Editoriali Pascolando

TROLLING TO INFINITY – IL FUTURO E’ MANOWAR!

 
Quindi, i Manowar adesso usciranno con “Kings Of Metal Reloaded”… 
Ma sapete che non mi dispiacerebbe sentirlo? No, non sto provocando. Dico sul serio. 

Che poi lo ammetto, per un momento ho pensato di fare subito la recensione, tanto lo conosco già. Pensate che bel vantaggio… non dobbiamo attendere il link delle labelz o che il torrente lo butti a riva come un pesciaccio malaticcio. Basta riprendere il vecchio album e zak, ecco pronta la scheda. 
Ma no, certo. Scrivere una recensione di questo disco in arrivo non richiederebbe di soffermarsi sul contenuto bensì sulla (ri)resa della (ri)esecuzione, le (ri)differenze, i (ri)vantaggi e gli svantaggi a livello (ri)produttivo. Anche se scommetto che nessuno dirà mai: è meglio questa nuova versione e ci voleva proprio, yeah. Così come nessuno l’ha detto del precedente rifacimento di “Battle Hyms”, anche se molti l’hanno pensato.
 
lo pensavate, eh, lo pensavaaate!
Il disco originale mi piace, (Kings Of Metal) con tutti i suoi eccessi e le sue tronfie dichiarazioni mac(h)iste e misogino-schiaviste. I Manowar sono anche questo, che vi piaccia o no e io la band l’ho sempre apprezzata molto più di quanto mi sia piaciuto ammettere a me stesso e agli altri. Ascoltare l’album del 1988 nella nuova versione magari mi annoierà presto ma ammetto perversamente che sono curioso. Non lo sarei altrettanto se si trattasse di un nuovo album, con tredici pezzi originali che si intitolano Kings Of Manowarrior Of Steel & Wind. Per quello preferisco i Nanowar.
 
 
La mia amica Titti dice che se indulgono in questi remake dei vecchi album è per via della totale mancanza di idee. Possibile. Ma in fondo la band deve fare quello che più garantisce un guadagno sicuro e se (numeri alla mano) il rifacimento di “Battle Hyms” ha racimolato più scudi di quello spompatissimo “Lord Of Steel”, che senso ha sforzarsi di incidere un altro lavoro inedito?
Sarebbe come ostinarsi a fare la porchetta quando tutti vogliono solo che gli vendi i salami stagionati. Se una merce non vende più, tanto vale investire su prodotti che rendono. Di questi tempi, poi…
Già, tempi. Tempo. Pensate il tempo in meno che richiede riregistrare qualcosa che già si conosce a memoria? In una settimana di incisioni te la cavi. I pezzi li sai già da una vita. Tutto è pronto. Costa poco e vende molto. 

 
In fondo il discorso di De Maio è onesto. Tante band stanno copiando in modo spudorato le vecchie cose. Quindi, Noi che prima di tutti loro abbiamo cominciato, ormai siamo a un livello superiore: al remake dei dischi classici. Un giorno anche gli altri ci seguiranno in questa via. Gli Iron Maiden, per ora fermi al remake dei vecchi tour, si lanceranno in una serie di remake dei primi album. Dickinson canterà il primo e il secondo disco e la gente li comprerà senza pensarci due volte. I Judas Priest risuoneranno “British Steel”, i Testament reincideranno “The Legacy” con tutta una serie di ospiti illustri (che poi saranno i soliti Di Giorgio, Hoglan e James Murphy. E via così. Sto provocando? Può essere, visto il nome della rubrica. Un po’ si scherza e si pungola, ma questa ipotesi è verosimile, deprimente in modo suggestivo o suggestiona in modo deprecabile, ma potrebbe avverarsi, in un futuro prossimo.
Del resto, dieci anni fa, la demo dei Nanowar Of Steel giocava sull’uso reiterato (che vuol dire ripetuto) di certi vocaboli epici della band di De Maio mentre oggi un disco nuovo dei Manowar è più comico di quella demo. Quando ho saputo che sull’ultimo album c’era un pezzo dal titolo “Manowarrior” non ci ho creduto finché non l’ho visto scritto sulla scaletta in rete. Io non sono un fan sfegatato della band e se inizio a prenderli un po’ per il culo non significa che non ammiri e rispetti quanto sono riusciti a fare per tanti anni, ma oggi li si potrebbe difendere solo mettendo su un troll di quelli sanguinolenti. Però sono consapevole che c’è chi li adora, compra tutte le edizioni dell’ennesimo live dvd, in digipack, tetrapack, domopack, ratpack e la band questo lo sa. In fondo la stessa cosa la fanno anche altri gruppi celebri e blasonati: escono con il nuovo cd e poi lo accompagnano da varie versioni, live, dvd, blue-ray e via così. I Manowar sono giusto un tantinello più cinici e arraffoni. Ma se quello che pubblicano poi qualcuno lo compra, cosa dovrebbe impedirgli di continuare? Chi dice senso morale non sa cosa significhi fare affari. E in fondo chi può vantare un pubblico come quello che hanno i Manowar? Dobbiamo registrare che esiste, solo così possiamo continuare a vivere nella realtà. Ignorarlo o negarlo significherebbe disconoscere ciò che è vero. 

 
C’è chi reputa il gruppo una sorta di religione, un culto indiscutibile. E da seguaci fanatici si ritrovano il loro predicatore alla “Holy Smoke”, un profeta di cartone che tenta in tutti i modi di spillare soldi con ogni scusa possibile, nascondendo le magagne dietro pose e proclama volti all’intransigente purezza dell’anima, all’onore e al cuore. Ma con questo? De Maio merita la sua gente e quella gente merita De Maio. Anzi De Mayo, tié.
 
In fondo so che questo articolo dice poco ma sono certo che l’avete letto, siete arrivati fino a qui e pur scuotendo la crapa, avete bevuto l’ennesima broda con su scritto Manowar. Vero, nel mondo non sono così considerati. In America non li cagano di striscio e neanche di stelle. Sono troppo stupidi per loro. Noi italiani ce li pappiamo sempre, invece. Sia che li amiamo, sia che li odiamo o li troviamo semplicemente buffi o ridicoli.

Basta mettere Manowar in cima al mio pezzo e siete tutti qui a discutere, a giudicare e a blaterare. Ecco, meditate un attimo invece di far strepiti inutili. Io trovo che sia la prova di un incontestabile potere. Il potere dell’idiozia. Poooooooweeeeeer!  (Francesco Ceccamea)

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