Editoriali Pascolando

TROLLING TO INFINITY – ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL SOTTOBOSCO METALLARO DI FACEBOOK E D’INTORNI.


Un uomo su facebook è come un uomo al volante (o come mia moglie al volante), in mezzo al traffico. Al sicuro nella sua macchinina spara insulti, provoca, fa le boccacce e dice cose infantili. Il piccolo mondo antico dei metallari che bazzicano internet è affetto in particolare da una specie di revisionismo spinto.

I recensori della domenica (e mi ci metto anche io) stroncano dischi fondamentali, sparano addosso a gente che dovrebbe essere intoccabile e beatificano emeriti coglioni solo perché hanno attraversato i cancelli del cielo o dell’inferno. 

Ci sono varie categorie: i trollisti impenitenti, affamati di articoli e discussioni dove possano esprimere opinioni estreme che non rispettano per nulla quelle che hanno, se le hanno. Molti di loro sono afflitti proprio da questo problema, non credono in nulla, non sanno decidere cosa sia buono o cattivo e per irridere chi ha un canone, dei valori in cui credere, lo sommergono di cinismo, insulti, provocazioni da due soldi e sono felici di rompere i coglioni, tutto lì.


Io ho praticato il trolling. Scrivevo articoli su un blog che tentava attraverso la provocazione di accalappiare visite, attenzione, consensi. Stroncavo dischi quasi impossibili da stroncare e raccoglievo insulti, anche se c’era sempre qualche pazzo che mi dava ragione. Era una sfida stimolante, o almeno all’inizio mi pareva così, ma presto il divertimento finì perché scoprii che si può parlar male di tutto e si può stroncare qualsiasi cosa, è troppo facile! Dopo che l’hai fatto, dopo che tutti ti hanno dato del coglione incompetente tu cosa ci hai guadagnato, però? Nulla.
Oh, l’hanno letto in mille!? 
Cacchio, ma era una cosa in cui non credevi. Bello che mille persone abbiano letto la tua montagna di bugie! 
Una volta scrissi un pezzo cattivissimo su Jim Morrison e ancora ricevo commenti offensivi e rancorosi quasi tutte le mattine, dopo più di due anni. E devo tenere il punto anche se tutto quello che ho scritto su Re Ciardela è un bluff per far incazzare il mondo.  E non posso andarmene in giro a dire che io i Doors li ammiro molto e Jim era un grande e il suo limite vero è sempre stato il pubblico adorante… come dire che ammiro i Beatles, gli Stones, i Metallica, i Pink Floyd, il power metal tedesco o comunque nord europeo. Perché non è di moda difendere questa gente. Non è fico.



Che poi il difficile è parlar bene di un disco, ma non parlar bene di un disco di merda (cosa che ho fatto anche io). Si tratta sempre di trolling. Prendi un album come Lulu o l’ultimo dei Morbid Angel e ci ricami su una peana allo sterco. No, la cosa difficile è parlar bene o male con moderazione e argomenti. Insomma, se si leggono le recensioni la gente non fa altro che parlare malissimo o benissimo di un album quando invece la realtà è che escono quasi solo dischi medi. Ma descrivere un disco medio in tono medio è una palla, è noioso, chi vuoi che la legga una recensione che non strepita, non spara insulti, perculamenti fantasiosi? Chi vuoi che segua un pezzo che non fa paragoni altisonanti, massimalisti e descrive un album modesto con toni da salvezza divina? Avrò letto decine di recensioni lo scorso anno che finivano tutte allo stesso modo: secondo me top album del 2012. Ma andiamo! A dicembre poi, chiedendo alle stesse persone di votare per Sdangher una classifica dei dieci migliori dischi non riuscivano ad arrivare a tre.

In fondo però la cosa difficile non è neanche essere dei cazzo di moderati, dei terzisti, ma essere solo sinceri. Dire esattamente ciò che si pensa e si prova, questa è la cosa più tosta e per farlo si deve prima capire cosa si ha dentro. 


Oltre ai trollisti impenitenti abbiamo un’altra categoria di opinionisti molto diffuda: i seguaci degli intenditori, ovvero quelli che non sanno mai cosa pensare (e sono la maggior parte). Non hanno un’opinione vera su qualcosa e allora si attaccano a chi ce l’ha, o peggio chi fa finta di averla. 

Usano tutta una serie di giudizi precotti, destabilizzanti, bastiancontrari, ma senza avere la più pallida idea di cosa stiano parlando.
Meglio i Maiden con Di Anno che quelli con Dickinson? E quale disco preferisci dei due? 
Facile, The Number Of The Beast!
I Carcass? Sono belli fino a Necroticism, anche se la maggior parte di quelli che lo sostengono hanno sentito soltanto Heartwork!
I pischelli inneggiano a Lemmy (scritto Lenny) senza conoscere più di tre canzoni dei Motorhead sentite poi solo su You Tube (tanto dice che sono tutte uguali a queste);
Ovunque è pieno di radical chic hipster che sostengono di odiare i radical chic hipster. Ex progressisti diventati ultraconservatori del metallo fuso e fondamentalisti pentiti che ammettono di aver smerdato troppo certe band “innovative”, ma non c’era tempo, facevano 35 recensioni al mese.

Nemmeno i morti vengono salvati dal revisionismo selvaggio, perché lo subiscono in positivo. Come il povero Dimebag, che, cristo santo, era un chitarrista della madonna, ma i Pantera di dischi belli ne hanno fatti DUE. O Randy Rhoads, miglior chitarrista di Ozzy, quando sappiamo che era una bella lotta con il suo immediato sostituto, Brad Gillis.
I Death nell’intellighenzia metallonza sono sempre in top ten specialmente dopo la morte di Chuck, ma se tutti quelli che lo sbrodano oggi avessero comprato i suoi dischi quando era vivo avrebbe fatto una vita decente invece che avere difficoltà pure a pagarsi le registrazioni, il pranzo e la cena.
Un altro intoccabile ormai è Ronnie James Dio. Dio è morto ed è stato beatificato e incoronato dopo essere schiattato, perché quand’era vivo i metallari hipster del cazzo non trattenevano le risatine se usciva un suo nuovo disco fantasy, e, pure lì, è già tanto se hanno ascoltato Holy Diver. Che per i più è Holy Driver!


Tutti a fare le cornine e a riempirsi il giacchetto di spilline degli Holocoust o degli Stormwitch e tirare fuori espressioni disgustate se si nominano Paradise Lost, My Dying Bride, Amorphis, Hypocrisy. Già… Gli anni 90 e tutte quelle band ree di aver flirtato con i Depeche Mode e di essere state in quel decennio così riottose a definirsi metallare. Ogni intervista era una puntualizzazione: ehm, non ci definiremmo death metal o meglio non solo. Eppure quei gruppi hanno sempre mantenuto un livello qualitativo eccelso, anche oggi che non ci sono più le riviste a esaltarli e metterli in copertina. 
Meglio allora oggi, che tutti gridano appartenenza al metallo yeah! Persino Lars Ulrich. La gente si sente il nuovo degli Anvil come se ci fosse dentro qualcosa di più interessante della miriade di album che la band ha fatto uscire per decenni nel totale disinteresse collettivo. 
Tutti che sbavano per la NWOBHM. Ragazzini di sedici anni fissati con il vinile ma se davvero sentissero i Tank, i Raven, i Saracen, capirebbero che la maggior parte di quei gruppi erano feccia. Perché la gente parla e parla ma non ha tempo di sentire le cose di cui parla, altrimenti parlerebbe di meno o non parlerebbe per niente. Come sparano commenti senza leggere quei cazzo di articoli. Perché anche lì non c’è tempo e non c’è voglia. E come loro sono i tanti blogghettari della nerdia, che non hanno tempo di sentire gli album prima di recensirli o di conoscere i gruppi prima di spalare merda su intere discografie consacrate in nome di una verve polemica furbetta e cinica e tutto per una decina di click in più, di visite e commenti dei soliti boccaloni pronti a cadere nelle grinfie di questi provocatori sterili. 

Oppure ci sono gli olimpici, ignoranti che si autoproclamano come punti di riferimento e si vantano di avere uno stile, un’eleganza e un livello morale superiore, e anziché sparare sentenze su ciò che non conoscono si crogiolano nella propria ignoranza e nominano sempre quelle quattro band, sempre quei quattro dischi e condannano con prona indifferenza tutto ciò che non rientra nel proprio recinto di conoscenze.
Viene voglia di smettere! Viene voglia di essere cinici e scrivere articoli con titoli tipo Iron Maiden, Metallica, Judas Priest, Motorhead, chi buttereste dalla torre? 
Chi è meglio, Ozzy o Halford? 
Meglio il Black Album o And Justice For All? 
Ma, dico, non vi siete rotti le palle di parlare sempre delle stesse cose? 
E non sto dicendo che tutti debbano amare o tutti debbano odiare Lulu. Sto dicendo che la maggior parte di quello che si scrive non è sincero e non nasce da un approfondimento. Ci stiamo vendendo cazzate a vicenda e non si capisce per quale motivo! Non ci sono di mezzo soldi, non c’è di mezzo nulla tranne che una montagna di mi piace o di ingressi nel proprio blog. 
Secondo un mio caro amico anche io sono un puttanone che vuole consensi, complimenti e click. Vero, anche se poi mi deprimono più certi complimenti che gli insulti e gli auguri di ammalarmi e morire presto solo perché non amo gli ultimi Slipknot. (Francesco Ceccamea)

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