Editoriali Pascolando

MANUALE DI SOPRAVVIVENZA DEL GIOVANE METALLARO – Tomo Secondo

 
Ehi, se non l’avete fatto però leggetevi il tomo primo cliccando qui.
Ci siamo! Eccomi qua, sono tornato a rompere con un decalogo di rara cattiveria e praticità, quasi all’altezza delle tavole di Moser…il profeta fuggito in bici.
Vi faccio il culo a strisce se non lo rispetterete, anzi ci penserà il festival stesso a farvelo e spesso le righe in questione saranno di color marrone!

 

Quindi, per rendere l’esperienza live, una di quelle tra le più divertenti della vostra vita, serviranno poche, ma essenziali, dritte: cercherò di rendere al meglio l’idea, anche se ora siete avvinghiati dal freddo e state smocciolando uno slimer talmente verde dal naso, che potreste far arrivare la squadra dei ghostbusters da un momento all’altro.

 

Dall’alto della mia spocchiosa e privilegiata esperienza, ho compilato questo elenco di suggerimenti che vi aiuteranno a sopravvivere all’atmosfera rovente dei festival metal estivi.
Il sogno di tutti, Wacken, Hellfest, Metalcamp, etc., ovvero l’esperienza definitiva. You’d better prepare for war!
1. RUNNING ORDER a.k.a. BANDS SCHEDULE
Porta sempre con te una o un paio di copie dell’elenco delle bands e l’ordine di apparizione nei differenti palchi del festival.
E’ facile reperirla nelle varie bags piene di gadgets che vi saranno consegnate al momento dell’ingresso (quasi sempre meno che al Wacken, dato che nella Full Metal Bag la lista NON C’E’), oppure nei punti info disseminati in varie zone del festival, spesso all’ingresso.
Se non volete spender soldi stampatevela a casa e vedetevi tutte le bands che volete a meno di cadere preda dei fumi dell’alcohol, addormentarvi e perdere la band che volevate vedere da sempre!!!
2. NON FARE LA SCHIAPPA PORTA LA MAPPA
Anche questa è fonnnndamentale, serve a tutto, musica, birra, cibo, gnocca: TUTTO! Provate a dare un appuntamento alla tipa che avete agganciato al concerto brutalblackdeathstonerdoomheavyglam, ignari direte con voce nasale e stentata, tanto lo so che siete così:<< Let’s meet at the BeerGarten >>.
Mi sembrerà di rivivere una lontana vacanza in quel di Praga, meta degli ignari turistosessofili anni ‘90.
Il mio simpatico amico prese appuntamento con una tizia che faceva la postina in quel di Praga, a Piazza San Venceslao e la tipa, oggetto delle sue brame, per toglierselo dalle scatole gli diede appuntamento in piazza durante un discorso di Vaclav Havel, o’ presidènt’!
C’era solo un milione di persone: ho riso e l’ho perculato per millenni, per esser stato seminato in modo tanto elegante.
Allora, per non fare la figura dei babbalei, vi tocca sempre portare la mappa con voi e sarà necessario dare gli appuntamenti a “chicchessia” in luoghi riconoscibili e adeguati (non sotto le casse con la musica a palla).
Perdere la voce a Wacken è facilissimo, quindi non gridate 20 volte alla tipa che vi piace “AILAIC’IUVERIMAC”, rischiate l’afonia in men che non si dica e dovete ancora cantare tutte le canzoni della vostra band preferita a squarciagola!!
Pensate che nonostante la grande efficienza dei cari crucconi, in un Wacken dei tanti, la paglia sparsa per assorbire l’acqua che aveva reso quasi impraticabile il parterre, ad un certo punto prese fuoco ed io ho perso la voce in un istante, mentre cantavo sereno con i miei cari Amorphis; amorrr…amorrr…aimortacciloro e quando hanno arso le stoppie!
3. BRING SOME MONEY IN THE POCKET, LET YOUR SHIT BECOME A ROCKET
I bagni chimici! Avete mai visto i bagni chimici dei festival? Citando un mio amico pirata sghignazzo e vi sparo un: Har!Har!Har!
A proposito, spero che abbiate votato il Partito dei Pirati alle ultime elezioni, erano i più fighi di tutti, ma torniamo alle cose serie, la defecatio senza strazio.
La quantità di schifezze che potrete trovare nei chimi-cessi è direttamente proporzionale alla distanza dal Festival. Nelle zone più remote ci sono i coccodrilli.
Questi cosiddetti portaloos chimici sono impestati da qualche demonio in crisi di flatulenza e dissenteria.
Non ce n’è uno pulito, sono tutti affogati nella merda e se non volete farlo anche voi, fate la “piccola fila” che di solito si sviluppa intorno ai bagni a pagamento e con 50 €-cents ve la cavate. Portate le monetine bambini, portatele con voi, perché poi non voglio venire a sapere che vi siete lamentati per esservi dovuti nettare le chiappe con le dita! Anche voi signorine con “allarmi rossi” vari, ne potreste aver bisogno, quindi vige la regola, metti il soldino e cambia il pannolino.
Vale la stessa cosa per le docce.
4. FLAG OF HATE
Citando i Kreatori, che nel 1986 cominciarono a deliziare le mie orecchie con il loro primo EP, andiamo all’oggetto di questo “comandamento” che salverà tante vite umane.
Portate una bandiera riconoscibile di qualsiasi tipo, di dimensioni adeguate, (grande è bello!) e portate o comprate in loco un’asta robusta ed abbastanza alta da permettervi di installarla con la bandiera attaccata per poi esser capaci di ritrovare il vostro “accampamento”, o di farlo ritrovare a chi avete invitato a venire da voi. C’è gente che a volte chiede ospitalità in tende o camper altrui perché non riesce a ritrovare né la macchina né la tenda et cetera et cetera. Sarà l’alcohol, sarà il disorientamento, sarà che, insomma, ci si perde e non è poi così difficile che succeda.
Fare il giro anche di una sola delle zone destinate al campeggio può richiedere mezz’ora…intanto le bands suonano e suonano…come al solito anche la vostra band preferita che aspettavate da settordici anni!
Può essere utile, inoltre, osservare anche le bandiere vicine così da agevolare la vostra affannata ricerca.
Passiamo all’odio puro che ricorre nel titolo del capitoletto: se vi azzardate a portare una bandiera in mezzo al pubblico verrete decapitati manco fosse tornato in vita Robespierre dal 28 Luglio 1794. Ve sgozzooooohhhhhh! Impedire al metallaro medio la visuale della loro band preferita equivale ad una dichiarazione di autodistruzione, seppuku, harakiri e suicidio: volete morì ciofani come diceva l’ex pastore tedesco?
Ecco qua, sfogata la mia dose di odio gratuito quotidiano, passo al punto successivo.
5. RIVISITAZIONE DAL TOMO PRIMO
Su suggerimento del sottoscritto avete portato un sacco di belle cose, scarpe con punta di ferro, tante belle maglie e giacchini toppati, attrezzatura contro la pioggia, foulards, cappellini, macchine fotografiche, videocamere, dildi, ops chi ha detto dildo?! L’hai detto tu vero? Zozzone!
Rendetele utili, usatele, portatele con voi nell’area concerti, non ve ne pentirete oltretutto vi daranno un sacco di soddisfazione. Spalmatevi la crema solare e mettete gli occhiali da sole! Ora via si parte all’ascolto dei Necrostuprofantaforestin themiddleofthelandofdoom che suoneranno oggi e poi mai più per l’eternità: che dite la macchinetta fotografica, CARICA tra l’altro, e con tante MicroSD vuote serve?
6. HAUTE COUTURE
E’ il momento della moda nel senso meno italico del termine.
Vanno prese in considerazione le seguenti correnti di pensiero: una maglia classica che rompe sempre il ghiaccio maidenpriestozzylemmy oppure una band dal logo illeggibile per fare breccia nei cuori della blackster più incazzata del pianeta, finlandese per giunta, ma stragnocca da pääüürää (tradotto dal finnico, paura). Vanno evitate come la peste bands equivoche, mezze metal mezze no, false metal, metal alcalino e metal alcalino-terrose, emo, sc-emo, etc.
Si può incappare in una “coglionella” generale, alla quale, vi assicuro, non è bello assistere. Immaginate chi la subisce quale immenso piacere provi ad essere preso in giro da metà del pubblico del festival.
Giubbetti con patch sempre graditi, più ne hanno di patch e più si è fighi; giubbetti di pelle corti arma a doppio taglio, si rischia di far diventare la propria pelle dello stesso colore e della stessa puzza di quella del giubbetto; giubbetti di pelle lunghi arma a triplo taglio rischio puzza come sopra e rischio cadute nella fanga. Proprio per questo i megablackettoni con i supergiubbetti stile matrix sono la specie di panda più a rischio di estinzione durante i concerti open air.
7. BODY LANGUAGE & BODY SURFING
Il linguaggio del corpo è un ramo dell’antropologia che mi appassiona particolarmente, soprattutto per alcuni rituali di celebrazione a sfondo “religioso” che si svolgono durante le esibizioni degli artisti.
Religioso perché, direte voi e così ora vi intrattengo ulteriormente e vi racconto un nanetto, come diceva agli esordi Nino Frassica nel lontano 1985.
Quando ancora andavo a scuola, e l’anno più o meno era quello di Frate Antonino da Scasazza interpretato dal succitato comico, sul marmo bianco di una nota banca locale un giorno apparve una scritta fatta con la bomboletta nera: “Metallica: quando la musica diventa religione”.
Va bene, va bene, teppisti maledetti che eravamo…torniamo a noi.
Headbanging, trowing the goat (le corna rigorosamente con 2 dita), moshpitting + wallofdeathing + circlepitting (non ho detto circlepissing perché preferisco il bukkake), body surfing airguitaring, airdrumming, airbassplaying, tryingtosinglikebrucedickinson-ing.
Tali attività possono essere tanto piacevoli per alcuni, quanto spiacevoli per altri che assistono.
C’è una sorta di codice non scritto che si può riassumere in uno dei pilastri fondatori della corrente crowleyiana rivisitata dal sottoscritto: “Fai ciò che vuoi, ma non rompere i coglioni.”
E con questo anche oggi Satana è contento!
8. LA BATTAGLIA DEGLI SPIEDINI
Il cibo dei festival è una droga ad alta dipendenza psicofisica.
Ci sono talmente tanti stands pieni di cibo che è possibile passare dal junk food classico al vegan salutista più spinto.
C’è di tutto per tutti, ma se riuscite a cogliere il ritmo delle ondate dei metallari che vanno e vengono dall’area concerti troverete il modo di evitare le file: per uscire, per mangiare e per rientrare nella zona gigs.
Meno male che almeno per mangiare non c’è bisogno di lottare troppo, tanta è la quantità e varietà dei prodotti che possono essere più o meno a buon mercato.
Non vale lo stesso per le bevande ma si può trovare del sidro, della birra, dell’idromele, del grog, oltre che abbondante e necessaria acqua.
Uno stinco di maiale, un pane&pesce con un dito di maionese, le bistecche piccanti oppure gli spiedini che possono essere usati in guisa di spada. Servono a fare nuovi amici, uno spiedino è per sempre.
Farsi nuovi amici ai festival è un dovere per ogni buon metallaro che si rispetti. Una curatina alla scena fa sempre bene ed allarga gli orizzonti di tutti.
Ora basta con il buonismo ed andiamo tutti a sbronzarci come iene al tavolo lungo 30 metri, pieno di carogne disposte a farsi sbranare da gente come me.
9. COROLLARIO AL TEOREMA (C.V.D.)
Benché il mondo sia pieno di teste di cazzo, l’atmosfera gioviale e cosmopolita del festival spesso le dota di cappello che permette loro di camuffarsi nel mezzo della gente normale.
Sono, comunque, latenti e come i virus tendono ad apparire nei momenti meno opportuni.
Si può trattare della fidanzata, del migliore amico, della mela marcia della compagnia, di avventizi che come sport hanno quello di scassare i cabbasisi o babbagigi che dir si voglia.
Siamo dotati di materia grigia e quindi dobbiamo avere il cervello anche per quelli che non lo hanno, evitare discussioni troppo accese, scansare le risse, scansare i pogo troppo violenti a meno di non esser dotati di una massa muscolare o grassa sufficiente per spazzarli via. Insomma chi ha più capo si salvi!
Nel caso mi stessi rivolgendo ad una delle teste nominate poc’anzi, gli chiedo gentilmente di mettere un vero e proprio elmo a protezione dei nostri maroni.
Non bevete troppissimo, non siete andati là per questo, non vi devastate le meningi fumando come le ciminiere della rivoluzione industriale, non vi fate male o almeno evitate di prendere bacchettate all’arcata sopracciliare come successe al mio amico colpito da una bacchetta lanciata dal drummer degli In Flames.
Bacchetta caduta, raccolta da un bambino biondissimo di 10 anni, porta a me in segno di terrore e lasciata da me al bambino come simbolo e trofeo indimenticabile di un lontano Wacken 1999.
Ribadisco in lingua: don’t be a dickhead!
10. SALUTI E BUCI
Siamo arrivati in fondo, allegramente/tristemente ci avviamo ad ascoltare l’ultima band, abbiamo già impacchettato metà della roba nello zaino perché siamo previdenti, non abbiamo fatto eccessivamente tardi l’ultima notte per salvarci dalla morte totale che rappresenta l’odissea di ritorno.
Abbiamo salutato tutti e abbiamo acquistato anche l’ultimo gadget da mostrare agli appiedati o ai più sfortunati che sono rimasti a casa con due denti come un castoro, a rosicare, mentre voi vi stavate godendo lo spettacolo.
Vi siete scambiati numero e indirizzo come nel più classico dei campeggi del Lido di Fermo e ormai siete pronti a partire…
Manca qualcosa…che manca? Che cosa mi sto dimenticando!?!?
Non lo so nemmeno io cosa mi sto scordando, ma di sicuro mi sto dimenticando qualcosa, succede sempre così e sempre sarà così.
Al massimo faremo appello a quello che nella zona di Roma viene rappresentato con un numero della cabala tanto caro agli abitanti della capitale e se con un po’ della fortuna evocata tutto sarà andato per il verso giusto potremo dire di aver superato la prova festival a pieni voti.
Sono le 23:00 ed è ora di andare a dormire dato che domattina la sveglia suonerà molto presto.
Passo e chiudo, ma prima di augurarvi definitivamente buon divertimento, concludo con una rima immancabile che è un mantra formidabile:
ALE’ ALE’ ALE’, BUCIO DE CULO FA VENTITRE’,
ALE’ ALE’ ALE’, BUCIO DE CULO PENZACE TE!
Grazie per l’attenzione.
(Il buon vecchio Zio Putre)

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