Editoriali Pascolando

DALLE MONTAGNE DELLA FOLLIA NON SI TORNA PER RACCONTARLO – LO STRANO RAPPORTO TRA METAL E H.P. LOVECRAFT

quest’uomo non è mai stato un figo in vita sua ma per me è meglio lui di dieci Fonzie.
Ma quante cacchio di canzoni metal si intitolano At The Mouth Of Madness? Praticamente ogni gruppo doom ne sta scrivendo una. In questo momento, mentre scrivo e sono sicuro, anche nel momento in cui voi leggerete, ci sarà un panzone con la barba e l’alito pesante che starà mettendo in fila due riff trafugati a Tony Iommi e li intitolerà madness qualcosa.
Senza contare che di tutti i romanzi brevi di Lovecraft, “Alle montagne della follia” oltre a essere il più famoso è senza dubbio anche il più ostico, per non dire palloso. Io amo l’uomo di Providence e se l’ho scoperto è tutto merito dell’heavy metal che ha attinto dalle sue storie, in un rapporto ben più proficuo e interessante rispetto a quello con il cinema. Già, il cinema… Se togliamo le carnascialesche trasposizioni di Brian Yuzna e Stuart Gordon, tratte per lo più dai peggiori racconti (o almeno quelli che H.P. detestava di più) la maggior parte dei film ispirati alle sue storie sono schifezze. Le cose buone rimangono inedite in Italia (e ti pare!). Abbiamo l’indegno “La Creatura” ma non il bellissimo “The Resurrected” di Dan O’Bannon. Abbiamo lo sciapo “The Chtulhu Mansion” e non il buon film a episodi prodotto da Yuzna e intitolato “Necronomicon”. 

 
Per quanto riguarda il metal, in tutti gli anni 80 solo i Metallica, in parte i Maiden nel periodo “Powerslave – Seventh Son”, 
 
 
i Mekong Delta 
 
 
e il gruppo thrash tedesco di seconda fascia che porta il nome del tremendo grimorio (che per gli ignoranti significa libro di magia, sto parlando del Necronomicon, bravi), solo loro e pochi altri (mi vengono in mente anche i Manilla Road) trassero ispirazione in modo diretto da Lovecraft. Poi arrivarono i Morbid Angel negli anni 90 e un po’ tutto il death metal, che è il genere più afficato ai grandi antichi che ci sia. 
Oggi c’è l’inflazione di band underground doom/stoner/sledge che sembrano aver letto solo At The Mouth Of Madness o At The Mountain Of Madness e secondo me molti barano. Usano il titolo e immaginano il resto. Altrimenti non si spiega tutta questa fascinazione. Perché nessuno scrive un pezzo su Charles Dexter Ward? La verità poi è che se apparentemente usare i grandi antichi sembrerebbe una scelta equestre (nel senso di come essere a cavallo) la cosa si rivela quasi sempre sguillante (nel senso dell’anguilla che sguilla dalle dita) e si finisce per non esprimere un bel nulla. Non bastano i riff di Iommi per creare quell’atmosfera surgelante dell’abisso che ti soffia in faccia da un pertugio sotto i piedi. 
 
 
Forse come nel cinema, Lovecraft si omaggia meglio senza affrontarlo direttamente. John Carpenter ci riuscì alla grande in una delle trasposizioni Lovecraftiane più riuscite senza essere tratte da qualcosa di specifico. Parlo de “Il seme della follia”, ultimo grande capolavoro del regista (ma Benbow non sarà d’accordo, scommetto). I Metallica sono stati la sola band con il respiro giusto per descrivere in musica i fragorosi e ottenebranti assestamenti sismici del vasto deretano di Chtulhu. “The Thing Thath Should Not Be” e “Call of Ktulu” sono da brividi e ditemi se non siete d’accordo. 
 
L’idolo dei nerd ispanici avrebbe schifato sia il metal che i nerd!
Tutti questi gruppetti doom inglesi e americani si suggestionano vicendevolmente a colpi di titoli lovecraftiani ma musicalmente fanno pensare più a una session poco ispirata dei peggiori Black Sabbath, quelli del ’77, per intenderci (ma Benbow non condividerà neanche questo). I Cradle Of Filth hanno mandato tutto in vacca quando dai vampiri si sono messi a pasticciare con Midian e con Chtulhu. I Rage se la sono cavata sempre alla grandissima, ma senza mai lasciarcisi troppo coinvolgere. Poi ci sono quelle band in grado di evocare i mostri di Providence senza nemmeno provarci e parlo dei primi Testament. Canzoni come “Disciple Of The Watch” e “Souls Of Black”, per citarne un paio, mi hanno sempre fatto pensare alle umidose ascelle di Yog Sothoth. Poi ci sarebbero gli Slayer di “Seasons In The Abyss” i Dark Angel di “Older Than Time Itself” e alcune delle cose migliori dei B.O.C. (Blue Oyster Cult, già) Senza contare che i Gwar potrebbero essere un incubo alla peperonata in salsa cosmica. Le band più lovecraftiane di tutti comunque sono i Tool e i Meshuggah. Esprimono benissimo il caos che rotola verso di noi, dal vicolo più lercio e buio del nostro grazioso paesino. (Francesco Ceccamea).  

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