Interviste Sdanghere

INCONTRI RAVVICINATI – Intervista ai Malnàtt.

 
Questa non è una recensione ma una pornografica dichiarazione d’amore. Mi dichiaro vinto, cosce aperte, anche se per i Malnàtt sono solo un cumulo di ributtante derma peloso e non vorranno sapere nulla di me. 
Per la seconda volta da tre anni a questa parte mi esalto, torno bambino per qualcosa che è nato nella mia terra brulla e abberlusconica. Dopo il fumetto Heavy Bone ecco l’ideale colonna sonora per i miei scazzi metalloidi. Se Enzo Rizzi li ascoltasse mentre corre con la matita appresso alle sue visioni zombesche in chiave rock, probabilmente nascerebbe un anticristo artistico tricolore con cui dominare il mondo internazionale delle merde d’artista. I Malnàtt riscattano l’Italia e noi, poveri metallari che attendiamo da anni nell’ombra. Non siamo davanti all’ennesima band demenziale però intelligente, per nulla originale ma che suona da paura, no, questi non sono gli Atroci di cui onestamente abbiamo un po’ piene le palle e tanto meno gli Elio E Le Storie Tese perduti nei meandri di X Factor; i Malnàtt ci fanno sorridere e gasare senza essere buffoni, usano l’intelligenza, la connessione culturale, il cinismo, lo sberleffo, la polemica stregonesca e ci suonano su del black metal vero, zanzaresco, tendinitico e malsano, infilandoci dentro Mameli, Verdi, Guccini… Ah, superbi!
I testi che da sempre sono stati il punto debole della nostra musica rock qui scomodano i poeti più bastardi e malati che la letteratura nostrana potesse offrire: non solo il grandissimo Tarchetti, ma persino Stecchetti, che non è un loro amico, bensì lo pseudonimo di Olindo Guerrini (non Guerreschi! Porz. mi correggerà subito sbugiardando la mia frettolosa e furbastra wikiecultura) un poeta dell’Ottocento che quest’alter ego per scrivere alcune poesie pregne di malvagità tisica. 
 
 
I Malnàtt hanno recuperato la lirica cimiteriale, il cantamacabro dei Gufi (senza sapere neanche chi siano); ascoltandoli vengono in mente sudari olezzanti che vagano tra le tombe e assecondano le bizzose geometrie degli spiriti dannati sottostanti. Fanno pensare ai volti barbuti di muffa del Risorgimento, i loro sguardi austeri e disgustati verso noi poveri viventi di quest’ Italietta qui. Il loro black furente e puzzone ci conduce dentro sepolcri soffocosi o su salnitrici sentieri boschivi, ci agguanta e conduce come zombi al guinzaglio nei territori quotidiani del nuovo paganesimo, quello delle ideologie ridotte a etichette con cui inscatolarsi dentro ipermercati del pensiero, del sapere, dell’espressione artistica. Tutto è stato ucciso per essere comprabile. E poi, orride fiction televisive scagionapreti e apocalittiche invettive dominate da un sentimento ambivalente di gioia liberatrice e terrore animalesco fino a far sciogliere il tutto nello struggimento lamentoso di “Ulver Nostalgia”, uno dei brani più ispirati, straziati e coinvolgenti del disco. La musica non è mai messa in secondo piano, anzi, viene usata per continuare a spaventarci, martorizzarci, scuoterci e commuoverci nei momenti in cui le parole vengono meno. Abbiate paura. I Malnàtt sono tra noi.
 
I Malnàtt. Loro sono il male!
1- Benvenuti su Sdangher. Credo che il miglior modo d’iniziare un’ intervista sia una vostra presentazione, in modo da farvi conoscere anche a chi non è vostro seguace.
Porz: Malnàtt è una piccola Loggia di Bologna non affiliata ad alcun Rito particolare. Visto che il primo impegno di chi appartiene alla Massoneria è negare l’esistenza stessa della Massoneria abbiamo deciso di mascherarci da band metal, ovvero uno dei gruppi sociali ritenuti meno interessanti per la comunità umana. Insomma, siamo degli sfigati per scelta.
 
2- Il vostro ultimo album, Principia Discordia, è una vera bomba. Quattro anni di pausa e l’abbandono del folk, a cosa è dovuto questo cambio direzionale?
Porz: Qualcuno potrebbe sostenere che la musica in Malnàtt cambia spesso così come spesso cambiano i componenti del gruppo. Credo sia una delle affermazioni più sbagliate che si possano leggere in giro. Malnàtt anticipa da sempre correnti musicali, poi le sperimenta, poi le abbandona, poi torna sui suoi passi, etc. solo ed esclusivamente come manifestazione dell’eterno Divenire Aristotelico. Che in pratica è un altro modo di dire che Porz è volubile.
3- I testi sono di uno spessore incredibile. Dove traete ispirazione?
Porz: Io traggo ispirazione dalla mia ignoranza. Sai che c’è il modo di dire socratico “So di non sapere” che molta gente cita per sembrare modesto ma intelligente, no? Ecco, bene, io invece NON SO DI SAPERE! Io ho dentro di me tutte le informazioni nell’hard disk ma ho un sistema operativo lento e faccio fatica a decodificarle per renderle pubbliche. Quando scrivo un testo invece ho tempo di ragionare su quello che ho dentro e con tanta calma e pazienza lo estraggo e lo condivido con la massa come fossero perle per porci.
4- Don Matteo è un pezzo grandioso che ha saputo strapparmi più d’una risata a partire dal titolo fino al “tragico” testo. Scusa se lo chiedo, ma avete violentato qualche prete in passato?
Porz: No, non abbiamo violentato preti e nessuno di noi è stato violentato da preti. Semplicemente abbiamo voluto depositare in Siae un pezzo chiamato “Don Matteo” prima della RAI (che detiene i diritti video di quella fiction creata per riprogrammare l’opinione pubblica rendendo simpatici preti e carabinieri) così quando vorrà fare la colonna sonora dovrà intentare una causa legale contro di noi per riappropriarsi del nome.
Loro sono la fine…

5- Avete fatto un release party per la nuova uscita, usanza tipica per la scena musicale nostrana. Come vi vedete in sede live? Cosa apprezzate di più del suonare dal vivo?

Porz: Io non apprezzo nulla dei live. Mi mettono agitazione, faccio la diarrea tutto il giorno (come capita a molti cantanti lirici, chiedeteglielo), c’è sempre qualcosa che va storto, qualche pezzo di palco dimenticato, qualche accordo preso con il locale che improvvisamente salta e poi alla fine non si chiava mai. Tra l’altro dal vivo i pezzi sono più imprecisi e più scarni che sul disco. Non c’è motivo di fare dei live, sono solo uno spreco di tempo e benzina. L’unico senso che hanno i live oggi è usarli come mercatino per vendere magliette e cd.
6- Black Metal o Glam Metal, dove si rimorchia più figa.
Porz: Non mi piacciono nessuno dei due. Anzi, non mi piace il metal in generale, né come musica né come ambiente. Qualsiasi forma di metal rappresenta uno sdoganamento delle deviazioni, del politicamente scorretto, di valori negativi che non contribuiscono al miglioramento della vita di nessuno.
7- Che rapporto avete con le recensioni negative? Le trovate stimolanti?
Porz: Non si può piacere a tutti. Anzi, non si DEVE piacere a tutti. È una sorta di diktat morale per me.
E comunque non abbiamo recensioni negative.
8- Chi sono veramente i Malnatt? Uomini travestiti da artisti o artisti travestiti da uomini?
Porz: Quando indossiamo la maschera in realtà ce la stiamo togliendo.
9- Ortodossia, vi ci vedete in questa parola? Il black metal è un genere votato a questa ideologia, ma voi nei vostri testi siete stati sempre di parte. Nichilisti, seguaci, irriverenti e oggi più sperimentali che mai. L’etichetta è un’offesa al musicista, ma voi credete di possederne una?
Porz: Partiamo con lo smontare la domanda: il black metal non è votato ad alcuna ideologia. Il black metal è un’etichetta per definire un certo tipo di musica brutta. Serve solo a distinguere giornalisticamente e commercialmente una band da un’altra.
L’unica “etichetta” che possediamo ora è Bakerteam Records, nel senso che possediamo fisicamente i discografici in cambio della pubblicazione degli album.

10- Varg Vikernes è un pirla o soffre solo di demenza egotistica?

Porz: Non ha senso parlare di/con gente del genere se non per guadagnarci. Ogni altro motivo è stupido. Avvocati e giornalisti ci sguazzano con questi mostri ma a me non torna in tasca niente, anzi, in passato ho pure speso dei soldi per ascoltare la sua musica di merda e ho speso del preziosissimo tempo per leggere le sue interviste demenziali.
11- Che rapporto avete con le droghe illegali?
Porz: Dovremmo definire il concetto di “droghe”. Io ti do il mio poi decidi se la risposta ti va bene.  Il 50% del gruppo non fuma ed è quasi astemio, l’altro 50% fuma sigarette, beve quantità industriali di birra e caccia via soldi a fine pasto con degli amari da 3-4 euro l’uno. Ogni volta che andiamo a cena insieme mi pento di non aver preso una portata in più perché alla fine devo sempre buttare i soldi nel cesso per far bere agli altri dei bicchierini di alcol zuccherato. Ma il tema non è come i gestori dei locali ci prendono per il culo, il tema è la droga.
Onestamente credo che Bigat faccia costante uso di cocaina: è impossibile che un manager di alto livello riesca a lavorare 14 ore al giorno, venga coperto di soldi e benefit e poi alla domenica non abbia mai 5 euro per pagare la sala prove. Secondo me li spende tutti per foderarsi il naso di bianco come fa la maggior parte degli agenti di commercio e di chi vuole sentirsi una rockstar.
Loro non conoscono i gufi,
12 – Li conoscete i Gufi?
Porz: No.
13 – L’Italia secondo voi è solo un paese per vecchi o un paese di merda?
Porz: È sia un paese per vecchi che un paese di merda. Per fortuna noi siamo persone di merda e stiamo diventando vecchi quindi iniziamo a sentirci a nostro agio.
 
14 – Una band italiana deve schierarsi politicamente o è fottuta, verità o luogo comune?
Porz: Non sapevo fosse un luogo comune, comunque sia è una verità. Lo schieramento politico è la BASE della musica.
Ma non nel senso di schieramento ideologico: insisto nel dire che le ideologie non esistono, esistono giusto delle bandiere per prendere per il culo gli ignoranti. Invidio molto le band-puttane che cantano Bandiera Rossa o Contessa; quelle che sul palco bruciano la bandiera degli Stati Uniti o della Pace; e anche che fanno il saluto romano e poi pogano come delle scimmie ubriache in una gabbia di cemento nella periferia lombarda. Le invidio perché hanno i loro fedelissimi che li seguiranno fino alla morte. Li invidio perché hanno rinunciato a pensare lasciando che una bandiera inesistente pensi al posto loro. Oggi la stupidità è un valore.
Eniuei, vorrei dilungarmi in questa risposta spiegando invece il mio concetto di politica (mutuato in parte da Mario Capanna). Tutti facciamo politica quotidianamente, tutti abbiamo un’opinione di come sarebbe meglio gestire la “polis”. Non facciamo politica solo quando andiamo a votare ma anche quando ci lamentiamo di una buca nel manto stradale; quando scegliamo una scuola per i nostri figli; quando al bar diciamo la frase “sono tutti uguali”; quando scegliamo il quartiere in cui abitare, quando compriamo un prodotto a kilometro zero; quando prendiamo l’autobus anziché l’automobile; quando boicottiamo i ristoranti che si riforniscono di carne del Gruppo Cremonini; quando andiamo nel multisala della multinazionale anziché nella piccola sala in centro…
15 – Nel vostro ultimo disco oltre le invettive sardoniche e rabbiose, c’è anche questa volontà di legittimare culturalmente la dolcezza necrofila di alcune composizioni usando le parole dei poeti più sulfurei del passato letterario italiano (…pant pant pant). Come avete scovato quel folle di Stecchetti/alias Olindo Guerrieri? C’è qualche professore di Letteratura tra di voi?
Porz: Permettimi di correggerti subito: il nome giusto è Olindo Guerrini. Comunque non c’è nessun professore di letteratura tra di noi. Il più acculturato ha la quinta elementare. Lorenzo Stecchetti me lo ha fatto conoscere mia madre quando ero bambino parlandomi del fatto che era uno dei poeti misconosciuti preferiti da mio nonno. Ho letto “Il Canto dell’Odio” per la prima volta a 8 anni su un’antologia UTET e dopo quasi trent’anni è tornato ad emergere nello strato cosciente della mia mente. Te l’ho già detto che io non so di sapere, giusto?
I Malnàtt, loro sono i Teletubbies vietati ai minori
16 – C’è qualche band italiana che vorreste raccomandarci?
Porz: “Italia” e “raccomandazione” sono due termini che stanno così bene vicino…  Conosciamo bene band della nostra città come In Tormentata Quiete, Eva Can’t, Relic, Atroci, Rain… Però come faccio a raccomandarvele? È ovvio che siamo tutti in competizione per diventare i Kings of Metal di Bologna, fingiamo di essere amici ma in realtà non ci sopportiamo e ci stringiamo la mano e ci baciamo come dei moderni Giuda. Se poi usciamo da Bologna lo scenario diventa ancor più cupo: siamo in una nazione di rockstar di provincia che se la tirano e fingono di credere alle stronzate che dicono (rigorosamente cantate in inglese maccheronico) solo perché hanno pagato l’etichetta per pubblicargli un disco o hanno pagato una booking agency per andare a scopare troiette all’estero. La Scena Italiana non esiste ma quelle poche band che ci sono mi fanno compassione e, solo per il fatto che mi fanno provare compassione, le odio.
17 – Sapete che mia figlia di quattro anni vi sogna la notte e ha il terrore di voi?
Porz: Stai dicendo una cosa davvero terribile. Non il fatto che lei abbia terrore di noi, questo è normale. La cosa terribile è che tu abbia una figlia. Significa che dedicarti al metal e alla cultura trash non ti ha impedito di avere una relazione con una donna. Sei la dimostrazione vivente che i nerd non sono più chiusi nei loro loculi ma possono girare in mezzo agli umani riproducendosi pure. D’ora in avanti ti sognerò la notte e avrò il terrore. The walking dead ti fa una sega.
18 – Nell’immaginario odierno, l’Emilia Romagna è la terra del Gotico Rurale. Sarei felice se scriveste un brano ispirandovi a La Casa dalle finestre che ridono. Si avvererà mai questo mio sogno?
Porz: È una bella ispirazione. Trovo che i Vade Aratro siano molto più adatti di noi a scrivere un testo del genere, peccato siano momentaneamente sciolti. Comunque mi piace come idea, potrei proporgliela come canzone/featuring per quando faranno pace!
19 – Quali sono i dischi che vi hanno cambiato la vita, sempre che la musica possa davvero cambiare una vita?
Porz: Metà del gruppo è un fedele sostenitore dei Metallica. Secondo me i Metallica invece sono merda per adolescenti, sono il Twilight del metal, sono l’ignoranza sdoganata che ha rovinato trent’anni di musica e ha fatto guadagnare milioni di dollari a gente che non se li merita. Ovviamente parlo per invidia.
Personalmente credo che non sia importante sapere quali album hanno cambiato la vita agli altri membri del gruppo perché durano talmente poco in line-up che sarebbero bytes sprecati. Posso dirti che il primo album metal che ho comprato in vita mia (in vinile) è stato “Vulgar Display of Power” dei Pantera: fino al giorno prima ascoltavo musica classica, Battiato, Guccini e De Gregori e poi il video di “This Love” su Video Music mi ha cambiato completamente la vita.
Gli album che però hanno inciso di più nella nascita di Malnatt sono stati sicuramente “Viogna” degli Inchiuvatu, “Supreme art of war” degli Stormlord. Oggi sono album che non riesco ad ascoltare senza mettermi a ridere ma nel 1999 mi sconvolsero.
20 – Credete che si possano avere rapporti sessuali con gli spettri?
Porz: No, quale filmaccio di serie Z ti è venuto in mente per fare una domanda del genere? Comunque sia credo ci si possa innamorare di qualcuno in sogno e credo che il frutto di questo amore possa essere una polluzione notturna. Mi piace rispondere a domande così squisitamente musicali.
Il cantante dei Malnàtt somiglia al cantante degli Ecnephias.
Mancan, no… pietà! Scherzav…
21 – Satanikkk Führer Porz”, “N.S.B.M. – necro swine black metal” lo split coi Thodde, i tanti riferimenti nel nuovo come nei vecchi album alla civiltà e alla mitologia nordica ecc. In questa terminologia c’è solo dell’ironia o c’è anche dell’altro?
Porz: Non l’ho mai saputo.
Vi adoro e questa non è una domanda…
Porz: Hai davvero degli strani gusti, ma grazie.

 

(Intervista a cura di Francesco Ceccamea, Ruggiero Musciagna e Flavus)

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