La Truebrica del fantino Recensioni

KREATOR PT.2 – LA SECONDA ATTESISSIMA PARTE

La seconda parte della vita artistica dei Kreator si apre nel 1992, con “Renewall”.
Possiamo definirlo il Loud dei Kreator?
disco in cui Mille decide di alzare di parecchio il tiro ma mancando completamente il bersaglio, possiamo dirlo anche a distanza di tanti anni. All’inizio si pensava che fosse un lavoro molto avanti: c’erano inserti elettronici e un riffing più minimale rispetto alle solite cose, con un cambio netto nelle tematiche: più concentrate sui problemi politici e sociali, abbandonando definitivamente l’armamentario orrorifico dei lavori precedenti. Dopo tutto questo tempo però l’album non è cresciuto. E’ nato male ed invecchiato peggio. Per quanto mi riguarda rappresenta il primo vero passo falso della discografia della band. Sentire per credere. Ora magari l’ammiraglio commenterà che secondo lui Renewall è un autentico masterpeace e io un peace of shit, ma spero non accada.
Costui ama Never Say Die e possiamo aspettarci di tutto, lo dico con grande affetto.
Seguirono un’infinità di problemi da parte del gruppo con la casa discografica, nonché all’interno dei Kreator stessi. Cose che capitano quando il tuo lavoro non viene capito dalla critica e tanto meno dal pubblico, finisce che ti sfoghi in famiglia. A detta di Mille quei tre anni sono stati il periodo peggiore della sua vita di musicista e il solo in cui arrivò quasi a sciogliere i Kreator. Così non fu, ma la rabbia di quegli anni confluì su “Cause For Conflict”, un album talmente incazzato che non si riesce ad ascoltarlo per intero.
Come si vede che sono gli anni ’90, stile cybertronico ingarbugliato da non capirci un cappero, ma va bene così.
Garantito. C’è così tanta energia negativa incanalata in quelle canzoni che, dopo quattro o cinque pezzi, ci si annoia a morte: come stare nella stessa stanza con uno che si sfoga con noi di una miriade di torti e disgrazie che ha subito, insulti che manda a tizio e caio, bestemmie eccetera. Dopo un po’ uno si rompe i coglioni, no?
Di seguito, risistemata la formazione e recuperate le motivazioni, sfogata tutta l’arrabbiatura, ecco che i Kreator iniziarono ad aprirsi verso il dark e il gothic. 
“Outcast” 
Ma che è ‘sta roba alla Tiamant?
è un lavoro che accontenta solo a metà i fan della band. Per quanto non si possa proprio definire privo di ispirazione e tanto meno moscio, è un disco di transizione, in cui Petrozza accoglie e sviluppa nuove influenze che poi sfogheranno in modo più equilibrato negli anni successivi. 
Cos’è ‘sta roba alla Anathema?
“Endorama” è un disco niente male se non si è un fan dei Kreator, ma odioso e orrendo per se lo si è. Chi aspettava un netto ritorno a “Pleasure to Kill” e si è ritrovò dei pezzi hard rock con venature goth fu davvero un insulto da lavare con il sangve. In realtà è un buon disco, ispirato e pieno di momenti felici. Su tutti il duetto della title-track tra Mille e Tilo Wolff (leader dei Lacrimosa) che offre anche la possibilità a chi non lo conosceva di assaggiare la capacità interpretativa e il carisma unico di questo cantante straordinario, noto al pubblico metal più per sentito dire che altro.
Genio, se non l’avete fatto dovete permettere a costui di entrare nelle vostre vite.
Quando nessuno era più in grado di immaginare cosa aspettarsi da questa band, ormai bazzicante un po’ in tutte le direzioni tranne che in quella da cui era venuta, ecco il ritorno deciso al thrash metal. “Violent Revolution” è un disco così bello e potente che non me ne viene in mente uno di simile, a parte “By Inheritance degli Artillery 
Ecco Violent Revolution. Fidatevi è lui.
In Violent Revolution tutto acquista un senso, l’attesa, la sopportazione di tante mosse discutibili, l’acquisto e l’ascolto cocciuto di lavori che non facevano contenti nessuno e che invece erano il puzzle che avrebbe portato al sunto perfetto di tante tribolazioni. Se Mille avesse telefonato agli Artillery ci avrebbe risparmiato un sacco di patimenti, però. I danesi erano i Kreator diecianni avanti, cazzo. Provare per credere. Questo non toglie del resto nulla a un album incredibile, pieno di canzoni che raccontano l’intera storia dei Kreator (e anche un pezzo di quella degli Artillery), dall’inizio fino a lì, in un equilibrio tra melodia e violenza: la malinconia di “Endorama” e “Outcast”, la rabbia della denuncia sociale di album come “Renewall” e Terrible Certainty”, la frustrazione e la violenza di “Cause For Conflict” e “Pleasure To Kill”, lo spessore e la ‘cicciosità’ di “Coma Of Souls”. Brani ispirati e suonati dalla miglior formazione dei Kreator dai tempi di “Extreme Aggression”.
Live raccomandato

 

Il doppio Live Kreation”, accompagnato da un dvd, quando ancora le uscite in quel formato non erano così scontate e ripetute dai gruppi, ha dato la possibilità a tanti metallari giovani ma anche  veterani, di conoscere e capire quanto siano grandi i Kreator, la levatura del repertorio accumulato in tanti anni di lavoro e la credibilità che la band nutre nel mondo. (No, Carli. Non sono gli Slayer ma nemmeno i Violence, chiaro?)
 Sembrava l’inizio di una nuova stagione e il titolo del disco successivo “Enemy Of God”, pareva preannunciare qualcosa di potente e all’altezza di “Violent Revolution”. Un lavoro in grado di raccontarci la paura e lo sgomento di quei primi anni dopo l’11 settembre, con le guerre in Afghanistan e in Iraq; anni in cui il presidente della più potente nazione parlava in nome di Dio, con una Bibbia nella mano destra e un mitra nella sinistra, mentre di là c’erano dei pazzi pronti a farsi scoppiare in un McDonald, uccidendo bambini ghiotti di Happymill o come si scrive, in nome di un Geova incazzato e assetato di sporchi culi occidentali. Chi meglio di uno intelligente e pieno di personalità come Mille (che pare sia anche strozissimo) avrebbe potuto dirci cosa stava accadendo, soprattutto in un momento in cui aveva riguadagnato tutta la credibilità di musicista e di paroliere? 
Delusion… Delusion…
 “Enemy Of God” fallisce, come quasi tutte le opere artistiche che cercano di misurarsi con l’indescrivibile realtà di quel periodo così assurdo (2001-2011). Musicalmente il tracollo avviene al centro. Dopo una partenza che in gran parte sembra tenere il passo del disco precedenteecco aprirsi un buco di ispirazione e di fantasia tra la quarta e la quinta canzone
I Kreator hanno esaurito le cartucce. Iniziano a essere vecchi. Altro dvd live e doppia versione del disco. Poi basta per quattro anni.
Forse erano solo stanchi.
“Hordes of Chaos” infatti è un album che non fa prigionieri, come dicono i recensori di True Metal, un disco in cui i quattro tedesconi sono tutti “sugli scudi” (sempre True Metal). 

La Bibbia Thrash per ragazzi. Ma avete notato il totale cambio di registro rispetto alla copertina precedente?

Un ritorno convinto al passato (che poi significa che il gruppo ha smesso di crescere e ha iniziato in modo inevitabile a morire) “Hordes…” è un lavoro notevole per intensità e cattiveria, ma non c’è uno straccio di idea. E’ la riedizione di “Pleasure To Kill” vent’anni più tardi, un po’ come “Christ Illusion” è stato il remake di quasi tutta la prima parte della carriera degli Slayer senza aggiungere nulla (a parte la controversa e bellissima “Jihad”). Sono passati tanti, troppi anni, si dice. Adesso quale sarà la prossima mossa di Mille? Sciogliere il gruppo? Sarebbe un grande, ma poi come camperebbe, aprendo un negozio di articoli sportivi?
L’ultima volta ci abbiamo dato giù di violenza e adesso sterziamo verso melodia e vediamo kosa succede Succede che sembra di sentire unenorme b-side di Violent Revolution”. Le cose nuove ci sono ma tutte orrende, tipo il coro sgangerato stile Blind Guardian ubriachi di Campari, in From Flood Into Fire”. Il resto sono dei riff thrash con l’accento svedese, (Wooody!? Fantozzi, è lei?) una bella melodiona in controcanto fin troppo pedante a ogni svolta, la vocina strozzata che Petrozza lascia andare per avventurarsi volentieri in sgraziate nenie borbottose. I Kreator sono finiti? Dovrebbero, dopo tutti questi album. E’ fisiologico. Cos‘altro potrebbero inventarsi? Hanno scopiazzato i Machine Head, i Tiamat e gli Anathema, gli Artillery, i Maiden, i Death. Si sono allungati, accorciati, rimpiccioliti, gonfiati, alleggeriti, spiaccicati, dati fuoco e congelati, rinnegati, disconosciuti e ricongiunti con se stessi. Phantom Antichrist” è necrometal, ottenuto fondendo assieme vecchie idee morte. Lo dico con tutto l’affetto di chi ama la band e quel (si dice stronzonissimo) bravo ragazzo di Mille Petrozza 

(Francesco Ceccamea)

Autotropofagico!

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