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Gli spettri del Capitano Clegg

Gli spettri del Capitano Clegg di Peter Graham Scott (Captain Clegg, GB 1962) aka Night Creatures

Film minore della Hammer ma di pregevole fattura. Non è una storia di spettri, anche se uno dei titoli con cui è conosciuto è Night Creatures. Si tratta di un racconto di vecchi pirati in pensione, villaggi sperduti immischiati nel contrabbando e un pugno di soldati determinati a far luce su questi traffici. Tutto sullo sfondo di una tetra palude che si dice sia infestata dagli spiriti maligni che sembrano in combutta con i contrabbandieri visto che appaiono giusto in tempo per tenere alla larga i curiosi e punire gli spioni. Nonostante sia un film d’avventura ci sono i classici elementi della Hammer: i cimiteri, le bare, le fosse vuote, i misteri, le leggende, la violenza sanguinosa e lo sguardo sornione di Peter Cushing, ma nulla di soprannaturale avviene mai e nessuno dei personaggi può essere definito mostruoso su un piano morale o fisico (a parte Clegg, in certi frangenti). Forse è per questo che non è uno dei film più considerati della Hammer e magari molto vuol dire la storia di pirati che ne è alla base. Si sa che nonostante Jack Sparrow, nel corso di decenni i film di pirati si sono rivelati dei puntuali e sonori fiaschi e questo non è un’eccezione. Che poi va detto che è il primo di una serie hammer sulla pirateria (I pirati del fiume rosso 1962; La nave del diavolo 1964). Non è neanche la prima trasposizione del romanzo Doctor Syn: A Tale of the Romney Marsh di Russell Thorndike. Ce n’è già una del 1937 dal titolo Doctor Syn con George Arliss (chi è? E io che ne so?) e c’è persino una miniserie televisiva prodotta dalla Disney, di un anno successiva al film della Hammer. Si intitola, The Scarecrow of Romney Marsh.

Eppure c’è un’atmosfera lugubre che istiga a stringersi sotto le coperte, nel letto e rabbrividire ogni volta che qualche ingenuo si avventura nei sentieri tortuosi e brumosi della palude. Lo spaventapasseri che si staglia su un paesaggio nebbioso e tetro è assai suggestivo e per quanto il mascheramento da spettri sia abbastanza ridicolo richiama in modo sinistro la danza macabra. Anche la scena dei contrabbandieri che si spostano su un paesaggio collinare, al crepuscolo, spostando delle bare piene di wiskey rammenta in un certo senso l’indimenticabile sequenza finale de Il Settimo Sigillo di Bergman (il regista svedese, non la moglie di Rossellini, svedese). Insomma, per quanto non si tratti di una storia di mostri è un film che fa pensare incessantemente alla morte.

Il capitano Clegg, pirata spietato e imprendibile dichiara morto il vecchio se stesso e tenta di rifarsi una vita nelle vesti di un umile parroco. Il suo fido braccio destro si reinventa costruttore di bare e quella tomba scoperta e la bara vuota, per parafrasare un pessimo film spagnolo di tanto tempo fa, finisce per essere la sardonica chiusa di una danza infernale. Il capitano Clegg credeva di gabbare la morte e il diavolo ma finisce per occupare davvero la tomba in cui ha cercato di spacciarsi come defunto, nella vana speranza di rifarsi una nuova vita.

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