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LE SDANGHERE DI SDENGHERE – MICHELA MITI

Macaluso all’anagrafe, Miti in arte, Mito per il maschio italiano degli anni ’80 (e oltre).
A 15 anni, mentre era in vacanza con i genitori, viene notata e subito reclutata per concorrere a Miss Riccione. Ovviamente viene eletta, ed un nanosecondo dopo iniziano a fioccare proposte….anche artistiche.

Nel 1980 è in Rai a condurre un programma per ragazzi, un anno dopo invece è su Playboy, magazine per ragazzi cresciuti. Chi ancora non si era accorto che Michela era una bomba di erotismo sul punto di esplodere, se ne accorge in quel marzo 1981. Arriva il primo film, Sergio Martino batte tutti sul tempo e la infila dentro al mitico Cornetti alla Crema, piccolo ruolo, giusto una squillo. La grande occasione però è con Pierino Contro Tutti, che di primati ne vanta svariati: è il primo dei Pierini, il primo ruolo da protagonista di Alvaro Vitali, il primo da co-protagonista della Miti, oltre ad aver incassato moltissimo nonostante le basse pretese di partenza.
E’ il boom di Michela Miti, nel 1982 arrivano 5 film con l’attrice romana: I Figli… So’ Pezzi ‘e Core (di A. Brescia), Pierino Colpisce Ancora (di M. Girolami), Vieni Avanti Cretino, (di L. Salce), W la Foca, (di N. Cicero), Biancaneve & Co. (di M. Bianchi).
Ad eccezione del sublime Vieni Avanti Cretino, e del Merola movie I Figli… So’ Pezzi ‘e Core, si tratta di titoli uno più trash dell’altro, capisaldi del cinema scurreggione del Belpaese. Pierino Contro Tutti è il secondo della serie (tale solo ufficialmente, in quanto riunisce lo stesso cast e lo stesso regista, ma prima durante e dopo ne usciranno parecchi altri, anche “apocrifi”). W la Foca è uno straculto ciceroniano doc, un film che oserei definire “concettuale” nella sua sistematica demolizione del politicamente corretto, del moralismo e del buon gusto. Biancaneve & Co. è chiaramente un porno mancato, altra pellicola sgangheratissima senza né capo né coda, ma assolutamente imperdibile (con Gianfranco D’Angelo che fa lo specchio del reame, solo che abita dentro una televisione, e la matrigna cattiva che è un trans…).
Già dal 1983 le cose cambiano, complice un non meglio precisato “declino” della commedia sexy in favore di prodotti lievemente più eleganti e commercialmente appetibili, orientati al pubblico delle famiglie. In totale sovraesposizione mediatica (non solo artistica), la Miti non trova altri ruoli pregnanti. La vediamo giusto in Questo e Quello di Corbucci, assieme a Pozzetto. Ferocemente marchiata con lo stereotipo dell’amante in guepierre, disinibita e disponibile, la Miti non aveva alle spalle una carriera, una personalità e l’esperienza di una Fenech ad esempio (e nemmeno la recitazione, se è per quello), ed il successo, così come era arrivato travolgente e improvviso, se ne andò crudele e repentino.
Nel 1985 c’è la serie tv Sogni e Bisogni con Citti, si cambia registro, si tenta di scrollarle di dosso il marchio della “easy lady”. Niente, il telefono non squilla, e allora vai ancora di erotismo, ma più soft e pretenzioso, meno pierinsesco; in combutta con Carmen Di Pietro arriva La Dolce Pelle di Angela (1986), di Andrea Bianchi, uno specialista del genere, una sorta di cappa e spada un po’ decamerotico che però non riesce nell’impresa di riciclare la Miti. Due pellicole nell’88, ancora con Citti (Mortacci ), e Delitti di G. Lenzi (definito solo il “peggior thriller italiano mai realizzato”), per poi affidarsi unicamente al compagno Alberto Bevilacqua, che strangolerà definitivamente la Miti nella prosopopea delle sue paludate opere letterarie. Da Gialloparma verrà tratto un film (1999) con la Miti, e intorno al 2000 è a teatro, sempre alle prese con Bevilacqua. Fine della breve carriera della Miti, della quale però ci rimangono pure 2 raccolte di poesie, 2 45 giri, una manciata di copertine di Playmen, Skorpio, Blitz, etc.
Chi a scuola non avrebbe sognato una maestrina come la signorina Rizzi (nomen omen), o una sposina con tutto quel repertorio di corpetti, bustini, reggiseni, calze, pizzi e tacchi a spillo! Certo, negli anni 80, per quanto fossimo al tramonto del cinema bis, la concorrenza era ancora spietata, e tutte le regine del genere si erano ampiamente affermate ed insediate nei cuori (e nei pantaloni) dei maschi italiani; tuttavia la Miti ebbe il merito di riuscire a rivitalizzare per un po’ la categoria, proponendo il personaggio di una femmina più casereccia, la bella ragazza della porta accanto, meno glamour di una Barbara Bouchet, meno esotica di una Laura Gemser, meno algida di una Erika Blank, ma non per questo meno “appetitosa”. E bastano quei pochi minuti in Vieni Avanti Cretino per comprendere come la marmorea fama imperitura della Miti sia assolutamente e indiscutibilmente meritata.

(Marco Benbow)

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