacava convincendosi di sentire anche lui una musa e invece era solo il suo culo e la differenza nei vinili coevi delle due band si sente, ma la paternità effettiva di un genere è indefinibile. Destruction o Slayer sono tutti genitori del vecchio thrash. Punto. Tutti devono qualcosa a tutti anche se a sentire loro non è così.
Ma torniamo ai Kreator, va. Alla metà degli anni ’80, c’erano in Germania dei produttori in grado di vedere molto lungo e dare una possibilità a gente che poi, ma non subito, li avrebbe ripagati. Infatti quei disperati puzzoni segaioli e foruncolosi dei Kreator, nel giro di dieci anni, sfornarono album su album in cui la qualità musicale si elevava sempre di più, fino a dare alla luce, dopo il già notevole “Extreme Aggression” del 1989, una delle opere più mature di tutto il thrash metal,
Sì, va bene, ecco E.A., ma io voglio parlare soprattutto di…
“Coma Of Souls”, 
C-A-P-O-L-A-V-O-R-O.
 concept album intricato e malatissimo su omicidi e droghe allucinogene da cui poi fu tratto anche un video di un’ora dove Mille Petrozza diceva le solite cose roboanti in un inglese da tartufi, alternando il suo faccione che sembra dirti “io non scherzo mai”, scene di sgozzamenti e violenze varie girate dallo stesso team di “Nekromantik”; che tra parentesi è il più bel film in assoluto sulla passione per i cadaveri e le zampe di cervo.
Ok, basta così per oggi. Vi saluto sennò dicono che qui su Sdangher scriviamo articoli troppo lunghi e rompiamo le palle.

(Fine prima parte)(Francesco Ceccamea)

 

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