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I dieci migliori racconti di Ambroce Bierce

Premesso che la più grande opera di Bierce è Il dizionario del diavolo, monumentale tripudio al cinismo, all’humor nero e al grottesco e che buona parte del suo successo di scrittore in vita lo dovette al giornalismo, non si discute il ruolo fondamentale che ha esercitato nella storia della narrativa horror. Molti dei suoi racconti non hanno superato la prova del tempo ma alcuni di essi vivono e mordono, sono dei classici imprescindibili, prove incontestabili di un’influenza fondamentale per la moderna letteratura fantastica. 

Al numero 10: Il dito medio del piede destro (The Middle Toe Of The Right Foot), 1890

Storia di spettri pressoché perfetta. Un uomo di nome Manton massacra moglie e figli e la fa franca. La moglie aveva un piede senza un dito. Dieci anni dopo l’assassino torna sul luogo del delitto, la vecchia casa abbandonata che il caso vuole sia scelta per un duello a cui è tenuto a partecipare. Qualcosa va storto, tutto salta ma il giorno dopo il corpo di Manton viene ritrovato cadavere nella stessa casa dove uccise i suoi famigliari. In terra, nella polvere, ci sono le orme di piedi grandi e piccoli. Uno è senza un dito.

Al numero 9 : Un cittadino di Carcosa (An Inhabitant Of Carcosa, 1886)

Viaggio soprannaturale in una terra di morti che ha influenzato decine di autori, da Jean Rey (L’ultimo viaggiatore) e Robert Bloch (The Hellbound Train).

Al numero 8: L’ambiente adatto (The Suitable Surrounding, 1889)

Uno scrittore di racconti sfida un amico dicendogli che ogni cosa avrebbe bisogno di uno scenario idoneo. “Se tu invece di leggere un racconto dell’orrore su un tram lo affrontassi in una casa infestata, di notte, da solo… ne ho qui uno in tasca che ti ammazzerebbe di paura”. Il tipo accetta la sfida e il giorno dopo viene trovato effettivamente morto in una casa dalla fama sinistra.

Al numero 7: Lo straniero (The Stranger 1909)

Storia di spettri e cannibalismo dove un misterioso individuo racconta della triste sorte accaduta a un pugno di pionieri.

Al numero 6: Gli occhi della pantera (The Eyes Of The Panther, 1897)

La leggenda di una pantera spettrale che entra in casa e spia chi ci vive fino a farlo impazzire di terrore, sembra anticipare in qualche modo le future incursioni animalistiche di Jacques Tourneur e Rober Bloch.

Al numero 5: La veglia al morto (A Watcher By The Dead, 1889)

Racconto sardonico dal finale incomprensibile ma con un’atmosfera che non si dimentica. Parla di un esperimento nato da riflessioni sulla paura atavica dei morti. Un tipo accetta di passare la notte assieme a un cadavere. Quando scopre che non lo è…

Al numero 4: L’olio migliore (Oil Of Dog, 1890)

Storia sordida e criminosa sui modi poco ortodossi di arrotondare lo stipendio da parte di un fabbricante di olio di cane che aumenta di qualità ed efficacia se a quella di qualche randagio si aggiunge carne umana.

Al numero 3: La cosa maledetta (The Damned Thing, 1893)

Alla base di uno dei racconti più celebri di Lovecraft, The Colour Out Of Space, questo è uno dei più efficaci racconti orrorifici di sempre. Parla di una cosa indicibile, indescrivibile e letale che si aggira nei dintorni di una fattoria. Nessuno sa cosa sia o che forma abbia ma questo non le impedisce di uccidere.

Al numero 2: Accadde sull’Owl Creek (An Occurrence at Owl Creek Bridge, 1891) 

Idea assolutamente geniale sfruttata da innumerevoli cineasti e scrittori in modo spudorato. Un condannato a morte sta per essere impiccato, riesce a salvarsi, fugge, ritrova la strada di casa ma proprio quando si appresta a riabbracciare moglie e figli, una fitta terribile al collo lo risveglia dal sognato che ha fatto mentre è appeso alla forca.

Al numero 1: La morte di Halpin Frayser (The Death Of Halpin Frayser, 1891)

Racconto complesso, lirico, audace e possente; capolavoro assoluto di Bierce. Anche qui si parla di sogni da morti. Un uomo vaga per un bosco incantato dove le foglie e l’erba sono ricoperti di sangue e una risata di donna riecheggia nel buio tra gli alberi. Intreccio edipico per una delle più sofisticate e insuperate storie di fantasmi di tutti i tempi. Qui la prosa dello scrittore americano osa come mai, raggiungendo oasi di poesia lugubre degne di Edgar Allan Poe. Il più delle volte Bierce è troppo distaccato e sarcastico ma in questo caso sembra davvero suo il sangue che ricopre la boscaglia e le peregrinazioni spirituali di Frayser si spingono nelle stesse fragili profondità del coriaceo giornalista che girava con una pistola sotto il braccio e l’insulto sempre in punta di lingua.

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