Film Sdangheri Recensioni

Seven Movies – sopravvalutati e parecchio!

Seven deadly sins,
Seven ways to win,
Seven holy paths to hell,
And your trip begins,
Seven downward slopes,
Seven bloodied hopes,
Seven are your burning fires,
Seven your desires…
 

….Oppure 7 film sopravvalutati da una critica pigra e pedante, e avallati a furor di pubblico (ancora più pigro).

Ti è piaciuto? ….Stupendo!!!” – e allora pure tu ti accodi, onde evitare figure di natura stercoide. Vattelappesca perché tutti si sono fissati.
Dice: “appunto, se lo dicono tutti allora evidentemente vuol dire che i film son belli…..” sese, bel ragionamento, allora pure Hitler a Berlino aveva ragione, perché aveva un popolo intero dietro, mica tre critici spocchiasnob con la evve moscia, il fulardino color glicine al collo e gli occhialini con la montatura del 1672. Comunque la pensiate, io oso dirvi che questi 7 film sono evitabilissimi, tranquillamente ridimensionabili, o vedibili ma con un po’ di sana contrarietà ideologica, a bilanciamento di tutto il consenso perchesssì.

L’Attimo Fuggente: tra i film più deleteri della storia del cinema. Illusorio, ruffiano, semplicistico. Pietismo da orticaria, emotività appicicosa, Romanticismo (inteso come movimento di pensiero storico-cultrale) applicato all’Ovino Kinder. Ci insegna che tutto deve venire dal cuore per esser “puro”, la razionalità è limitante e infingarda; bisogna vivere al 100%, vivere il momento, volere è potere (si, vai a spiegarglielo nei reparti di oncologia infantile vai), adorare l’incoscienza dell’atto, non perseguire nessuna visione che vada “oltre”. Tutto sia per l’ora e adesso, per il momento, per il presente. Si brucino le pallosissime introduzioni accademiche ai testi di poesia e letteratura, altro che secoli di speculazione, dotta elucubrazione, apparati critici, mandate tutto al macero, che palle ‘sti vecchi bacucchi, leggetevi da soli la Divina Commedia e fatevi due risa (poi mi dite anche che cazzo ci avete capito, da soli).
Mettiamo pure in discussione l’esistente ma prima, magari, facciamoci padroni delle sue regole (ovvero impieghiamo tempo e fatica….due paroline magiche), per poterle poi eventualmente contestare.
Il Grande Lebowski: fancazzismo al potere. Quanto mi starebbe sulle palle uno come Lebowski nella vita vera, un debosciato paraculo indolente, mezzo tossico, hippie freakkettone stracciapalle tutto “pis-en-lov”. Fai qualcosa nella vita, datti una mossa, smettila di sorridere come un ebete e manda avanti la baracca come facciamo tutti. Io mi alzo alle 6 la mattina, ho i bambini sul groppone, asilo, poi lavoro, poi rientro alle 7 la sera, traffico permettendo, e poi cucina, rigoverna, lavatrici, pulizie, e poi tutto ricomincia…cazzo! I fanz del film sono andati ben oltre la visione dei fratelli Cohen, idolatrando questo film e questo personaggio come un modello di vita, un tizio da prendere ad esempio, una roba “rilassata” per vivere meglio. E invece è tutto molto furbetto, costruito ad arte per lisciare il pelo a quelli che appena usano lo slang “drugo” si sentono di un altro pianeta (quello però è l’effetto della Maria….).
La Vita è Bella: no, non sono un simpatizzante della Wermacht, è che La Vita è Bella è proprio brutto, un film misero. Voglio dire, parliamo di cinema, o di contenuti politicamente corretti? Perché se è un problema di educazione civica, allora leggiamo Primo Levi e stiamo a posto; se invece parliamo di cinema, ovvero, forma e contenuto, ripeto forma e contenuto, allora oltre alla sostanza va curata anche la forma, perché solo con i contenuti non si fa cinema, al massimo si fanno i documentari (o i predicozzi della Guzzanti). Solo con la forma nemmeno si fa cinema, quella è fotografia. La Vita è Bella tocca un nervo scoperto che non ammette critiche, a patto di non voler essere tacciati di laido antisemitismo, ma il film di per sé è bruttarello forte, ha una mise en scene pauperistica, una regia ed una fotografia che più anonime non si potrebbero, tutta la seconda parte pare girata nel cortiletto dietro casa mia. Però Benigni ci fa commuovere, e allora non c’è critico che pialli tutta la sciatteria visiva di quel film….e come ci andavano giù duri invece con la nazi exploitation!
– Dracula: quello di Coppola, manierista, barocco, stucchevole come le parrucche indossate da Gary Oldman. Un film perbenista, cattolico nel senso più deleterio del termine, estremamente formale, molto fashion. Coppola ha il problema opposto di Benigni, tutta cornice e poca tela. Un flusso di vuoto continuo girato però da un’esteta. Due palle! Aridatece Bela Lugosi.
Il Corvo: Moccia per i bimbiminkia emodark, per sentirsi diversi, maledetti, però romantici come Viola Valentino. Dai, a 16 anni ti può sembrare il capolavorissimo visionario definitivo, poi però, quando i dentini da latte son tutti caduti, pure Fracchia contro Dracula ti pare più sensato e macabro. Un cliché dietro l’altro, e quel povero Cristo di Brandon Lee che ci è pure morto ammazzato per eternare a leggenda un film altrimenti modesto. Ha rincarato la mitologia pure la successiva regia di Rob Zombie, uno che l’odore dei soldi lo sente lontano chilometri e chilometri.
Ultimo Tango a Parigi: oltre il burro c’è di più? Bertolucci….siamo sempre lì, vedovo inconsolabile del ’68, prende un lui e una lei, li fa sbattere per tutto il film, sia in senso figurato che biblico, e poi, dopo 2 ore di pellicola, pare di aver parlato dei massimi sistemi e invece abbiamo sempre e solo un appartamento sfitto in più e un uovo sodo sullo stomaco.
– Un film a caso di Tim Burton: io salverei solo Beetlejuice, ma in vena di estrema bontà potrei concedervi una data spartiacque, facciamo il ’96, (anche se orrendevolezze ne aveva già prodotte, vedi Edward Mani di Forbice ). Hai presente quel film con Johnny Depp e Helena Bonham Carter, ambientato tra ‘700 e ‘800, con atmosfere dark, gotiche, romantiche, fiabesche, con il protagonista antieroe che è negativo però è positivo perché la società è marcia e quindi anche un assassino è umano e lo spettatore ci si può identificare, e l’importante è che Johnny Depp sia fighissimo e dandy-trendy in ogni fotogramma? Ecco, qualsiasi titolo di Tim Burton abbiate pensato va bene, è comunque la risposta esatta. Cribbio, cambia registro, fai uno straccio di film diverso, pure quando fa “un’altra cosa”…è sempre la stessa. Che truffa questo qui, veramente una noia mortale!
Ah, prima che qualche anima candida si indigni….queste sono opinioni personali (faccio lo spelling per i duri di comprendonio: s-o-l-o-o-p-i-n-i-o-n-i-p-e-r-s-o-n-a-l-i ), ricomponete la bocca storta, ché mica dovete essere d’accordo.
(Marco Benbow)

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