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Febbraio 2013

Editoriali Pascolando

MAMMA, HO MESSO A POSTO LA CAMERA, POSSO ANDARE AL CATECHISMO?

zorba il greco

  Tutti noi che, ad un certo punto, abbiamo incrociato la strada del metallo lo abbiamo fatto perché ci garbava la musica, ma non solo – c’era pure qualcos’altro, quel brivido di dissenso, di ribellione, di apparente sforzo per fare schifo al prossimo e dargli fastidio con tutto l’impegno possibile. Del resto il metal come cultura nasce fra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80, e i figli dei baby boomers di allora potevano ribellarsi essenzialmente ad una cosa: la famiglia e tutto quello che ci girava intorno, dalla scuola alla chiesa al concetto, più generale, di autorità e status quo. E’ una prerogativa che il metal ha sempre fatto sua in maniera più o meno riuscita, più o meno goffa, più o meno truculenta, più o meno stupida, ma di base genuina. Persino gente estremamente noiosa come gli Opeth riesce ad esprimere, molto alla lontana, questo tipo di sentimento: nessun genitore vorrebbe che il proprio figlio fosse una specie di barboso bibliotecario circondato da altri barbosi bibliotecari.

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Metallo non Metallo Recensioni

STORY BOX – I JETHRO TULL E GLI EQUIVOCI DELLA STORIA DEL ROCK

jethro tull


 Quando un metallaro vuole dimostrare che anche lui ascolta di tutto, di solito cita Pynk Floyd, Rush, Lady Gaga, i Beatles e i Jethro Tull. Ian Anderson e tutta la sfilza di gregari che si sono succeduti nel corso dei decenni che questa band ha attraversato, hanno rappresentato, spesso a torto, il sinonimo della scelta musicale versatile, eclettica, raffinata. In realtà, i Tull (come li chiama chi gli ha voluto davvero bene) erano dei buffoni e sapevano fare il loro sporco lavoro, vale a dire, intrattenere in pubblico passando da Bach alle fiabe del leprotto che perse gli occhiali, dal povero barbone e la bambina pervertita, tra moralismo e spensieratezza, dilemmi esistenziali e quadretti campestri. Era una bella zuppa che solo negli anni Settanta poteva essere rifilata al pubblico e i Jehtro sapevano condirla bene, non eccedevano con gli ingredienti, fino al giorno in cui però alla loro mensa iniziarono a presentarsi troppe persone e a quel punto si sa, più aumenta la quantità di cibo e più diminuisce la qualità. E la zuppa rock dei Jethro Tull divenne un minestrone annacquato che nel giro di un paio di anni cacciò via tutti quanti.

La Truebrica del fantino Recensioni

LA VERITA’ DIETRO THE EXORCIST – “NIGHTMARE THEATRE”


Anno domini 1986. Mentre il mondo dell’Hard & Heavy viene ammaliato dal suono delle tastiere, fino a quel momento bandite dai gruppi metal perché facevano pensare a un ammorbidimento del proprio sound, l’immenso carrozzone del rock’n’roll ormai giunto al suo zenith qualitativo in tutti i campi (dal thrash al glam al black al classic) sputa dalle sue viscere l’ennesimo gruppo coniato chissà in quale fabbrica metallurgica, badate bene… gli “Exorcist” !!!!!  Continua a Leggere

La Truebrica del fantino Recensioni

MANILLA ROAD – I MORTI CAMMINANO


 

Come molti di voi già sapranno il sottoscritto ha un debole per tutte queste vecchie band che tornano in pista sorrette da un entusiasmo birichino che la vince sul catetere, acciacchi e spasmi senili. Sono così adorabili, no?

No. Stavo scherzando, avrei un discorso nazista per tutti loro, ma lasciamo perdere sennò Signorelli dice che sono ripetitivo. E proprio perché non voglio esserlo scrivo una recensione sull’ultimo album dei Manilla Road, band “de culto” tra le più sottovalutate o sopravvalutate della storia del genere, fate un po’ voi. Scrivo di loro perché il disco che hanno fatto mi ha conquistato proprio grazie ai difetti tipici di un lavoro old skool. Suoni tremendi, esecuzione peciona (ma mi assicurano da più parti che le precedenti prove siano ancora più indegne), coerenza coatta e tanti rimpianti. Ecco, sotto questa coperta disgustosa ci sono alcune canzoni meravigliose che mi si sono rivelate non prima del quarto ascolto (e forse per voi ce ne vorranno anche di più) e adesso non riesco più a separarmene. La bellezza di questi brani trova il suo ideale compimento proprio nella sciatteria della confezione e nell’indolenza compositiva di un gruppo che ormai ha perso fin troppi treni e solo la voglia di fare ciò che a fasi alterne hanno creduto di saper fare, li spinge ad aggiungere un nuovo capitolo discografico, ora che sembra così facile riuscirci. 
“Mysterium” è crepuscolare, certo, fin troppo scontato usare questo aggettivo. I brani migliori, “The Grey God Passes”, “Hermitage” e “The Battle Of  Bonchester Bridge” procedono incuranti del minutaggio e delle regole moderecce, anche se in questo periodo fare i Manilla Road può essere una moda.
Sono pezzi rispettabili, d’esperienza, dall’aria addirittura “corta” (cultura in romanesco).
Poi però c’è un fosso nel mezzo del disco di noia e imbarazzo proprio nel mezzo del disco, parlo di “Do What Thou Will” e “Halloweed By Thy Grave”. “The Fountain” e “Mysterium” per fortuna mi afferrano la mano e con una vigorosa strattonata mi portano via.
La cosa migliore del disco è la voce sorniona, quasi crooner del cantante. Non va oltre la sua unica ottava naturale neanche se lo minacci di morte con un coscio di pollo spuntato, ma riesce a carpire il cuore con una facilità che Warrel Dane se la sogna. Le progressioni di chitarra spesso sono pasticciate e nascoste sotto una distorsione fuzzosa: vogliono far bere all’orecchio meno esperto chissà quali scale iperveloci, ma basta tornarci su un attimo per sgamare il troiaio alla Richard Benson. Il batterista ha bisogno di far chiarezza nel proprio cervello dato che nei primi tre brani ci mette rullate e stop che non centrano unca.
Nonostante le apparenze ne sto parlando bene, però. “Mysterium” suo malgrado è un grande “Walkingdead album” e ve lo raccomando.  (Francesco Ceccamea)

Articoli Metal is Religion

METAL IS RELIGION #4 Le riviste cartacee erano funzionali alla tazza del cesso.

Accendi l’Hard Disk esterno e noti che lo spazio non ti basta più. Non vuoi comprarne uno nuovo, non tanto perché sei taccagno e non ti va di spendere quei soldi, ma più che altro perché t’accorgi che hai accumulato molta spazzatura nel tempo e inizi a buttarla nel cestino. File, video, musica, documenti con cui condividi un legame fisico, ricordi felici e dolorosi mentre con altri ti chiedi perché siano ancora lì e basta. Giga e giga di memoria buttati al vento.

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La Truebrica del fantino Recensioni

CIRCLE II CIRCLE – SEASONS WILL FALL


 

Quando Zack Stevens formò i CircleIICircle ne fui molto entusiasta, tanto che comprai il primo Cd, speranzosa di trovare l’eredità dei Savatage, ormai sciolti per sempre, data la collaborazione al disco del pachidermico Jon Oliva. Così fu ma, invece di invogliarmi all’ascolto, la cosa mi annoiò fin da subito. Sì, c’era la voce di Zachary, le tastierone di Jon, le orchestrazioni à la Savatage, ma non c’era quel qualcosa in più, mancava la fiamma, il tanto ricercato X Factor o forse quella commistione di suoni più pesanti con l’hard-rock made in US non toccava le corde giuste del mio cuore.

Ammetto di aver ascoltato con distrazione gli album seguenti dei CircleIICircle proprio come ho sorvolato a bassa quota gli album dei Jon Oliva’s Pain, band composta per la maggior parte da membri dei C2C, anzi per 2/3 composta da Jon Oliva e per il restante terzo da loro.
Questo è il sesto album della band, impeccabile dal punto di vita della produzione e dell’esecuzione ma dannatamente noioso. Sì, noioso e ripetitivo per quanto il vocione di Zack abbia svolto un ottimo lavoro interpretativo. Tutto quanto da l’idea della mediocrità, del “ si può dare di più”, del “sì va be’ sta canzone è carina, ma…”. I riff non sono “à la” Savatage ma sembrano pezzi “dei” Savatage, scarti di “The Wake of Magellan”, B-sides di “Dead Winter Dead”.
Nel 20 anniversario di “Edge of Thorns” è quasi fastidioso ascoltare una canzone come “End of Emotion”, nove minuti infiniti che ne ricalcano in tutto e per tutto la struttura e il modo di suonare.
Da brava femmina romanticona non ho potuto non apprezzare la conclusiva “Only Yesterday” con tanto di lacrimuccia malinconica ( i miei ormoni stanno ancora cercando di rimettersi in sesto), ma ciò non è bastato a risollevare le sorti di quest’album al quale mi ero approcciata con le migliori intenzioni. (Mara Cappelletto)

Articoli Interviste Sdanghere

INCONTRI RAVVICINATI – BOLOGNA VIOLENTA


 
1 – Il tuo primo album lo si può scaricare da necessitohc, il secondo da grindcore karaoke. Di il terzo lo scaricheremo da mediafire oppure non t’interessa guadagnare almeno due spiccioli dai tuoi lavori?
Utopie e piccole soddisfazioni è uscito esattamente un anno fa. Vorrei metterlo in free download quanto prima, per ora cerco di non infierire sulla vita già difficile dei distributori di copie fisiche. In genere stampo più o meno le copie che poi riesco a vendere e i soldi vengono reinvestiti per altre stampe. Mi piace che i dischi abbiamo una versione “fisica”, ma è innegabile che il free download è ormai inevitabile. Continua a Leggere

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