La Truebrica del fantino Recensioni

Gli HIM e il love metal – Razorblade Romance (2000)

Uno sfondo rosa, un uomo che ammicca sensualmente dalla copertina, una dozzina di titoli che parlano d’amore et voilà!, tutti gli stereotipi del metallonzo medio distrutti in un battito di ciglia.

Con Razorblade Romance gli HIM si impongono definitivamente nel circuito rock/metal internazionale e con loro l’intero movimento gotico più romantico ribattezzato love metal dagli HIM stessi. Da lì a poco, saremmo stati infestati da decine di epigoni di Ville Valo e soci ed anche gruppi di successo avrebbero effettuato sterzate stilistiche ragguardevoli per intercettarne la scia.

Questo è il disco di Join Me In Death, la ballata notturna e hit per eccellenza dei finlandesi che marchierà l’heartagramma nei cuori di milioni di ragazzi nel mondo (e non solo nei cuori, visti quanti se lo sono tatuato addosso).

A partire dalla duplicità del titolo, il disco riparte dal precedente Greatest Love Songs Vol. 666, ma se questi si rifaceva principalmente al gothic metal anni ’90, Razorblade Romance guarda soprattutto al rock più oscuro della decade precedente, non rinunciando a più di un flirt con il pop.

Dodici canzoni semplici, tra cui la riedizione di Your Sweet 666 e della cover di Wicked Game (già presenti nel debutto) tutte bellissime e tutte giocate sulla dicotomia amore/morte, perfettamente cucite addosso alla sensuale voce di Ville, ormai assurto a ultimo sex symbol del rock n’roll.

Tra brani più duri e graffianti come Poison Girl, Right Here In MY Arms o Death Is In Love With Us e le soffuse note malinconiche di Bury Me Deep Inside Your Heart, Gone With The Sin o One Last Time non c’è caduta di tono, non un passaggio a vuoto: la qualità rimane sempre a livelli altissimi, oltretutto benedetta da una produzione PERFETTA per il genere, ad opera di John Freyer.

Dilungarmi in una recensione tecnica per un disco uscito ormai 14 anni fa mi sembra francamente un onanismo dialettico: tra magazine cartacei e virtuali ci saranno centinaia di descrizioni e per quanto è famosa ormai la band, chiunque fosse interessato saprebbe come essa suona.

Da parte mia, benedico ancora il momento in cui lessi la recensione del debutto su Psycosonich! ad opera del direttore Francesco “Fuzz Fuzz” Pascoletti, di cui ricordo le parole. Mi mise una tale curiosità che quando vidi questo dischetto nell’unico negozio di CD del mio paese, non me lo lasciai sfuggire. Beh, mai aspettativa fu tanto soddisfatta, se vero che gli HIM e Razorblade Romance sono ancora tra i miei ascolti preferiti in assoluto, qualcosa che ho cercato di “divulgare” a più non posso tra i mie pazientissimi amici e conoscenti a vario titolo.

Da qui in avanti per gli HIM nulla sarà più uguale: le porte del successo s’erano spalancate e loro vi entrarono sfacciatamente, pagandone il tributo (i problemi di Valo con l’alcool) e continuando a pubblicare dischi di ottima fattura, almeno fino alla prima fase della loro carriera, diciamo fino all’acclamato love metal.

Citando a memoria il Fuzz Fuzz: per l’ascolto di questo disco consiglio candele, vino rosso e tanta solitudine, gli HIM saranno felici di condividere il vostro dolore.

(Matteo Di Leo)

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